lunedì 12 giugno - Giovanni Greto

KAZE, “UMINARI”

(Circum-Libra 203)

Il terzo e per il momento ultimo album del quartetto franco-giapponese “Kaze” (“vento”) è una sferzata di energia. Prende il titolo dall’ultimo dei cinque brani contenuti, “Uminari” (“suono del mare”), composto dalla pianista Satoko Fujii, autrice anche del terzo (“Running around”), mentre ai colleghi spetta un brano ciascuno. Il trombettista Christian Pruvost è il responsabile del brano di apertura “Tioky Astimo”. L’inizio è scoppiettante. Le trombe, entrambe libere, una più acuta, l’altra più grave disegnano un qualche cosa di totalmente free su cui si abbattono piatti e tamburi ed un’ininterrotta percussione al pianoforte. Una tromba in primo piano fa scomparire per un breve periodo gli altri strumenti. Che succedera? Rientrano con una frase percussiva ri petuta anche dalla tromba solista. E’il segnale per un breve caos controllato. Affiora il piano, solo, impegnato in suoni gravi e nervosamente veementi. Accenna ad un ritmo su cui le trombe fanno scivolare i loro respiri, in parte soffocati. La batteria, allora, detta un 4/4 cantabile, sincopato, che prelude al tema conclusivo.

Tutti i brani hanno una durata medio-lunga (dai 10 ai 20 minuti) e lasciano ampio spazio ad idee improvvisative in grado di liberare la creatività e a manifestare il carattere di ognuno. Nessuno tende a sovrastare con la volontà di imporsi. Sonorità fastidiose per il cervello, come lo strisciare di una bacchetta lungo il diametro dei piatti (in “Vents Contraires” del batterista Peter Orins), si alternano con altre più gradevoli o terrificanti, nel tentativo di mantenere sveglia l’attenzione in chi ascolta. Se l’esibizione dal vivo ha un maggiore respiro, per l’ascolto casalingo è consigliabile non dedicarsi contemporaneamente a qualsiasi tipo di occupazione o, peggio ancora, mettersi a tavola. Ne potrebbe derivare una tensione dirompente, che aleggia in tutti i brani. Da un disegno comune si distacca forse “Inspiration” del trombettista Natsuki Tamura : un viaggio nell’infanzia, con l’utilizzo di animaletti sonori di gomma, richiami di uccelli, riproduzioni di versi di bovini. Una vera passione, la sua, tanto che in alcuni concerti, in solo o in duo “suona” solo questi giocattolini. Il disco mostra un ottimo interplay mentre i diversi fraseggi roboanti che richiamano al “Free”, fanno pensare ad una liberazione di tutto ciò che di negativo si nasconde nell’ animo di ognuno.




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