giovedì 21 settembre 2023 - Yvan Rettore

Italia potenza culturale? Una volta, sicuramente oggi non più

E pensare che negli anni '70 in Italia nacquero una fucina di movimenti di Sinistra che fornirono una straordinaria evoluzione culturale e sociale, caso unico nel panorama europeo.
Fu in quel periodo che sorsero gli "Indiani metropolitani", il "Movimento del '77", i centri sociali di "Autonomia Operaria", esperienze di stampa autogestita e le prime radio libere e tanta, tanta creatività sul piano artistico con un livello intellettuale mai più raggiunto da allora.

Quella frenesia "rivoluzionaria" preoccupò talmente i poteri forti dell'epoca da correre ai ripari, prima dissacrando tali movimenti per poi distruggere progressivamente tutta l'evoluzione culturale e sociale di cui si erano resi protagonisti, giungendo ad impoverire l'istruzione pubblica e a limitare fortemente qualsiasi iniziativa culturale controcorrente fino ad inebetire la popolazione italiana rendendola in gran parte analfabeta funzionale.
 
La situazione attuale dimostra che ci sono ampiamente riusciti, visto che gli italiani non reagiscono quasi più di fronte ai soprusi e alle ingiustizie (e se accade, si tratta di una minoranza trascurabile), che i sindacati (salvo qualche entità di base) non fanno più paura a nessuno e che di intellettuali veri e propri non se ne vedono praticamente più.
 
Oggi, la maggior parte di questo popolo dal passato glorioso, può essere "comprato" tranquillamente con "l'ubriacatura programmata" delle partite di calcio onnipresenti in tutti i mezzi di comunicazione, attraverso l'uso costante di uno smartphone che consente di stare perennemente connessi ai social e di dimenticare momentaneamente la realtà delle cose sostituendola con una virtuale e artefatta in cui tutto è permesso e non vi sono più valori né rispetto verso il prossimo e infine mediante l'ascolto di talk show e reality privi di qualsiasi spessore e/o contenuto.
 
Non si legge più o al massimo ci si ferma ai titoli perché capire i contenuti di un testo è ormai una cosa riservata ai pochi superstiti di questa "macelleria sociale e culturale".
Ecco perché ormai l'ignoranza domina la vita pubblica e privata di ogni italiano, materializzata da comportamenti stupidi e atteggiamenti vigliacchi e opportunisti, il tutto a glorificare un sistema in cui ad emergere rimangono soprattutto i mediocri e i falliti, mentre coloro che sono acculturati e costituiscono gli ultimi residui degli intellettuali italiani vengono "imbavagliati" e/o ridotti in uno stato di isolamento sociale in cui non possono nuocere lo status quo di un Paese ormai avvitato su sé stesso e incapace di risorgere.
 
Yvan Rettore



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