venerdì 25 marzo - Alberto SIGONA

Italia fuori dai Mondiali in Qatar: a rotta di crollo

La Macedonia del Nord ci estromette dalla giostra dei sogni! Per la seconda volta di seguito l'Italia fallisce la qualificazione iridata...

Dovevamo andare a rotta di collo verso la meta ed invece ci ritroviamo a rotta di crollo verso l'abisso. E adesso chi glielo racconterà ai nostri nipoti, chi troverà il coraggio di rivelargli che in una triste e sciagurata notte del 24 marzo di tanto tempo fa la nostra forte e maestosa Italia Campione d'Europa in carica fu estromessa da ogni possibilità di accedere ai Mondiali di calcio da una piccola e giovane Nazione, senza un vero passato sportivo, come la Macedonia del Nord? Chi gli spiegherà in maniera chiara i motivi - che oggi fatichiamo a scorgere - che portarono gli azzurri di R. Mancini a fallire il supremo appuntamento calcistico per la seconda volta di seguito, perdipiù a pochi mesi di distanza dall'aver toccato l'auge della gloria? Chi gli esporrà le ragioni di cotanta repentina ed inverosimile inversione di proprietà che traslò la nostra Nazionale dalle stelle più superbe alle stalle più luride nel volgere di un battito d'ali? Dovevamo cavalcare l'onda del successo ma ci siamo imbattuti nell'onta dell'insuccesso. I meriti più lampanti che di colpo mutano in demeriti più tetri. Le grazie che tutto ad un tratto si convertono in infamie, l'onore che si trasforma in vergogna, la lode in biasimo. La beatitudine eterna in dannazione sine die. Così improvvisamente, dopo esserci illuminati d'immenso, ci si illumina d'inferno, con le fiamme che inceneriscono ogni cosa. E gli eroi artefici dell'ultimo Titolo Europeo si ritrovano a specchiarsi in tutta la loro apatia, in tutta la loro massima impotenza, spogliati di ogni decorazione, denudati, privati del vestiario della comprensione e del mantello della pietà. Persino lo stesso trionfo continentale appare ora smorto, scolorito dalla drammatica attualità, per una retroattività che può apparire anche cieca, ingiusta, impietosa, ma che in fondo è il prezzo, magari esoso, da pagare alla deprecabile discesa vertiginosa di un gruppo che ha compiuto qualcosa di orrido, d'imperdonabile, che perciò esula da ogni tolleranza e qualsivoglia clemenza. Un'Italia spazzata via senza nemmeno l'onore delle armi, quasi senza combattere. Avevamo la strada spianata per centrare il traguardo minimo ed imprescindibile ma abbiamo preferito - dopo aver disperso tutto il nostro bagaglio di pregi e attributi fra i sentieri più oscuri (vero... Jorginho?) - arrampicarci sulle montagne russe, e siamo ruzzolati malamente. Ma anche dopo tale dispersione scandalosa la meta non era stata ancora compromessa del tutto, anche se rimaneva il rischio concreto di dover andare a rotta di collo verso il traguardo prefissato. Ci siamo invece ritrovati a rotta di...crollo verso l'abisso. Ne usciamo con le ossa rotte, il morale a terra, la speranza oltraggiata, il futuro mortificato. E la nostra tradizione aurea già dimenticata. Essa è rimasta troppo attardata, confinata chissà dove, senza il passaporto del rimedio, priva del visto del riscatto e di un'identità che non fosse di carta. Ingiallita, naturalmente. Alberto Sigona 25 marzo 2022




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