giovedì 15 ottobre - Pressenza - International Press Agency

Iseo, Brescia: dal centrodestra l’incentivo per le donne incinte a non abortire

Durante i giorni scorsi, a Iseo, un comune in provincia di Brescia, è stata approvata una mozione: alle donne incinte che vorrebbero interrompere la gravidanza ma decidono di non abortire verranno dati 160€ di bonus mensile per 18 mesi. Il bonus verrà dato alle donne che avranno presentato la richiesta di aborto e che poi la annulleranno.

di Benedetta Bartolo

 
La proposta è arrivata dal centrodestra e il sindaco Marco Ghitti (Fratelli d’Italia) ha subito affermato che “nessuno mette in discussione la Legge 194”, aggiungendo: “Ma se una donna non può permettersi di far nascere e crescere un bambino, questa è una sconfitta per tutti”. Forse il sindaco non ha molto le idee chiare: 160€ moltiplicati per 18 mesi fanno un totale di 2.880€, che non sono letteralmente nulla per far crescere una persona.
 
“È un inizio”, diranno alcuni, “un incentivo”; a me viene solo da pensare che il corpo della donna sia stato ancora una volta utilizzato a fini propagandistici (cosa che mi piacerebbe potesse stupirmi) e sminuito senza alcuna vergogna; piuttosto che cercare di comprare le gravidanze (questo mi porta indietro agli anni ’20 del ‘900) il governo dovrebbe approvare un rafforzamento delle politiche di tutela nei confronti delle donne incinte e delle famiglie con difficoltà. Proporre dei soldi in questa maniera non fa sentire al sicuro una persona che aspetta un* bambin*, piuttosto fa rimandare il problema di 18 mesi, perché parliamoci chiaro: dopo il sostegno di un anno e mezzo cosa può essere cambiato nella vita di una persona? Chiaramente non facciamo di tutta l’erba un fascio, e generalizzare fa sempre poco bene, ma “la sconfitta per tutti” non è solo la donna che abortisce per difficoltà economiche, ci sono dinamiche molto delicate attorno alla questione, impossibile ridurre il tutto a un mero problema di soldi.
 
Ci sarebbero molte cose di cui parlare quando si tratta di aborto e Legge 194, una cosa però è certa: un partito che si chiama Fratelli d’Italia dovrebbe pensarci due volte prima di parlare delle donne (o sorelle?) d’Italia.



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