martedì 28 luglio - Aldo Funicelli

Inchiesta finanziamenti di Gelli all’estrema destra: esempi di buon giornalismo

Sono due le notizie che mi hanno colpito e che è opportuno sottolineare: sono notizie che in questi giorni stanno facendo rumore mediaticamente ma che sono uscite mesi fa e che sono riferite a fatti avvenuti nel passato, anche lontano.

 
L'inchiesta sui finanziamenti di Gelli all'estrema destra, su cui sta indagando la Procura Generale di Bologna, come nuovo filo di indagine sulla strage di Bologna. La bomba per cui sono stati ritenuti responsabili i neofascisti dei Nar (Mambro, Fioravanti e Cavallini), su cui sono stati condannati per depistaggio Gelli e due ufficiali dei servizi (Santovito e Belmonte) e su cui ogni tanto torna a spuntare la pista internazionale (come anche per Ustica).
 
Esiste una traccia di soldi usciti dall'Ambrosiano di Calvi, passati per i conti di Gelli e finiti ai neofascisti nei giorni della strage e usati anche per proteggerne la latitanza a Londra.
Forse la nostra storia è veramente da riscrivere, ma non per tirare in ballo le toghe rosse come sostengono i giornali della destra, ma per ricordarci quando la nostra democrazia sia fragile e legata ad interessi che si muovono al di fuori delle regole e delle leggi.
 
La seconda notizia, di cui oggi parlano tutti i giornali, è l'inchiesta che tocca il presidente della Lombardia Attilio Fontana, per l'inchiesta sui camici.
Una donazione, non una vendita, no ma io non ne sapevo niente, no ma poi ho ripagato io a mio cognato, con soldi provenienti da un conto svizzero, frutto di una eredità che stava in due trust nascosti al fisco alle Bahamas, poi scudati grazie alla volontary disclosure di Renzi nel 2015.
 
La solita giustizia ad orologeria, violazione del segreto istruttorio, la regione non ha cacciato un euro, sono indagato per una donazione … queste le scuse puerili con cui la Lega e i suoi esponenti, cominciando da Salvini, sperano di difendersi.
Di mezzo però ci sono le morti per Covid, il personale medico che non aveva dispositivi e camici nelle settimane del picco del virus, un presidente di regione che non è trasparente, che racconta bugie.
Anche questa storia è stata raccontata per la prima volta da Report, a giugno, in una puntata che non aveva suscitato tante reazione, se non il solito annuncio di querela.
 
Ecco, questo è il giornalismo vero, quello che informa, che parte da un fatto per raccontare una storia per informare i lettori.
Su quella che è stata l'Italia negli anni settanta, ottanta, terreno di scontro per la guerra fredda, un paese dove la democrazia era bloccata per l'impossibilità di una alternanza politica tra destra e sinistra.
Un paese sotto forte influenza dell'alleato americano.
 
E sull'Italia di oggi, un paese con regioni che vantano buon governo e reclamano autonomia per gestirsi i soldi pubblici su sanità, scuola, sicurezza e che poi non sanno essere trasparenti né efficienti per tutelare la nostra salute.
Foto: Wikipedia



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