venerdì 7 gennaio - Marina Serafini

In-terrare

Stamane leggevo l’articolo di una persona che, come tante, descrive l’importanza che ha l’azione di piantare alberi per “curare” il nostro mondo. L’autrice non entra nei particolari della chimica, dell’ossigeno, dell’inquinamento; sottolinea piuttosto la rilevanza che ha l’azione, sia pure piccola, sia pure per gradi.

 “Piantare un albero aiuta a cambiare il mondo, metro per metro”: un pensiero che da sé si estende in un orizzonte più ampio, che oltrepassa la terra fisica e impregna l’esistenza quotidiana del pensare e del sentire. L’ambiente, l’economia e la politica: l’uomo pensa e agisce, a volte agisce e poi pensa… A volte sembra non pensare affatto, tutto preso dalla rincorsa di un fare programmato e scellerato.

Il pensiero mi va a quell’alberello che ho piantato quasi un anno fa: mi era stato donato in una strana occasione, da un ragazzo che come me ama perdersi nella natura. Con il mio sacchetto di terra, e due attrezzi minimali ho scavato la buca su un terreno, a quella che mi sembrava essere la giusta distanza da altri inquilini chiomati, e l’ho affidato a loro. Mancuso scrive nei suoi saggi che gli alberi comunicano tra loro, lo fanno attraverso segnali chimici, sopra e sotto terra. Mi sono detta: lo accoglieranno.

Avevo perso da poco un carissimo amico e contribuire a questa opportunità di crescita mi è sembrato un gesto importante.

Ora quell’alberello sta bene, sul suo prato, con i suoi vicini arborei: l’osservo ogni giorno, gli parlo e mi esce sempre un sorriso. Incontrarlo e saperlo lì mi ha reso uno strano senso del tempo. Lui vive e cresce, ma in sordina: lentamente si espande, si rafforza e agisce. E così facendo contribuisce a cambiare l’ambiente. Proprio come ogni vivente, proprio come noi.

Rifletto su questo pensando agli umani, che vanno sempre di corsa, nel vortice dei ritardi e di impegni onerosi, o che si trascinano stanchi nella noia di un tempo che sembra impietoso. E il tempo, lo ignorano attraversandolo, senza contezza. Nella foga lasciano che gli eventi, gli impegni e le ansie si chiudano su di loro, e si distraggono dalla terra su cui poggiano i piedi. Dimenticano le cose più ovvie: che sono i piccoli gesti che fanno l’insieme, che disegnano il presente preparando il futuro, e che si tratta pur sempre del loro presente. Come fanno gli alberi, gli arbusti e gli animali selvatici.

Se ricominciassimo a vivere assaporando il contesto, ascoltando il contorno, e lasciando che la danza del vento ci sfiori …




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