giovedì 29 aprile 2010 - BarbaraGozzi

(In)ter(per)culturando: annotazioni sulla rivista ’il Reportage’

Il Reportage lancia i primi vagiti nel gennaio 2010.
 
Una nuova rivista, che si chiama semplicemente ‘il Reportage’. Trimestrale. Nasce dall’esigenza di riscoprire e dare spazio a una forma di giornalismo – spesso a cavallo con la letteratura – un po’ dimenticata o sacrificata nei giornali di oggi. Il reportage ha avuto anni ruggenti (vi si sono dedicate le principali firme dei giornali e grandi scrittori, basti ricordare i nostri Buzzati e Parise, oppure Hemingway e Garcia Marquez), ma quegli anni sembrano purtroppo lontani. Un reportage non è un vero reportage se non è affiancato da grandi foto. […] La nostra rivista intende dare spazio ai principali fotoreporter italiani e stranieri, che spesso vedono scarsamente considerato il loro lavoro. È per questo che scrittori e fotografi hanno qui pari dignità. Il loro punto di vista è affiancato, non sovrapposto: le fotografie non illustrano i pezzi, ma stabiliscono un secondo sguardo, così come i pezzi non descrivono le foto. […] Il reportage può essere un’inchiesta, una denuncia, un viaggio ‘letterario’, un diario. Ampio spazio è riservato al fotoreportage, dove sono le immagini a raccontare una storia.
(estratto)
 
Basterebbero queste parole, tratte da pag.2 del numero 1, intitolata ‘Perché questa rivista’, basterebbero a spiegare i sensi di un ’oggetto che racconta’, narra con parole, immagini, attraverso la bidimensionalità di pagine ad ampio respiro.
Basterebbero, ma suggerisco di stringerne almeno una copia tra le mani, per rendersi concretamente conto di cos’è davvero questa rivista.
 
Nel primo numero rimasi colpita da alcuni contenuti (non per una qualche necessità di classifica, ma per mero interesse soggettivo) nonché piccoli ma significativi dettagli.
 
Il sottotitolo.
Ovvero: Trimestrale di scrittura, giornalismo e fotografia.
Tre discipline, verrebbe da pensare, che faticano a miscelarsi tra loro. Vero e falso. Già sfogliando le prime pagine si coglie il senso delle frasi sopra citate ovvero “il loro punto di vista è affiancato, non sovrapposto”. Esattamente di questo si tratta. Di proporre narrazioni, storie, esperienze, voci, immagini, dettagli rubati al reale. Gli autori dei pezzi nonché delle fotografia sono citati nello stesso modo, non ci sono distinzioni o gradi d’importanza, il lavoro, l’impegno, le creatività, i talenti diversi sono qui riuniti con il medesimo rispetto, attenzione e cura.
 
La varietà.
Il confine tra giornalismo e letteratura qui si frantuma spesso. Non se ne avverte l’esigenza, per la verità, di distinguere con il rigore dell’etichetta. Perfino la sezione de ‘il racconto’ (nel primo numero inaugurata da Dario Voltorini con ‘Allora ciao, Elisabeth’, mentre nella seconda uscita con una storia di Tommaso Ottonieri, ‘Dalla centrifuga, il mondo di fuori’), perfino ciò che per definizione ‘traspone il reale con pizzichi variabili di fantasia’ resta ben ancorato a vite e realtà non di carta.
 
Qualità.
Ormai il termine ‘qualità’ ha perso ogni possibile sapore, colore e umore. Sempre più spesso è la domanda a stabilire la qualità, praticamente in ogni mercato. Se quel tal prodotto lo cercano, e lo vogliono tutto allora è di qualità o lo diventa. Quasi una magia. Salvo poi svelare sorprese non sempre all’altezza dell’ipotetica fama acquisita. Non sempre, ovviamente.
Dal punto di vista culturale, letterario, artistico, la ‘qualità’ è quanto di più complesso, variegato, mutevole si possa individuare. La componente soggettiva ne determina inflessioni forti e rilevanti che nel tempo si rafforzano o indeboliscono. Probabilmente è proprio ‘il tempo’ l’unica variabile capace di setacciare e trattenere quelle opere, quelle forme artistiche destinate a ‘restare’, la cui qualità ancora ‘si sente’ a distanza di mesi, più facilmente anni.
Dunque non ragiono in termini generali o assoluti, non richiamo riferimenti a scrittori, fotoreporter o giornalisti attraverso i quali proporre paragoni o altri ragionamenti. Riporto semplicemente il pensiero che ho avuto sfogliando il primo numero, il febbraio scorso ovvero “questa è qualità”. Qualità da intendersi in questo contesto come scavo, approfondimento, virate negli angoli di visuale, voci e corpi esposti, scarnificati, denudati, senza alcun intento esibizionista o glamour da ‘trend di mercato’. Qualità come narrazioni crude, dalle lingue varie ma tese a riportare realtà, denunce, o semplici riporti di location, persone, contesti respirati e toccati. Qualità che non intrattiene ma inchioda.
 
(Dis)continuità.
Due uscite non sono evidentemente sufficienti per valutare continuità o coerenza sebbene considerando la ricchezza dei contenuti e la periodicità di pubblicazione, ugualmente lanciano segnali precisi.
Nel primo numero, tra gli altri, si trovano:
‘Un <viaggio senza viaggio> nel ventre della Capitale’ di Fabio Sebastiani con foto di Stefano Snaidero,
‘Là dove le guerre non finiscono mai’, il fotoreportage con foto di Ron Haviv,
ma anche ‘Nei campi della memoria’, il fotoreportage con foto di Ivo Saglietti (un viaggio fotografico nei lager di Auschwitz e Birkenau, oggi);
e ancora: ‘il corpo nudo dell’eroina’ di Lello Voce con foto di Jessica Dimmock e molto altro.
Nella seconda uscita, che ho ricevuto a metà aprile 2010, sfogliando con la calma del primo assaggio si trovano, sempre tra gli altri:
‘L’aquila un anno dopo, una città senza memoria’ di Stefano Gallerani con foto di Enrico Genovesi,
‘La rivolta degli immigrati a casa della Lega Nord’ di Marco Rovelli con foto di Luana Monte,
‘Persino nel 2010 i matti <sono ancora da legare>’ di Francesca Valente con foto di Sergio Sut,
‘Dentro i gironi infernali della Guinea Bissau’ il fotoreportage con foto di Marco Vernaschi;
e ancora: ‘Cronaca da un secolo <sinistro e ridicolo> di Patrik Ourednik con foto di Getty Images,
‘La figlia di Dostoevskij innamorata di Merano’ di Francesco Forlani. E molto altro.
 
Tanti temi, tante spigoli, spunti, riprese, sfocature e inquadrature precise, da primo piano. Entro una continuità di intenti che pare essere, per ‘il Reportage’, suggerita, evidenziata dalle citazioni in ogni copertina, un rettangolo in alto, di colore diverso, a sottolinearne il peso:
 
 “Verrà un giorno nel quale gli uomini avranno gli occhi color oro e voci astrali, nel quale le loro mani saranno fatte per l’amore e verrà ricreata la poesia del loro sesso…”
(Ingeborg Bachmann – numero I)
 
“È l’ignoto che abbiamo dentro: scrivere vuol dire raggiungerlo. È questo o niente.”
(Marguerite Duras, numero II)
 
 
Il miglior abbonamento sottoscritto negli ultimi anni.
 
 
Link
 
Il sito de Il Reportage.



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