martedì 14 settembre - YouTrend

In California si vota per rimuovere il governatore

Nello Stato USA più popoloso si tiene una recall election contro il governatore, ma Gavin Newsom dovrebbe vincere e rimanere al suo posto.

di Lorenzo Ruffino

Domani, martedì 14 settembre, in California si terrà una votazione che ha pochi precedenti nel passato, in cui verrà stabilito se il governatore Gavin Newsom debba essere rimosso dal suo incarico e, in caso affermativo, chi prenderà il suo posto.

Ma vediamo nel dettaglio cosa comporta questo tipo di votazione e come ci si è arrivati.

 

Cos’è la recall election

La California e altri Stati USA prevedono la possibilità di convocare una recall election per rimuovere i politici eletti per ricoprire determinate cariche, come sindaci, deputati e senatori statali. Ogni Stato ha le sue regole e le sue modalità su come farlo, ma in linea di massima serve raggiungere un determinato numero di firme favorevoli in tal senso.

In California, nello specifico, per avviare la recall election serve raccogliere le firme di almeno il 12% di coloro che abbiano votato alla precedente elezione: nel caso di specie, un numero di poco inferiore al milione e mezzo di persone. Nel Golden State, in particolare, la raccolta delle firme è una pratica ricorrente: basti pensare che, nel corso degli anni, c’erano già stati cinque tentativi per rimuovere Newsom, caduti tutti nel vuoto.

Nella storia degli Stati Uniti solo due governatori sono stati rimossi con questa procedura: nel 1921 toccò al governatore del North Dakota Lynn Frazier, mentre nel 2003 a Gray Davis, governatore della California. Quest’ultima rimozione è nota perché portò poi all’elezione di Arnold Schwarzenegger. C’è stato poi il caso del governatore dell’Arizona Evan Mecham, che nel 1988 non arrivò alla recall election solo perché subì l’impeachment appena prima della procedura di voto.

 

Perché c’è una recall election adesso

La petizione per chiedere la recall election è iniziata nel febbraio 2020, con i proponenti che si lamentavano con Newsom del problema dei senzatetto, delle tasse troppo alte e delle inefficienze legate alla fornitura dell’acqua. Successivamente, il 10 giugno il Segretario di Stato ha approvato la petizione, dando così il via ad una raccolta firme che puntava ad almeno due milioni di sottoscrizioni per avere la certezza di non essere invalidata.

Al 6 novembre 2020 non erano però state raccolte abbastanza firme e tutto lasciava pensare che anche questo ennesimo tentativo sarebbe fallito. Uno scenario improvvisamente mutato quando la Corte Superiore della Contea di Sacramento ha deciso di prorogare la data di fine raccolta dal 17 novembre al 17 marzo a causa della pandemia. 

A quel punto è avvenuto l’evento cruciale che ha permesso di arrivare alle firme necessarie: sono infatti uscite delle foto di Newson a una festa di compleanno con moltissimi partecipanti al ristorante The French Laundry, un posto estremamente esclusivo a Yountville nella Napa Valley. Si trattava di un ristorante al chiuso, con tutti gli invitati sprovvisti di mascherina: un’immagine in netto contrasto con le regole imposte dallo stesso Newsom per contrastare la pandemia in California. 

Questo episodio ha dato un ulteriore colpo alla credibilità di Newsom, alimentando la rabbia di quell’elettorato che proprio per le misure anti-coronavirus aveva visto nei mesi precedenti chiudersi le scuole, perdere posti di lavoro e rimanere costretto in casa per intere settimane.

Tra il 5 novembre e il 7 dicembre sono state così raccolte 442.000 nuove firme, quando nei due mesi precedenti ne erano state raccolte meno di mille. A marzo quindi i proponenti hanno presentato più di due milioni di firme, con 1,7 milioni di queste che sono state in seguito ritenute valide. 

 

Il quesito elettorale

Agli elettori californiani saranno posti due quesiti:

  • Gavin Newsom deve essere rimosso dalla posizione di governatore?
  • Chi dovrebbe sostituirlo se fosse rimosso?

Alla prima domanda si risponde Sì o No, e per evitare la rimozione Newsom dovrà sperare che i voti contrari superino il 50% del totale. Per la seconda domanda invece ci sono ben quarantasei candidati disposti sulla scheda in ordine casuale, tra i quali non è incluso Newsom.

Tra i molti candidati non c’è nessun esponente particolarmente conosciuto del Partito Democratico: i Dem hanno infatti scoraggiato i propri a candidarsi, per far sì che le alternative a Newsom fossero solo nomi del GOP e spingere così i propri elettori a votare No alla prima domanda. 

Fonte: Solano County.

 

Cosa dicono i sondaggi

I sondaggi indicano che Newsom probabilmente non sarà rimosso. Secondo la media di FiveThirtyEight, il 56,2% degli elettori vuole tenere il governatore al suo posto, mentre il 41,5% vuole invece rimuoverlo: i No hanno quindi un vantaggio di 14,7 punti percentuali.

Ma il vantaggio di Newsom non è sempre stato così ampio: nei pochi sondaggi di agosto, infatti, sembrava poter esserci un testa a testa con la concreta possibilità che Newsom perdesse, ma da fine agosto i No hanno iniziato a staccare i Sì, e il vantaggio è poi cresciuto ulteriormente a ogni nuovo sondaggio. 

Fonte: FiveThirtyEight

 

È possibile che questi sondaggi possano non essere particolarmente precisi: questo per via della particolarità dell’elezione e dello strano momento in cui si vota (negli Stati Uniti normalmente le elezioni sono a novembre). Tuttavia è altamente improbabile che l’errore sia così ampio da sovvertirne la tendenza e destituire Newsom: mai, negli ultimi anni, si è registrato un errore di 15 punti percentuali. 

A rafforzare i dati dei sondaggi ci sono inoltre i dati del voto postale. In California, infatti, si vota molto con questa modalità ed è possibile conoscere il partito degli elettori che hanno votato finora (negli Stati Uniti quando ci si registra alle liste elettorali si indica il partito). Analizzando questi dati, la dinamica del voto anticipato è per adesso molto simile a quella delle elezioni presidenziali del 2020, con solo un leggero spostamento verso i repubblicani. 

Rispetto al precedente del 2003, spesso evocato in questi giorni, la situazione è molto diversa. Newsom è infatti sensibilmente più popolare di Gray Devis (il governatore di allora che fu rimosso); inoltre la California oggi è molto più spostata verso i Dem di quanto lo fosse 18 anni fa e non c’è nessun candidato repubblicano che appaia particolarmente forte.

 

Quando sapremo il risultato

I seggi in California chiuderanno alle 20, le 5 di notte in Italia: a quel punto dopo qualche ora si potrebbe già capire l’andamento dello spoglio, in particolar modo se Newsom possa o meno vincere nettamente. Per avere i risultati completi potrebbe invece volerci molto tempo. Per avere un metro di paragone, nel 2020 votarono 17,7 milioni di persone, e dopo cinque ore era stato conteggiato il 55% dei voti, dopo sedici ore il 67% e dopo ventinove ore il 72%. Per arrivare poi al 90% è servita una settimana e per finire il conteggio altre tre settimane.

Concludendo, se l’esito sarà netto come dicono i sondaggi, nella prima mattina in Italia sapremo com’è finita, altrimenti potrebbe servire più tempo, anche una settimana. 




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