mercoledì 26 agosto - Stranieriincampania

Imprese migranti: continua la crescita nonostante il coronavirus

Sono oltre 620mila le imprese la cui titolarità è di cittadini stranieri. Ormai un’attività imprenditoriale su dieci in Italia è avviata, posseduta o partecipata in maggioranza da donne o uomini non nati in Italia. Un dato in costante crescita che porta con sé un enorme impatto sul sistema fiscale, previdenziale e in generale economico-finanziario dell’intera penisola.

Una crescita che ora, però, sconta una frenata dovuta alla pandemia e al lockdown.

Secondo un report di Unioncamere (l’unione delle Camere di Commercio italiane), nel primo semestre del 2020, il saldo tra le nuove imprese e quelle che hanno cessato le loro attività si è attestato a 6.119 unità. Sono quindi l’1% in più rispetto al dicembre scorso, per un totale di 621.367 ditte presenti nel paese. La ricerca ha evidenziato che nello stesso periodo dello scorso anno, il saldo tra imprese nuove/cessate era di 10.205. Si è avuto quindi, quest’anno, un calo nella crescita del 40% . 

La concentrazione maggiore è in Toscana, dove il 14,2% di tutte le aziende in regione è di titolarità straniera. Seguono Liguria (con 13,7%) e Lombardia (con il 12,6%). Lazio, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Piemonte sono le regione in cui il numero di imprese migranti sono comunque oltre il 10% del totale. In Campania il dato è di 47.333, il 7,9% del totale.

La provincia a maggior tasso di imprenditoria straniera resta quella di Prato, dove questa costituisce oltre un terzo del totale. Nei primi sei mesi del 2020, sono altresì aumentate le aziende straniere a Roma (+832), Milano (+515) e Torino (+499). L’unica provincia campana presente nelle classifiche è quella di Caserta, al 9° posto per saldo di crescita (+1,2%) e al decimo per numero di imprese migranti totali (10.838 unità, oltre l’11% del totale).

Guardando ai dati generali, la tipologia largamente più diffusa è quella della “impresa individuale” (oltre 475mila, il 76,5% del totale, un dato in controtendenza con quello dei cittadini italiani che, negli ultimi anni, è sceso al 52%). La forma della “società di capitali” è scelta solo nel 15,6% dei casi. 

Il settore in cui si registra un maggiore attivismo da parte dei migranti resta il commercio (circa 160mila unità), seguito da edilizia (120mila) e ristorazione (48mila). Se si considera, però, l’incidenza sul totale delle aziende operanti in Italia, i settori che vedono una maggiore presenza di imprenditori stranieri sono le telecomunicazioni (32,9%) e la confezione di articoli di abbigliamento (dove si arriva al 32%), un settore, ad esempio, molto forte nell’area vesuviana.




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