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Il violoncello solo di Enrico Bronzi alla Fenice - AgoraVox Italia
martedì 31 marzo - Giovanni Greto

Il violoncello solo di Enrico Bronzi alla Fenice

Alle sale Apollinee un concerto appassionato e appassionante per il decennale di Musikàmera

Il concerto di Enrico Bronzi con il Trio di Parma aveva inaugurato la prima stagione della neonata Musikàmera nel 2017. E con il medesimo trio era ritornato nella stagione successiva.

Pochi giorni fa è ricomparso da solo con il suo magnifico violoncello Panormo del 1775 per eseguire un programma con due punti fermi : ricordare il 40-esimo anniversario dalla morte di John Dowland (? 1563 – Londra, 1626) e il 50-esimo dalla morte di Benjamin Britten (Lowestoft, UK, 1913 – Aldeburgh, UK, 1976).

Un programma, perciò, che spaziava dalla musica rinascimentale (Dowland) e barocca (Bach) alla contemporanea (Hindemith e Britten).

Bronzi inizia con la versione per violoncello, da lui stesso curata, delle Diminuzioni sulla Pavana Lachrimae (1604 – ca.1642), diffondendo una dolcezza inaudita.

Lachrimae è l’opera più celebre di Dowland, liutista e compositore dell’epoca elisabettiana, dalla vena nostalgica e malinconica. Oltre alla versione per liuto solo, ne esistono per voce (Flow my Tears, incisa, tra i molti, anche da Sting) e per Consort (gruppo strumentale tipico del XVI° e XVII° secolo). Ha influenzato anche la scuola organistica del Nord e Melchior Schildt (1593 – 1667), compositore e organista tedesco, ne fa una versione per organo dalla quale Bronzi ha tratto la propria.

Sette minuti incantevoli, iniziati con un pizzicato con il pollice a disegnare il tema. Molte ornamentazioni per un’indimenticabile atmosfera sognante.

E’ il momento di avvicinarci a Bach (Eisenach, 1685 – Lipsia, 1750) e Bronzi – che alcuni anni fa aveva inciso le Sei Suites a violoncello solo senza Basso – sceglie di eseguire la prima (1720), la più conosciuta, forse anche per il suo pluriutilizzato Preludio (è spesso un bis), caratterizzato da una serie di arpeggi ipnotici.

La Suite è una serie di danze che iniziano, finito il Preludio, con l’Allemande (Allemanda), originariamente di movimento lento e di ritmo pari, comparsa in Europa a metà del XVI° secolo. Diventò la prima delle danze della Suite durante il ‘600, trasformata da Maestri inglesi e francesi.

La Courante (Corrente), ritmicamente più vivace della precedente, ha un ritmo dispari e un andamento vivace e puntato. E’ documentata come struttura pantomimica nell’ambito del corteggiamento amoroso.

La Sarabande (Sarabanda) ha un’origine controversa. Per alcuni è di origine ispano – messicana, introdotta in Europa, attraverso la Spagna, all’inizio del ‘600 ; per altri è di origine persiana. Nella versione più antica è di ritmo dispari e abbastanza veloce. In Italia arriva durante il ‘600 in duplice versione : veloce e lenta. Si impose nel ‘700 – occupando il terzo posto nei brani della Suite – come momento espressivo-meditativo di andamento moderato o addirittura lento.

Il Minuetto, in struttura duplicata (I° e II°) è una danza francese popolare di ritmo dispari e movimento moderato, che ebbe grande fortuna alla corte di Francia e da lì in tutta Europa.

L’ultimo movimento, la Gigue (Giga) deriva dalla stilizzazione dotta di una danza popolare britannica. Nel ‘600, nella sua definitiva versione veloce in ritmo dispari, si impone come brano conclusivo della Suite, in due sezioni rispettivamente ritornellate.

Forse la maggiore difficoltà per un musicista è come affrontare ogni movimento, così diverso l’uno dall’altro e dargli il giusto significato. Bronzi c’è riuscito, lasciando col fiato sospeso per circa 20 minuti la platea, esplosa alla fine in un generoso applauso liberatorio.

Dopo una breve pausa per riaccordare lo strumento, per trasformarlo in uno strumento del Novecento, Bronzi è pronto per eseguire la Sonata op.25, n.3 (1922) di Paul Hindemith (Hanau, 1895 – Francoforte, 1963), una pietra miliare per violoncello solo, che riflette la fase in cui il compositore, abile violinista e violista fin da fanciullo, si avvicina all’espressionismo tedesco – che poi abbandonerà per accostarsi, nel decennio 1920 – 30, alla corrente della Neue Sachlichkeit (Nuova Oggettività) - , sfida i confini della tonalità tradizionale, e collabora con Oskar Kokoschka (1886 – 1980), artista e pittore austriaco, naturalizzato inglese nel 1947, molto legato all’idea di Thanatos, la personificazione maschile della morte presso gli antichi greci.

Nel brano, ha spiegato Bronzi, è presente la maggiore dissonanza che si può ottenere dal violoncello. I nazisti, appena saliti al potere, lo accusarono di essere autore di musica degenerata, scatenando contro di lui una violenta campagna che, nonostante la difesa di Furtwangler, lo costrinse a lasciare la Germania : dapprima emigra in Turchia, poi in Svizzera ; infine nel 1940 si trasferisce negli Stati Uniti. Rientrerà in Europa nel 1947, evitando la Germania per stabilirsi definitivamente a Zurigo dal 1951.

Il brano, della durata di poco superiore agli 11 minuti, è strutturato in cinque movimenti, brevi e contrastanti per carattere. Dalla percussività e l’energia del primo, si passa al lirismo del secondo. In sintesi, la Sonata alterna momenti di estrema rapidità a sezioni profondamente introspettive che impongono una padronanza e un virtuosismo tecnico ben evidenziato da Bronzi, che riceve nuovamente un lungo applauso.

La piacevole serata si conclude con la Suite n. 1 in Sol maggiore, op. 72 (1964) di Benjamin Britten, che ne compose tre in totale, nate dall’incontro nel 1960 con il grande Maestro dello strumento Mstislav Rostropovich (Baku, 1927 – Mosca, 2007), da cui prese avvio una feconda e duratura collaborazione artistica.

Ispirata al modello bachiano, la Suite è suddivisa in quattro Canti per un totale di nove movimenti, suonati senza pausa tra l’uno e l’altro, e caratterizzati da un ampio respiro lirico iniziale, da una tensione drammatica, da una profondità emotiva quasi straziante, come se lo strumento emettesse dei gemiti.

Ironico e grottesco è il movimento Alla marcia moderato, mentre il moto perpetuo conclusivo ha dimostrato l’abilità di Bronzi nel passare da movimenti energici e velocissimi, a sfumature liriche, a malinconici pianissimo.

Bronzi si inchina e ringrazia per l’affettuosa accoglienza e, dopo una breve riaccordatura, esclama : noi violoncellisti siamo prevedibili. Torniamo sempre a Bach. Dalla Suite n. 2, sceglie di eseguire la Sarabanda. Basta così?. Nemmeno per sogno. C’è tempo, prima di congedarsi, di eseguire una spiritosa marcia per bambini di Sergei Prokofiev (1891 – 1953).

 




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