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Il vicepresidente degli Stati Uniti: funzioni e poteri della seconda carica più importante degli USA

Chi sarà il VP dal 20 gennaio prossimo? Toccherà per la prima volta a una donna, Kamala Harris, o sarà di nuovo Mike Pence?

Migliaia di persone chiuse in palazzetti dello sport senza mascherine e senza distanziamento sociale non erano certo una soluzione praticabile: lo hanno capito fin da subito i democratici e successivamente anche il presidente Donald Trump. Le convention dello scorso agosto hanno dunque dovuto cercare – e trovare – una soluzione che permettesse lo svolgimento di uno degli eventi clou della campagna elettorale di entrambi i partiti.

Il ricorso allo streaming di interventi registrati e in diretta ha dunque permesso ai due appuntamenti di aver luogo lo stesso, sebbene con un calo degli spettatori TV pari a circa il 5% rispetto al 2016.

Le convention inizialmente programmate a Milwaukee (Winsconsin) e Charlotte (North Carolina) hanno visto susseguirsi davanti agli schermi i pezzi da novanta di ciascuno dei due schieramenti. In queste convention al sapore di infotainment, non è mancata l’ufficializzazione delle candidature alla presidenza di Joe Biden e Donald Trump, né quella dei rispettivi candidati vicepresidenti: Kamala Harris per i democratici e Mike Pence per i repubblicani.

Se per il secondo si tratta di una nomina in continuità con il mandato degli ultimi 4 anni, la scelta della senatrice della California porta una ventata di novità nella sfida tra Biden e l’attuale inquilino della Casa Bianca.

Prima afroamericana candidata alla vicepresidenza, qualora dovesse essere eletta sarebbe la prima donna in assoluto a ricoprire questo ruolo: le altre candidate donne alla vicepresidenza che hanno preceduto Harris, ossia la democratica Geraldine Ferraro nel 1984 e la repubblicana Sarah Palin nel 2008, non furono infatti elette.

Se per i due partiti principali solo tre donne fino ad ora sono state candidate alla vicepresidenza e una (Hillary Clinton) alla presidenza, al Congresso la rappresentanza femminile è cresciuta lentamente ma con costanza nel corso degli ultimi 30 anni, pur restando tutt’oggi al di sotto del 25%.

 

 

Per quanto la Harris fosse tra le favorite fin dall’inizio, ancora a metà agosto i bookmakers prospettavano il vantaggio dell’ex consigliera per la sicurezza nazionale Susan Rice. È ancora presto per dire se la scelta di Kamala Harris pagherà in termini di consenso elettorale, anche se secondo le rilevazioni Gallup l’apprezzamento nei confronti della sua nomina parrebbe essere tra i più bassi degli ultimi 30 anni, pur essendo in linea con i numeri di Mike Pence e Tim Kaine del 2016.

Ma cosa ci si aspetta da un vicepresidente, e qual è davvero il suo ruolo nello staff del presidente degli Stati Uniti? Partiamo dalla prima considerazione, la più ovvia: un vicepresidente ha l’incarico di fare le veci del presidente qualora quest’ultimo risulti impossibilitato ad esercitare le sue facoltà. Questo può accadere nel caso in cui il presidente sia sottoposto ad un intervento chirurgico che richieda un’anestesia totale, oppure, ipotesi non così rara nella storia degli USA, nel caso in cui il presidente si dimetta o muoia durante il mandato. Del resto, è proprio per motivi di sicurezza che il vicepresidente non viaggia mai insieme al principale inquilino della Casa Bianca: per spostarsi sulle lunghe tratte ha infatti a disposizione l’Air Force Two e il Marine Two, l’aereo e l’elicottero personali.

Se il presidente si dimette o viene a mancare, il vice giura di fronte a un membro della Corte Suprema (solitamente il chief justice) o del sistema giudiziario federale, e diviene il nuovo presidente. Nella storia degli Stati Uniti sono 8 i presidenti deceduti durante il mandato e sostituiti dai loro vice: tra essi ci sono William Henry Harrison e Franklin Delano Roosevelt, che detengono i record di presidenti in carica rispettivamente per il minor e il maggior tempo, ma anche Zachary Taylor, Abraham Lincoln, James A. Garfield, William McKinley, Warren G. Harding e John Fitzgerald Kennedy. Storia a parte per Richard Nixon, che decise di dimettersi prima che la minaccia di impeachment per lo scandalo Watergate si concretizzasse.

Il vicepresidente è ufficialmente anche il presidente del Senato, e trova il suo contraltare nello speaker della Camera. Ha tra le altre cose il compito di presiedere il conteggio dei voti nell’electoral college, l’insieme dei grandi elettori incaricato di procedere formalmente all’elezione del presidente e del suo vice.

Nel corso del suo mandato, parallelo a quello del presidente, è dunque il primo in linea di successione alla Casa Bianca: dopo di lui vengono lo speaker della Camera (dal 2019 è la democratica Nancy Pelosi) e il presidente pro tempore del Senato, che è il senatore di maggioranza con maggiore anzianità di servizio. Il presidente pro tempore del Senato ha il compito di sostituire il vicepresidente degli Stati Uniti ogniqualvolta quest’ultimo non presieda la seduta (cosa che di fatto accade quasi sempre): attualmente questo ruolo è ricoperto dal senatore dell’Iowa Chuck Grassley.

Passiamo alla seconda considerazione: il ruolo del vicepresidente è soprattutto formale. Il fatto che egli sia pronto a sostituire da un momento all’altro il presidente è una garanzia di stabilità democratica, ma il suo potere fino a quel momento è limitato. Nelle votazioni al Senato, ad esempio, il vicepresidente non può esprimere il proprio voto a meno che non vi sia un’assoluta parità tra i senatori. Joe Biden ha raccontato, nel suo libro Papà, fammi una promessa, che durante gli 8 anni di vicepresidenza lui e il presidente Obama erano soliti incontrarsi tutti i giorni per parlare delle più svariate questioni, e che il presidente teneva in grande considerazione i consigli di Biden, arrivando più volte a definirlo pubblicamente “un amico”.

Casi come il forte legame tra Biden e Obama, tuttavia, non sono la regola: sono noti a tutti i freddi rapporti che legavano il presidente Kennedy a Lyndon Johnson, al punto che il secondo a un certo punto non fu più incluso nello staff presidenziale. Come sappiamo, a Johnson toccò diventare presidente e portare avanti storiche battaglie sui diritti civili (Civil Rights Act del 1964, Medicare e Voting Rights Act del 1965) volte a contrastare le diseguaglianze economiche e la prepotente segregazione razziale. Non male per un politico arrivato ad un passo dall’estromissione!

Del resto, quasi il 30% dei vicepresidenti (14 su 48) sono in un modo o nell’altro divenuti a loro volta presidenti degli Stati Uniti. Un “trampolino di lancio” che sta sperimentando Joe Biden, e che non si esclude possa sperimentare anche la stessa Kamala Harris: c’é infatti chi dubita che Biden, in caso di vittoria, possa sostenere un’eventuale ricandidatura nel 2024, quando avrà ormai 81 anni.

Oggi Biden è infatti candidato a diventare il più vecchio presidente USA a inizio mandato con i suoi 77 anni (ne farà 78 il 20 novembre prossimo). Se dovesse vincere, toglierebbe a Donald Trump non solo la Casa Bianca ma anche questo particolare primato.

Durante la campagna elettorale, inoltre, al vicepresidente è richiesto di tenere comizi e svolgere incarichi di rappresentanza. Per questo motivo, la sua individuazione richiede attente e accurate valutazioni: la scelta di un vice più progressista o più conservatore può aiutare un presidente percepito come troppo moderato, e viceversa. La nomina di Kamala Harris, in particolare, è giunta dopo settimane in cui le biografie delle candidate (Biden aveva promesso una VP donna) sono state sviscerate e analizzate a fondo, sia dallo staff di Joe Biden – incaricato di trovare la running mate migliore – sia dai media.

Fin dai tempi di Nixon contro Kennedy, inoltre, il dibattito televisivo tra i candidati presidenti è diventato un appuntamento fisso del percorso di avvicinamento alle elezioni, e sebbene non registri più gli ascolti di un tempo, resta un’occasione per tastare dal vivo l’arguzia e le capacità dialettiche dei due candidati. A fianco dei tre dibattiti tra i candidati alla Casa Bianca (quest’anno fissati per il 29 settembre, il 15 e il 22 ottobre) si è ormai imposto anche il dibattito tra i candidati vicepresidenti: si tratta di un’ulteriore occasione per tentare di portare al voto gli elettori ancora indecisi.

Non ci resta dunque che aspettare il dibattito tra Mike Pence e Kamala Harris: l’appuntamento è per le 3:00 della notte tra mercoledì 7 e giovedì 8 ottobre!




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