giovedì 9 febbraio - Kocis

“Il viaggio di Fanny”... ieri e oggi, trafficanti di esseri umani

Questa definizione è ritornata fortemente in uso negli ultimi anni, In Italia e in Europa. Anche su scala planetaria. Molto utilizzata dalle strutture informative, in uso nel linguaggio corrente. Il riferimento è a quelle organizzazioni o similari, “scafisti di mare e di terra”, che dietro pagamento “portano” i derelitti umani in fuga da guerre alla ricerca di speranza di vita.

Certo, esistono i “trafficanti di essere umani”. Sono sempre esistiti, per comprare e trasportare schiavi o umani in fuga. In questa fase storica tanto meno sono in azione strumenti ufficiali, istituzionali, tanto più fioriscono le attività dei trafficanti. E’ l’unica alternativa! Perché ci stupiamo? Molti fanno finta di indignarsi.

Nei giorni scorsi è rimbalzata forte la nota che riguarda il fermo – Nord Italia - di un furgone stipato con circa una quarantina di persone che, possibilmente, venivano trasportati (dietro pagamento) per uscire dall’Italia… verso altre mete.

In questi giorni, in ricorrenza del Giorno della Memoria, è visibile nei cinema un film drammatico e molto coinvolgente: “Il viaggio di Fanny”. Una produzione franco-belga, Lola Doillon è la giovane regista francese. Parenti diretti del marito, francesi, furono rastrellati e deportati, morti nei lager nazisti. E probabile che i cinema italiani coinvolti nella proiezione non siano numerosi, dato che le nostre sale sono ormai quasi monopolizzate dalla produzione cinematografica americana.

Una storia vera. La protagonista, Fanny Ben-Ami – oggi ha ottantasei anni e vive a Tel Aviv - ha narrato le sue lunghe e tragiche vicissitudini, in un romanzo autobiografico. 

Nel film sono riportati i passaggi finali della sua “marcia” verso la salvezza, dilatata nel corso di anni. La protagonista principale è Lei, Fanny, una ragazzina dodicenne francese di religione ebraica. Nella Francia occupata da tedeschi, Fanny, assieme ad un consistente gruppo di ragazzini ebrei, tenta la salvezza. Lei è diventata il capo della piccola “comunità”. I protagonisti in primo piano sono tutti. Da parte dei genitori erano stati inviati in pensioni accoglienti appositamente organizzate, in una località ritenuta più sicura dalle persecuzioni naziste, nel sud della Francia. Quella zona – con centro principale Mentone  era stata occupata dalle truppe italiane dopo la “brillante” guerra di aggressione mussoliniana dei “tre giorni”, a fine giugno del 1940, con la Francia già battuta dalla Germania. Un vero e proprio colpo di coltello… alla schiena.

Per Fanny, nell’estate del 1943, improvvisamente la situazione precipita. Dopo lo spegnimento della dittatura fascista in Italia il 25 luglio di quell’anno, ora, in quella piccola area del sud francese arrivano i nazisti come occupanti.

Alla fine di un lungo e travagliato viaggio Fanny assieme a circa dieci altri ragazzini riescono a passare il grande reticolato posto al confine tra Francia e Svizzera (approfittano di un “miracoloso" buco nella rete), scampando la deportazione nei lager. Ciò, grazie all’azione di accompagnamento di un passeur francese (un odierno trafficante) che dietro lauto pagamento – i soldi che un ragazzino portava con sé una grossa somma datogli dal padre) che li guida lungo i segreti sentieri della montagna.

Come ben noto queste situazioni che hanno portato alla salvezza sono state numerosissime in quegli anni tremendi, per valicare vari confini europei, e sfuggire agli orrori della persecuzione nazifascista. Dall’Italia, dopo la costituzione della RSI, figlia fedele della Germania nazista, iniziate le deportazioni, molti dei perseguitati (ebrei, oppositori politici, “diversi” in genere) valicarono le montagne verso la Svizzera, in molti casi accompagnati da passeur italiani, pagati.

Un film pregiato, delicato, senza scene di violenze. Si raccomanda in particolare ai docenti di organizzare proiezioni nelle scuole. Gli occhi giovanili, le loro paure, le parole di conforto, rappresentano un formidabile sguardo sui drammi che si sono consumati in Europa in tempi recenti, per comprendere che le tante “Fanny” che oggi cercano di superare le nostre barriere marine e terrestre rappresentano un sofferente INNO ALLA VITA.

La visione è ovviamente adatta per tutte le età.

 




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