Il valore della vita in una società a regime mediatico/finanziario
Sempre più spesso le persone si fanno prendere la mano, ed ammazzano, senza ponderare, tutti i valori etici e psicologici connessi al gesto omicida. Radio, tv e politici mettono tutto nel tritacarne delle marchette politiche, e dell’audience. Un fatto di sangue, diventa uno spettacolo e l’occasione per fare voti. Per qualche voto in più, per qualche copia in più, per qualche spettatore in più, tutto si svilisce anche il diritto alla vita.
Ma ad Ercolano, o nel Veneto, in Italia, sempre più spesso si uccide, per difendere un bene da ladri e rapinatori. Peraltro, la convinzione che i diritti patrimoniali, prevalgano sui diritti della persona, penetra ed invade le menti delle persone e ne modella i comportamenti. E tutto ciò non è figlio del caso, ma di una politica economica dell'austerità che ha sacrificato i diritti politici dei cittadini, i diritti sociali dei lavoratori, i diritti civili dell'uomo, alla quadratura dei conti.
Una politica, che ha definito povertà e ricchezza, agi e disagi, il tenore di vita e la vita stessa delle persone, che ha marchiato sulla loro pelle, il dominio dei diritti patrimoniali sui diritti della persona e quindi anche sul diritto alla vita.
I diritti dei creditori valgono più della vita di un popolo. L’Europa ha assistito ed assiste impassibile alla morte dei greci, per fame per malattia o per depressione, in nome dei diritti dei creditori. Molti hanno giustificato, molti hanno elogiato la condotta della UE, nella convinzione indotta, da una continua incessante manipolazione mediatica, che i diritti dei creditori, il profitto, i diritti patrimoniali valgano di più dei diritti fondamentali della persona.
Pochi hanno considerato la portata devastante di questi principi. La svalorizzazione del diritto alla vita. Ma anche il profitto vale più della vita. In un’impresa, il profitto vale più della vita dei lavoratori.
A Taranto, la vita di operai e cittadini viene sacrificata al dio profitto. Nella fabbriche sono frequenti le morti sul lavoro. Per guadagnare di più e spendere di meno, si risparmia sulle misure di sicurezza. E tutto ciò viene rappresentato dai media come un fatto normale, come esercizio del diritto d'impresa. Stampa e tv si guardano bene dal definire il risparmio sulle misure di sicurezza un crimine.
Ed allora si determina la convinzione che l’omicidio perpetrato in difesa del profitto, dei crediti, dei beni, di proprietà, non sia più una colpa, un tragico errore, ma l’esercizio di un diritto. Per questo molti considerano l’omicidio un fatto normale, giustificano e talvolta elogiano la condotta di chi uccide.
Pochi valutano nella sua complessità il gesto omicida, una dolorosa necessità, che colpisce sempre due persone, non solo il morto ma anche il vivo. E così avviene che l'effetto sinergico di audience, voti e reddito del capitale depredino il diritto alla vita, del suo valore.
