giovedì 2 maggio - UAAR - A ragion veduta

Il valore della vita degli altri

Il buon senso è quella cosa che ci spinge a guardare alla sostanza delle questioni, senza fermaci alla loro forma. 

Cum grano salis, per usare un’espressione comune. Il buon senso, per fare un esempio, è quella cosa che ci farebbe accogliere e proteggere, nei limiti delle nostre possibilità, una donna vittima di violenze domestiche senza interrogarci se il suo posto sia nella casa dove in quel momento c’è il suo compagno. Certo, in teoria lei avrebbe tutto il diritto di tornarci, ma in pratica non può farlo in sicurezza. In teoria il suo compagno non avrebbe il diritto di metterle le mani addosso, ma in pratica c’è più che un semplice sospetto che lo farebbe.

Accertare in tale paese la sussistenza di adeguata protezione da parte dello Stato

La Corte d’Appello di Catanzaro nel 2016 ha fatto esattamente l’opposto. Il caso era quello di un cittadino ivoriano, tale Bakayoko Aboubakar, richiedente asilo perché avendo avuto una relazione omosessuale il suo ritorno in patria lo avrebbe esposto a seri pericoli. La Corte respinse quella richiesta per il motivo che in Costa d’Avorio l’omosessualità non è illegale e non vi sono conflitti in corso. Sentenza che adesso è stata cassata in terzo grado sostanzialmente perché lacunosa di quel buon senso di cui sopra. Infatti la Cassazione ha sottolineato che non è stata valutata la specifica situazione e i rischi a essa correlati: «Non appare sufficiente l’accertamento che nello Stato di provenienza, la Costa d’Avorio, l’omosessualità non è considerata alla stregua di reato, dovendosi accertare in tale paese la sussistenza di adeguata protezione da parte dello Stato a fronte delle gravissime minacce provenienti da soggetti privati».

La portata di questa sentenza è certamente storica; si sancisce che non è possibile negare sbrigativamente lo status di rifugiato sulla base di meri riscontri formali, ma occorre andare oltre. Occorre attivarsi e verificare qual è la situazione oggettiva nel Paese di origine, al di là di quanto previsto nella legislazione e anche in rapporto alla specificità del caso. Questo non significa, come sostiene Giorgia Meloni agitando il solito spauracchio, che “ora gli immigrati sono tutti rifugiati salvo prova contraria”, non è così che funziona. Significa che tutti sono in diritto di chiedere di essere accolti, significa che tutti possono dichiarare di essere perseguitati per varie ragioni e che la loro richiesta deve essere valutata attentamente nei dettagli.

Non solo per ragioni politiche o perché si è omosessuali, ma anche per il proprio ateismo

Le ragioni per chiedere di essere riconosciuti rifugiati possono ovviamente essere molteplici. Si viene perseguitati non solo per ragioni politiche o perché si è omosessuali, ma anche per il proprio ateismo. Ricordiamo che secondo il Freedom of Thought Report, realizzato da Humanists International e presentato a Roma dall’Uaar, ben 12 paesi puniscono l’apostasia con la pena capitale e in moltissimi altri l’incolumità di qualunque non credente, così come di chi professa una religione di minoranza, corre seri pericoli. Lo sa bene il governo che però ha scelto di aiutare solo i cristiani perseguitati e solo a casa loro, operando di fatto una discriminazione tra i discriminati.

Si può anche essere perseguitate specificamente perché donne in una società patriarcale oppressiva. In tutti i Paesi dove vige la sharia è prevista la lapidazione per le donne che commettono adulterio, gli uomini in genere se la cavano con molto meno, ma anche laddove la pena capitale non è codificata si rischia la vita per sentenze sommarie emesse da tribunali non ufficiali o capi villaggio; chi rispedirebbe a casa una donna in una situazione del genere? Ecco perché l’assunto salviniano secondo cui bisogna accogliere solo chi scappa dalla guerra è un nonsenso: la guerra non è il solo pericolo, come abbiamo visto, e un Paese che voglia definirsi civile non può permettersi di respingere chi chiede accoglienza perché ne va della sua vita. Sempre che siamo d’accordo sul principio che le vite hanno tutte lo stesso valore.

Massimo Maiurana




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