Il trio di Stephane Wrembel al Cotton Club di Tokyo
Un piacevole tardo pomeriggio in compagnia di un musicista fulminato dalla musica di Django Reinhardt

Non avevo mai ascoltato nulla di Stephane Wrembel (Parigi, 27 febbraio 1974), né avevo mai sentito o letto il suo nome. Eppure ha una discografia consistente.
Così, prima di rientrare in Italia, mi sono recato al Cotton Club per assistere al primo set dello Stephane Wrembel Trio, il cui concerto aveva per titolo A celebration of the Birthday of Django Reinhardt. Ho scelto il secondo della sua due giorni, che coincideva proprio con il compleanno dell’incredibile chitarrista, nato in Belgio il 23 gennaio 1910 ; morto per una emorragia cerebrale il 16 maggio 1953 a Sanois – sur – Seine, vicino a Fontainebleau, una località in cui Wrembel è cresciuto.
Il concerto ha avuto inizio con due pezzi di Django – il quale, come ha spiegato Wrembel, era stato molto influenzato dai compositori impressionisti e Fontainebleau fu proprio il luogo di nascita dell’Impressionismo - , in realtà Preludi, intitolati Improvisations 1, legato a Ravel e Improvisations 2, legato a Debussy. Poco più di tre minuti ciascuno, ma già si rimane affascinati dallo stile elegante e raffinato di Wrembel.
E’ il momento di far entrare gli altri due musicisti – Josh Kaye alla chitarra e Ari Folman-Cohen al contrabbasso – per eseguire 11 brani, ognuno introdotto dalle parole del leader. Prevale il tempo di ¾, basilare nel canzoniere del grande chitarrista di etnia Sinti.

Si inizia con Montagne Saint Genevieve, la prima composizione , a 12 anni, di Django e si prosegue con Gin Gin e Indifference/valse de Wasso, in cui si ascolta un assolo arabeggiante di Wrembel che precede una ripartenza con uno Swing velocissimo. Pregevole, e non solo in questa canzone, l’assolo di contrabbasso : un suono caldo che scorre parallelo ai movimenti del corpo e alla gestualità dell’artista.
Nuages (1940) è un famoso pezzo romantico di Django – il singolo vendette oltre 100 mila copie – che divenne l’inno ufficiale a Parigi per simboleggiare la speranza di liberazione.
Fleche d’or, velocissima, è contrassegnata da frequenti stop e da un impervio assolo di contrabbasso.
Arriva il momento di farsi conoscere come compositore di musiche da film. Big Brother è una ballata medio-lenta scelta da Woody Allen per Vicky Cristina Barcelona (2008), mentre a tempo medio, Wrembel esegue il ¾ Bistro Fada, tema principale per Midnight in Paris (2011), sempre di Woody Allen.
Non conosco il nome del compositore, ma cerco di ricreare l’assolo di Django. Così ha parlato Wrembel prima di eseguire I’ll see you in my Dreams, ennesimo successo di Django registrato nel 1939.
Il set si sta avviando verso la fine. Arriva il momento di presentare Tsunami, di Wrembel. Il suo sogno è sempre stato quello di venire in Giappone, perché ne ama il cibo, il cinema, l’arte e la bella estetica. Il brano lo scrisse di getto, sconvolto dalle immagini televisive del disastro di Fukushima (11 marzo 2011). E’ una dolce, malinconica ballata a tempo medio, che a un certo punto si fa più veloce e introduce degli stacchi tipici del Jazz delle origini e di Django.

Nell’ultimo brano, Minor Swing (1937) Wrembel dice che tenterà di fare l’assolo con solo due dita, ricordando il tragico incidente, un incendio nella sua casa-Roulotte, che precluse per sempre al geniale chitarrista, allora 18enne, l’uso del mignolo e dell’anulare della mano sinistra. Anche in questo caso cascate di note, rallentamenti, una ripartenza ultraveloce, sempre mantenedo uno swing di ampio respiro.
Applausi meritati conducono al bis : una canzone del 1962 di Serge Gainsbourg (1928 – 1991) che la scrisse durante la sua storia d’amore con Juliette Greco. E’ La Javanaise e Wrembel dimostra anche una gradevole voce di cantante.
Il brano diventò quasi un inno nazionale, testimoniato da un video cantato in coro, nato da un’idea di Radio France e del Teatro Chatelet di Parigi, nel maggio del 2020, contrassegnato dal Lockdown.
68 minuti sono trascorsi in piacevole rilassatezza e hanno fatto conoscere un valido chitarrista che si laureò nel 2002 summa cum laude al prestigioso Berklee College of Music di Boston.
Un applauso, infine, a Josh Kaye, che per tutto il concerto ha svolto il suo compito di chitarrista da accompagnamento, con lodevole senso ritmico, senza mai lanciarsi in un assolo.
Foto: TSUNEO KOGA
