giovedì 22 settembre - Giovanni Greto

Il trio CROSS CURRENTS nell’appendice estiva delle “New Conversations Vicenza Jazz”

Dave Holland, Chris Potter, Zakir Hussain e il piacere di suonare assieme

 

Uno dei più bei concerti di un’estate che ormai sta per finire ha avuto luogo nell’accogliente chiostro di Santa Corona, poco distante dal Teatro Olimpico di Vicenza.

Protagonista il trio “Cross Currents”, vale a dire Dave Holland, contrabbasso (Wolverhampton, 1 ottobre 1946); Chris Potter, sax tenore e soprano (Chicago, 1 gennaio 1971); Zakir Hussain, tabla e piccole percussioni (Mumbai, India, 9 marzo 1951).

Sei i brani in scaletta, più un immancabile, desiderato bis, da parte di un pubblico che ha seguito con attenzione un concerto di 84 minuti senza soluzione di continuità.

Si parte con Ziandi di Potter, il quale, dopo un inizio solitario del contrabbasso, dà vita ad un assolo entusiasmante, con la consueta sonorità calda e rotonda e una felice fantasia improvvisativa, in cui inserisce per un istante il calypso rollinsiano “St.Thomas”. Hussain sostiene ritmicamente il tempo medio del brano, non rinunciando a rullate con le tabla, concluse con leggeri schiaffi al piatto Splash. Tocca ad Holland inserirsi con uno dei suoi tipici assolo, melodico e ritmico nello stesso tempo, seguito da un fraseggio virtuosistico di Hussain, stimolato da rilanci ad ampio respiro di Potter.

Inizia lentamente Dave Holland in J Bhai, di Zakir Hussain, con poche note che invitano Chris Potter a raggiungerlo. Entra Hussain con un accompagnamento essenziale, ma efficace, per un tema che si conclude con fraseggio all’unisono dei tre musicisti. Concluso il solo del contrabbasso, il pezzo si velocizza mediante un lungo fraseggio del sax tenore, cui fa seguito un lungo solo di tabla, con frequenti rullate.

Un pezzo latineggiante è Finding the Light di Dave Holland. Potter, al sax soprano, si lancia subito a definire il tema, ben sostenuto dai compagni. Segue un solo di Holland, lungamente applaudito, la cui narratività viene poi sviluppata da Potter, ben sostenuto da Hussain.

Savarna, di Zakir Hussain, è un omaggio dei musicisti indiani ai loro insegnanti, spesso guru spirituali. Ancora una volta spetta a Holland creare la giusta atmosfera, seguito dal sax tenore, dolce, malinconico, una sorta di immersione nel lato interiore di ognuno. Il contrabbasso risponde brevemente, con un breve fraseggio dal tono religioso, incalzato da tenore e tabla per un incandescente finale.

Ancora un brano di Chris Potter, Island Feeling, dall’andamento reggae, forse perché fa riferimento ad un’isola caraibica. Ad una lunghissima esposizione ed improvvisazione del sax tenore fa seguito un assolo ispirato del contrabbasso, in cui emerge anche una citazione ellingtoniana. Zakir accompagna con discrezione, utilizzando le spazzole, il piattino e il Kanjira, un piccolo tamburo a cornice dell’India del sud in pelle naturale (di lucertola monitor del Nilo) con qualche cimbalo, finché giunge il ritorno del sax, che porterà inevitabilmente, dopo una trascinante accelerazione temporale, alla riesposizione del tema e al finale.

L’ultima composizione, assai ritmica, è la trascinante Good Hope, sempre di Potter, in cui stacchi e riff lanciano i solo, nell’ordine, di Holland, di Potter, che cita un tema di Charlie Parker e uno di Charles Mingus, visto che il festival ha inteso ricordare il centenario dalla nascita del contrabbassista. Un finale ultra veloce, eppure di una pulizia estrema, conferma il valore del trio.

Applausi e richieste di bis inducono i musicisti ad eseguire Mazad di Holland, che inizia da solo, presto raggiunto da Potter al sax soprano. Di nuovo Holland da solo, sostenuto delicatamente da Zakir Hussain. Entra di nuovo il soprano, l’andamento ritmico ricorda il tumbao, l’accompagnamento basico del 4/4 cubano. In questo caso le tabla sostituiscono la congas. C’è poi un’interessante accelerazione, prima di ritornare, grazie a stacchi precisi, alla morbida esposizione tematica che prelude al finale a volume quasi sussurrato.

Una curiosità: durante le presentazioni alternate dei pezzi, ogni musicista presentava i propri compagni con l’appellativo di “Maestro”. Che sia una novità, pensata per ottenere una considerazione maggiore?




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