martedì 19 marzo - Françoise Beck

Il torto dell’élite

Ho già scritto questo articolo in francese e ho sottolineato che il titolo ovviamente è ironico.

Dopo la distruzione del Fouquet's a Parigi (manifestazione 18 dei "Gilets jaunes"), ho letto un commento (da una persona dell'Educazione Nazionale!) aberrante: è il luogo dell'élite.

Significa: degno di distruzione? Perché, insomma, l'élite corrisponde alla crema, ai migliori. E come l'affermava Gustave Le Bon: il vero progresso democratico non è di abbassare l'élite al livello della folla, ma di elevare la folla verso l'élite (Hier et demain).

Visibilmente questa esigenza presenta un carattere troppo arduo da capire per alcuni. Rigettare l'élite dipende dal populismo. Corrisponde né più né meno ad opporsi aggressivamente ad uno stato che voremmo raggiungere senza riconoscerlo.

Siamo lontani dai tempi in cui gli abitanti di Koenigsberg passavano sotto le finestre di Kant abbassando la voce per non disturbarlo.

Lakis Proguidis (1) dice: Finché all'interno di un gruppo umano i legami sociali sono forti, non esiste il famoso fossato tra il popolo e l'élite di cui si parla tanto oggi.

Ed effettivamente il legame sociale è attualemente dissoluto e, peggio, pare che alcuni lo distruggono a piacere. Si ingabugliamo nella demagogia.

E Proguidis di aggiungere: Un popolo degno di questo nome è attento alle sue élite. Sa, così, che fa parte di una società cretrice. E rinforza il suo testo con un titolo luminoso: Senza élite, niente popolo. (1) www.revueargument.ca

Ma, i piccoli palloni gonfiati preoccupati di spazzar via l'élite con una frase vuota confondono l'élite dirigente e l'élite culturale. I due gruppi sono a priori dominanti, ma, la mediocrità dei distruttori, sprovvisti di qualsiasi proposta, non lascia posto giusto ai costruttori di cultura. E' vero che, spesso, sono aiutati dall'élite politica dominante! Ci siamo allontanati dalla "Repubblica" di Platone e delle sue élite politiche. Eppure ... eppure ... le democrazie hanno bisogno di élite, come lo indica Frédéric Mion nelle "Echo.fr". Se fossero ascoltate meglio, staremmo indubbiamente meno in un bagno di semplicismo e di reazioni sconsiderati.

Voteremmo meno estremista, si arrabbierebbe meno per agire meglio, inizierai un dibattito vivace e avremmo distrutto meno.

Françoise Beck




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