venerdì 16 ottobre - Salvo

Il tormento di Maria Antonietta

Il 16 ottobre ricorre la morte di Maria Antonietta. A sette mesi dalla morte del marito, Luigi XVI, la Convenzione Nazionale, su richiesta del deputato Billaud-Varennes, chiedeva di avviare il processo davanti al Tribunale Rivoluzionario.

La Regina, dal l 2 agosto 1793, era stata trasferita presso il carcere della Concergerie separandola per sempre dai suoi figli e dalla cognata, madame Elisabetta. . 

Il 12 ottobre iniziava l’istruttoria, dapprima la Regina doveva subire un interrogatorio segreto nella sua cella, alla fine il Tribunale gli assegnava due difensori: Tronson-Ducondray e Chauveau-Lagarde.

L’indomani, il 13, gli accusatori notificavano a Maria Antonietta l’atto d’accusa. I difensori chiedevano un rinvio dell’apertura del processo, vista la grossa quantità di materiale, ma ricevevano un assoluto silenzio che equivaleva alla non accettazione. 

Il dibattito ufficiale iniziava il 14 ottobre davanti alla “macchina del terrore” del Tribunale Rivoluzionario. La sorte della Regina, della “vedova Capeto”, era segnata: per il Tribunale si doveva applicare il principio della non presunzione di innocenza ma certezza di colpevolezza. L’atto di accusa la riteneva come una nemica irriducibile della Francia, colpevole di connivenza con i nemici della rivoluzione, di cospirazione e tradimento. 

Davanti ai suoi accusatori si presentava non più una donna che era stata ritenuta “la più bella regina d’Europa”, ma una persona sofferente, fortemente dimagrita e avvilita. Maria Antonietta vestita di nero, con una cuffia di pizzo, con i capelli bianchi, affrontava i suoi carnefici.

Dopo varie domande la Regina doveva subire l’accusa più infamante e volgare, su testimonianza di Hébert, di avere intrattenuto rapporti incestuosi con il figlio, Luigi Carlo. Dopo l’infamante deposizione tocca all’accusatore del Tribunale, Fouquier-Tinville, formulare l’accusa specifica, nelle sue parole c’era tutto il livore nei confronti di Maria Antnoietta: “Infine la vedova Capeto, immorale sotto ogni rapporto e quale nuova Agrippina, è tanto perversa e proclive a ogni delitto., che dimenticando la sua qualità di madre e certi limiti prescritti dalle stessi leggi naturali, non ha esitato ad abbandonarsi con Luigi Carlo Capeto, suo figlio, e per confessione di quest’ultimo, ad atti di tale indecenza la cui qualifica fa fremere di orrore”. Davanti a tale obbrobrio ella trovava tutta la dignità regale della sua persona, dopo aver scelto il silenzio e invitata a rispondere su tali accuse, Maria Antnoietta diceva: “Se non ho risposto è perché la natura si rifiuta di rispondere a una simile accusa fatta a una madre. Me ne appello a tutte quelle che possono trovarsi qui”. 

Ma la tragedia continuava. Maria Antonietta era una credente e, tra le altre imputazioni, la si accusava proprio per la sua fede. Di nuovo il teste Hébert, il famoso direttore del famigerato Pere Duchesne e sostituto procuratore della Comune, dichiarava di “aver trovato presso l’imputata un’immagine rappresentante un cuore trafitto da una freccia con le parole: Jesus, miserere nobis. E’ questo un sicuro segno controrivoluzionario”. 

Il processo farsa si sarebbe concluso, anche in questo caso, con la condanna alla ghigliottina per il 16 ottobre. Alle 4 del mattino la Regina scriveva una commovente lettera dedicata ai suoi affetti – non recapitata e successivamente trovata a casa di Robespierre- indirizzata a madame Elisabetta. Maria Antonietta sarebbe andata incontro alla morte su una carretta, vestita di bianco, con un fazzoletto che gli ricopriva le spalle, una cuffia con un nastro nero sulla testa e ai polsi, esposta alle grida e agli insulti di una folla che oramai era succube dello “spettacolo alla ghigliottina”. Una persona indifesa e sola, che sopportava tutto con dignità e che trovava tra la folla una madre che, mossa da umanità, alzava il proprio figlioletto in direzione della Regina. Il piccolo in un gesto spontaneo mandava un bacio a Maria Antonietta la quale rispondeva con un piccolo cenno del capo e con gocce di pianto che gli rigavano il viso. 

Salvatore Falzone

Foto: Eric Pouhier/Wikipedia




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