mercoledì 8 aprile - Giovanni Greto

Il tempo di Louse Farrenc al Palazzetto Bru Zane

Dedicato alla compositrice Louise Farrenc, il Festival primaverile del “Centre de musique romantique française”, rende omaggio a quella generazione di artisti, nata ai tempi dell’impero napoleonico, che ha tenuto a battesimo il Romanticismo musicale in Francia, radicato in una forma particolare di malinconia

E’ stato presentato nella confortevole sala concerti del Palazzetto Bru Zane il festival di primavera Il tempo di Louise Farrenc (Parigi, 31 maggio 1804 – 15 settembre 1875).

Aleksandre Dratwicki, storico direttore artistico del Palazzetto, ha esordito nel suo intervento affermando che riscoprire la musica delle compositrici oggi, è estremamente stimolante e, naturalmente, corretto. E nel caso di Louise Farrenc è ancora più interessante, perché è una compositrice che ha avuto la fortuna di essere già da anni rivalutata, in particolare da pianisti, che l’hanno fatta risorgere dal dimenticatoio avvenuto velocemente dopo la sua morte.

Biografia.

Scomparsa 150 anni fa, Louise Farrenc è una musicista unica nel suo genere. Proveniente per parte materna da una famiglia di pittori, riuscì a conquistarsi un posto in ambiti allora riservati agli uomini, come la composizione di opere sinfoniche. Il sostegno del marito, il flautista ed editore Aristide Farrenc, fu probabilmente determinante per la sua carriera creativa, ma la sua fama è dovuta esclusivamente ai suoi talenti di pianista virtuosa e poi di compositrice. Ci ha lasciato un catalogo che comprende opere per pianoforte, musica da camera (per cui l’Institut de France le assegna due Prix Chartier nel 1861 e nel 1869), ma soprattutto due ouverture e tre sinfonie, composte tra il 1834 e il 1847. Fa parte delle rare compositrici del XIX° secolo ad aver visto le proprie Sinfonie programmate in concerto, in particolare nella prestigiosa Société des Concerts du Conservatoire, fondata a Parigi nel 1828 (cesserà l’attività nel 1967).

Nominata docente di pianoforte al Conservatorio di Parigi nel 1842 (incarico che ricoprirà fino al 1873), Louise Farrenc ha svolto un ruolo fondamentale nella definizione della didattica per lo strumento intorno alla metà dell’Ottocento.

Profondamente influenzata da Beethoven, contribuì al rinnovamento musicale parigino insieme ad altre personalità nate a cavallo del XIX° secolo e giunte alla maturità intorno al 1830, come Berlioz, David e Chopin.

Allieva di Antoine Reicha per la composizione, è entrata molto presto a contatto con la musica di Beethoven, che resterà un punto di riferimento per tutta la vita, fonte d’ispirazione per la sua musica strumentale, ma anche autore prediletto quanto al repertorio concertistico da lei interpretato. La venerazione per il maestro di Bonn, che Farrenc condivide con Hector Berlioz e altri, risulta perfettamente in sintonia con il gusto dell’epoca. Fin dal 1828, le stagioni della Société des concerts del Conservatorio diffondono in modo sistematico e ripetuto i principali capolavori sinfonici di Beethoven. Come in un museo, l’ascolto diventa un momento di celebrazione dei grandi maestri, di esposizione dei modelli del passato. Il lavoro editoriale condotto da Louise Farrenc a fianco del marito Aristide va nella stessa direzione. Dopo essersi lanciati nella pubblicazione delle opere complete di Beethoven, i due coniugi daranno vita alla collana «Trésor des pianistes»: venti volumi di musica, pubblicati tra il 1861 e il 1872, dedicati a brani firmati da Couperin, Purcell, Händel, Scarlatti, Rameau, Mozart, Clementi e Hummel .

IL FESTIVAL

Il Festival – il cui scopo, ha precisato Dratwicki, non è solo parlare di e ascoltare Louise Farrenc, ma è in realtà contestualizzarla e non esitare a confrontarla con i grandi maestri dell’epoca – è organizzato in 8 concerti dal 19 marzo al 28 aprile - e una conferenza di Luca Scarlini, il 16 aprile, intitolata “Niente è mai troppo romantico” - , che cresceranno in organico, anche se lo strumento principe rimane il pianoforte, pur se valorizzato in modi diversi.

Il primo concerto, alla fine della presentazione, come avviene sempre, ha visto protagonista il giovane e talentuoso pianista Nicolas Giacomelli, impegnato ad eseguire composizioni di Emile Prudent (1817 – 1863) ; Louise Farrenc – ben tre sulle sette totali - ; Charles Gounod (1818 – 1893) ; Felicien David (1810 – 1876) ; Louise James Alfred Lefébure-Wély (1817 – 1869), concedendo anche un bis, una melodia in Si bemolle, lenta e sognante, che è forse il brano più famoso di Louise Farrenc. Applausi generosi e consueto brindisi conviviale.

Domenica 29, nella Scuola grande San Giovanni Evangelista, ha riscosso un buon successo il concerto “All’ombra di Berlioz”. Protagoniste due giovani pianiste, impegnate sia al pianoforte a quattro mani, sia al doppio strumento.

Poco amata dai suoi contemporanei, l’opera di Hector Berlioz (1803 - 1869) ha guadagnato prestigio con il tempo, fino a diventare oggi l’albero che nasconde la foresta dei musicisti romantici francesi. Amico di Franz Liszt e conoscitore delle opere di Richard Wagner, Berlioz condivide con Louise Farrenc uno sguardo critico sul proprio tempo, nonché il culto di Beethoven.

Pur percorrendo strade stilistiche diverse, entrambi partecipano alla definizione di uno spazio estetico francese che il giovane Camille Saint-Saëns continuerà a solcare fino all’inizio del Novecento. Le pianiste Naïri Badal e Adélaïde Panaget hanno esplorato a quattro mani questo terreno avvolto da immagini fantastiche e intriso di audacia.

L’applaudito Recital è iniziato con la Danse Macabre op.40 di Camille Saint-Saens (1835 - 1921). E’ il terzo dei quattro poemi sinfonici dell’Autore, composto nel 1874. Consiste in una versione ampliata dell’omonima mélodie, musicata da Saint-Saens nel 1872 sui versi della poesia Egalité, Fraternité del suo amico Henri Cazalis (1840 – 1909). L’arrangiamento per piano a 4 mani è di Wendy Hiscocks.

Dopo gli applausi si è proseguito con Pologne, di Augusta Holmes (1847 – 1903), un’artista anglo-irlandese, naturalizzata francese nel 1873, che sfida ogni convenzione in un’epoca in cui la composizione non è una attività accettabile per una donna di una certa condizione sociale. E’ un poema sinfonico, eseguito per la prima volta l’11 novembre 1883, che esalta la libertà di autodeterminazione dei popoli e in cui la musica segue passo a passo il programma narrativo – molti polacchi scelsero di rifugiarsi in Francia, a seguito della repressione dell’insurrezione di Varsavia, da parte della Russia nel 1831. L’arrangiamento per piano a 4 mani è della compositrice.

Giunge il momento di Hector Berlioz, il quale, raccontano le musiciste, conosceva la Holmes e voleva sposarla, venendo, purtroppo per lui, respinto. Le musiciste, singolarmente al pianoforte, hanno eseguito il secondo dei cinque movimenti – Un ballo : Allegro ma non troppo – di cui si compone la Symphonie fantastique. Abbozzata nel 1829 e portata a termine nel 1830, è considerata un manifesto del Romanticismo francese.

Da segnalare come “Un bal” impiega in modo parodistico la melodia del Dies irae liturgico.

La prima parte del concerto si conclude, di nuovo per due pianoforti, con L’Apprenti Sorcier,(1896 – ‘97) di Paul Dukas (1865 – 1935), una musica celebre, anche perché è inserita in uno degli episodi del film “Fantasia” di Walt Disney.

Si tratta di uno scherzo per orchestra – arrangiato per pianoforte dal compositore – ispirato da una ballata di Goethe, che testimonia come per tutto il XIX° secolo i musicisti francesi fossero profondamente soggiogati dalla letteratura tedesca.

Un lungo intervallo precede l’esecuzione di un arrangiamento per due pianoforti di Saint-Saens, abbastanza eccezionale e a lungo poco conosciuto, della Sonata in Si minore di Franz Liszt (1811 – 1886). Come sottolineato da Dratwicki, questa trascrizione rivela in modo ancora più ambizioso tutta la densità della musica di Liszt, del quale si sa che ha influenzato tutti i pianisti e i compositori e in particolare Louise Farrenc.

Applausi copiosi, inchini e sorrisi, fanno ritornare allo strumento le musiciste per proporre due bis :

il primo dalla Carmen di Georges Bizet ; il secondo, a quattro mani, per eseguire il Valse n.9 (su 12 totali) di Marie Jaell.

Tra i concerti che seguiranno, spicca l’appuntamento all’Auditorium lo Squero, nell’isola di San Giorgio, in collaborazione con Asolo Musica. E’ il recital “Reminiscenze”, del pianista siciliano Orazio Sciortino, ormai una presenza familiare nelle sale da concerto veneziane.

Da non perdere l’unico appuntamento in cui si ascolteranno solo musiche di Louise Farrenc : il 14 aprile al Bru Zane. Protagoniste Linda Di Carlo, pianoforte ; Mihaela Costea, violino ; Silvia Chiesa, violoncello, ascoltata e apprezzata spesso nelle stagioni di musica da camera veneziane.

Singolare l’ultimo concerto (28 aprile, al Palazzetto), perché non ci sarà il pianoforte, lo strumento su cui è incentrato il festival. A salire in pedana l’Ensemble Tamuz, un quintetto d’archi che eseguirà composizioni di George Onslow (1784 – 1853) e Felicien David (1810 – 1876).

Per concludere, il duo Jatekok, formatosi nel 2007, fa riferimento, nella scelta del nome, a una composizione in 30 frammenti di Gyorgy Kurtag (19 febbraio 1926), Jatékok, che in ungherese significa “giochi.




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