lunedì 4 agosto 2025 - Salvo

Il sacrificio di Charlotte Corday

Charlotte Corday, Saint-Saturnin-des-Ligneries, 27 luglio 1768 – Parigi, 17 luglio 1793, è nota per aver ucciso Jean-Paul Marat. Era una ragazza alta, affascinante, idealista. Non era realista, vicina alla Gironda, gli avvenimenti l’avevano sconvolta. Interessata, leggeva avidamente i giornali parigini e provava orrore per Marat, l’uomo che incitava a fare “centomila cadaveri”.

Sabato 13 luglio 1793. Charlotte è a Parigi, compra un coltello da cucina poi prende una carrozza per essere lasciata all’ Hotel de Cahors, al numero 20 di rue Cordeliers, casa dell’amico del popolo. La ragazza si presenta alla portinaia, Madame Pain, ma riceve una risposta secca: “il cittadino Marat non riceve”. Ritorna qualche ora dopo, nota l’assenza della portinaia, si presenta davanti la porta di Marat. Bussa, la compagna di Marat, Simona Evrard, apre, la scruta. Charlotte chiede di poter visitare il cittadino Marat. Anche questa volta riceve un secco diniego. Vorrebbe insistere, ma interviene un’altra donna, sorella di Simona, Catherine Evrard. che con forza le intima di andare via.

Potrebbe lasciare perdere, invece ricorre ad un sotterfugio: scrive due biglietti per Marat. Il primo inviato la mattina: “Vengo da Caen. Il vostro amor di patria vi deve far desiderare di conoscere i complotti che si stanno tramando”. E, nel pomeriggio, un secondo: “Marat, vi ho scritto questa mattina, avete ricevuto la mia lettera, posso sperare un attimo di udienza? Se l’avete ricevuta spero che non mi respingerete, visto quanto la cosa è importante. Bisogna ch’io sia molto infelice per avere diritto alla vostra protezione”. Verso sera si dirige presso la casa di Marat, non trova la portinaia, sale e bussa. Riceve un nuovo rifiuto, il passo, ancora una volta, le viene sbarrato, ma inizia a discutere, le voci si fanno concitate. Tra la Corday e le donne di casa, inizia un alterco, tanto che Marat stesso chiede cosa sta succedendo. Informato, ordina di lasciarla passare. Charlotte entra, trova il cittadino Marat immerso in una vasca da bagno, con acqua solforosa, l’odore è soffocante. La testa fasciata con bende imbevute di aceto. I due cominciano a parlare. Charlotte vuole colpire l’attenzione di Marat e ci riesce. Parla di congiure e disordini a Caen. Marat accusa la gironda, la giovane gli indica il numero dei cospiratori: 18 e fa i nomi. Poi si alza e sferra un colpo dritto al cuore di Marat, il quale non può far altro che chiedere aiuto. Pochi minuti dopo muore.

La giovane si dirige con calma nel salone, cosciente di cosa l’aspetti, infatti riceve un colpo di sedia da parte del commissario Luarent Bas, che si trova lì per consegnare della carta, le mani le vengono legate dietro la schiena. Charlotte rischia il linciaggio. Viene trasferita in prigione. Il 17 luglio inizia il processo dove verrà condannata. Durante il processo il pittore Hauer la ritrae, Charlotte se ne accorge e gli chiede di raggiungerla nella sua cella per terminare il ritratto. Il pittore ha il permesso di entrare nella cella, la giovane lo saluta: “Signore, non ho più che pochi minuti da vivere; ho visto che desiderate completare il mio ritratto, ho domandato e ottenuto che voi possiate finirlo prima della mia morte”. E sedendosi: “Sono pronta!”. Poco dopo la porta si apre, è Sanson per portarla al patibolo, allora Charlotte si taglia una ciocca di capelli e si volge verso il pittore Hauer: “Signore, vi ringrazio di quello che avete appena fatto per me. Non posso offrirvi per dimostrarvi la mia riconoscenza che questa ciocca di capelli; accettatela in ricordo di una poverina che sta per morire e permettetemi di chiedervi di fare un’ulteriore copia di questo ritratto per la mia famiglia e di mandargliela”.

Salvatore Falzone




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