lunedì 19 settembre - Phastidio

Il programma di Fratelli d’Italia: tra impero e provincia

Uno sguardo al programma del partito della prossima premier italiana, tra retorica borghese piccola piccola e piccolo mondo antico e ammuffito

 

È stato pubblicato il programma elettorale di Fratelli d’Italia, il partito guidato da Giorgia Meloni, la candidata premier, come non perde occasione di segnalare e ribadire, soprattutto ai suoi due alleati di cosiddetta coalizione, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. Chi durante queste settimane ha perso tempo a leggere i post in cui ho cercato di “analizzare” i programmi di alcuni partiti, sa che questa attività è tutto fuorché un fact checking, visto che le coperture sono mancanti, inesistenti o alcoolicamente sovrastimate pressoché ovunque.

Del resto, possiamo dare per acquisito il fatto che un programma elettorale c’entra assai poco con le risorse finanziarie necessarie a realizzarlo. Quindi, anche nel caso di FdI, le mie saranno solo spigolature tra divertissement e antropologia da bar, per cogliere anche l’aspetto segnaletico o di fischietto a ultrasuoni di tali programmi.

Prima, una premessa: negli ultimi tempi FdI, coi propri dirigenti apicali, sta mandando reiterati segnali non dico di conservatorismo fiscale ma quanto meno di prudenza. Se tale posizione sia strumentale e destinata a essere rapidamente dismessa a vittoria conseguita o porterà invece a scontri fratricidi di coalizione, soprattutto con gli stampatori leghisti e gli ubiqui adoratori del dio dello scostamento di bilancio, vedremo. Ma è una posizione che va segnalata. Solo una constatazione: se vieni eletto promettendo mari e monti a un elettorato infantile e poi ti scopri adulto, corri il rischio che ti corrano dietro coi forconi.

Ecco quindi una collezione assolutamente non esaustiva di punti programmatici che reputo “Interessanti”, singolari, velleitari, buffi o tutto questo assieme. Come scritto nel preambolo del documento, questo è un “piano di volo”, soprattutto di fantasia, che rischia disastrosi atterraggi di emergenza causa mancanza di carburante.

DIO, CASA E FAMIGLIA

Progressiva introduzione del quoziente familiare, cioè della tassazione che favorisce la permanenza della donna a casa. Controbilanciato dal potenziamento delle voci di spesa che favoriscono per contro l’occupazione delle madri lavoratrici, come gli immancabili asili nido, vero topos della narrazione elettorale italiana.

Aumento dell’assegno unico per i figli, congedo parentale, deducibilità dei costi della badante, Iva agevolata per prodotti per prima infanzia: immagina, puoi. “Piena applicazione” della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza ma non riguardo al fatto che l’obiezione di coscienza del personale sanitario è talmente pervasiva da minare la legge. No, piena applicazione in termini di “prevenzione” dell’aborto. Che ci sta, per carità, ma esiste già oggi. Ma ognuno persegue la “piena applicazione” che preferisce.

Sulla casa:

[…] zero tasse sui primi 100 mila euro per l’acquisto della prima casa. La dimora della famiglia deve essere un bene non aggredibile: impignorabilità della prima casa, salvo i casi di mancato pagamento del mutuo ipotecario, e a patto di essere in regola con gli obblighi condominiali.

Non so che significhi “zero tasse sui primi 100 mila euro per acquisto della prima casa”, forse una sorta di franchigia sul valore catastale ai fini del calcolo dell’imposta di registro. La impignorabilità della prima casa, nei termini in cui è definita, andrebbe a riguardare soprattutto il fisco, legandogli le mani. E se qualcuno ipotecasse la prima casa perché a corto di soldi? Attendiamo interpretazione autentica.

Sui fondi ordinari europei:

Pieno utilizzo dei fondi europei. L’Italia è da sempre un contributore netto della Ue: versiamo più risorse di quante ne riceviamo. Proprio per questo, la pessima gestione dei fondi europei di cui disponiamo non è più tollerabile.

Questa è una rivoluzione: non è più l’Europa matrigna ma siamo noi gli incapaci a programmare e gestire i fondi. Ottimo. Segue proposta di commissariamento centrale degli enti locali inetti. Dove l’ho già sentita?

EUROPEA MEDIOCRITAS

Sul fisco, c’è l’improbabile flat tax incrementale e quella sino a 100 mila euro per gli autonomi, che è parte del patto di coalizione e penso sarà tra le prime misure ad essere attuate. Sul tormentone dell’uso del contante, poteva mancare il provinciale richiamo?

Innalzamento del limite all’uso del denaro contante, allineandolo alla media dell’Unione europea.

Non viene indicato quale sarebbe tale valore medio, però. Forse non è ancora stato calcolato. C’è poi questo punto, che mi ha fatto sorridere:

Basta con la miope politica dei bonus, da sostituire con misure stabili e durature.

Cioè basta bonus a termine, li vogliamo permanenti. C’è un piccolo accenno alle coperture, tanto velleitario quanto fuggente:

Tax expenditures: revisione e razionalizzazione del sistema di detrazioni, deduzioni e agevolazioni.

Poiché la tax expenditures sono “diritti acquisiti”, nessuno li toccherà mai. Amen.

FISCO PER FIASCO

Prevista poi la detassazione degli straordinari e delle mance del settore turistico e della somministrazione. Questa sarà una rivoluzione, soprattutto riguardo le mance, notoriamente oggi tartassate. Riguardo agli straordinari detassati, si prevede un boom di assunzioni a part-time e qualcuno dirà che “così si conciliano i tempi di vita e lavoro”. Bingo.

Lotta all’evasione fiscale a partire da evasori totali, grandi imprese, banche e grandi frodi sull’Iva.

Non lo sapevate? Le grandi imprese e le banche evadono il fisco come se non ci fosse un domani. Come dite? Non lo sapete né vi risulta? Perché non siete informati. Ma ora finirà la pacchia, perbacco.

Segue la “politica industriale”. Che prevede di

Restituire all’Italia una strategia industriale: favorire catene di approvvigionamento sicure, in particolare nei settori strategici, privilegiando filiere non troppo estese e accordi con Nazioni alleate e affidabili.

Dato che nel commercio internazionale conta molto la prossimità geografica, temo che dovremo accordarci coi francesi, che sono la bête noire degli italo-fratelli. In qualche modo ci attrezzeremo. Dagli amici mi guardi Iddio, che da patria e famiglia mi guardo io. Previsto poi di

[…] incentivare la rilocalizzazione delle attività produttive in Italia e disincentivare le delocalizzazioni; contrastare con determinazione la concorrenza sleale e le pratiche elusive del trasferimento delle sedi aziendali nei paradisi fiscali europei;

Qui non è chiaro come si incentivino le rilocalizzazioni e soprattutto come si disincentivino le delocalizzazioni, ma ci spiegheranno dal 26 settembre. Mentre è chiarissimo chi sarebbe il “paradiso fiscale europeo” verso cui contrastare il trasferimento di sede aziendale. È di colore arancio. Temo però che questo sia un vaste programme, data anche la soggettività tassonomica del concetto di “paradiso fiscale”.

C’è un ulteriore punto che mi affascina:

Favorire il ricambio generazionale dei Consigli d’Amministrazione delle aziende familiari.

In che senso? Pagare un bonus alle aziende che mettono il figlio dell’imprenditore in cda al compimento del suo diciottesimo compleanno?

AMBASCIATORI E DEGUSTATORI

Segue capitolo sul Made in Italy, che rappresenta la voce “marchio” delle numerose emme che abbiamo visto alla conferenza programmatica di Milano.

Creazione di una grande piattaforma online quale vetrina dei prodotti Made in Italy certificati e promozione del turismo commerciale di chi viene in Italia per acquistare direttamente i nostri prodotti. Istituzione del “Liceo del Made in Italy” per dare qualità e prestigio al contesto lavorativo e culturale del “Marchio Italia”, formando gli studenti – anche con tirocini e scambi culturali all’estero, tramite le nostre rappresentanze diplomatiche – sia dal punto di vista della conoscenza della produzione italiana di alto livello sia della promozione delle attività di business orientate verso il mercato estero.

Quindi, vediamo: ennesimo “portale” web statale, di quelli già visti negli ultimi lustri; liceo del “Made in Italy” e ragazzi mandati in giro per l’Europa e il mondo a fare gli ambasciatori, al grido di “please, visit Italy, buy Italy, eat Italy“. Ganzo, no?

NIENTE POS, SIAMO ARTIGIANI ITALIANI

Capitolo “lavoro”: sfrondato dalla retorica, penso che rivedremo rapidamente i voucher. C’è la sciocchezza del “più assumi, meno paghi”, di cui ho già scritto. C’è poi il “fiore all’occhiello” italiano:

Dare nuovo impulso al mondo degli artigiani, del commercio di prossimità, dei servizi alla persona e delle partite Iva, che rappresentano un modello sociale ed economico unico in Europa, semplificando i sempre più complessi adempimenti ai quali sono sottoposti i lavoratori autonomi e garantendo loro le stesse tutele e lo stesso sostegno riconosciuti ai lavoratori dipendenti. Nessun obbligo per le piccole attività di accettare pagamenti elettronici.

Piccolo mondo antico da preservare, in pratica. Altrimenti arriva l’idraulico multinazionale e non paga le tasse, a differenza dei nostri (!). Sulle pensioni, c’è molto da fare:

Flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e accesso facilitato alla pensione, favorendo al contempo il ricambio generazionale. Stop all’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita. Rinnovo della misura “Opzione donna”. Un sistema pensionistico che garantisca anche le giovani generazioni e chi percepirà l’assegno solo in base al regime contributivo. Ricalcolo, oltre un’elevata soglia, delle “pensioni d’oro” che non corrispondono a contributi effettivamente versati. Adeguamento delle pensioni minime e sociali, per restituire dignità alle persone che vivono difficoltà quotidiane e rischiano di finire ai margini della società.

C’è soprattutto, a meno di un boom demografico senza precedenti, una Fossa delle Marianne di debito data dallo stop all’adeguamento automatico dell’età pensionabile alle aspettative di vita. Ma non temete: in attesa di questo boom di culle, il sistema contributivo verrà tenuto a bada con potenti integrazioni degli assegni pensionistici. Con quali coperture? Boh ma anche qui, nessun problema: i vertici di FdI hanno garantito che non faranno spaventare i mercati che comprano il nostro debito.

C’è poi anche una forma molto peculiare di trickle down, il “gocciolamento” di risorse finanziarie. Detto in italiano, detassare la mancia del nonno:

Agevolazioni fiscali per i percettori di redditi di pensione e per gli over 65 che sostengono oneri in favore di parenti under 36, diretti e indiretti, per spese sanitarie, istruzione scolastica e universitaria, pratica sportiva dilettantistica, canoni di locazione per uso abitativo, acquisto della prima casa.

Anche questa è misura presentata alla conferenza programmatica di Milano. Vedete, l’ingegno? Alziamo le pensioni, i nonni sussidiano figli e nipoti, noi detassiamo questi sussidi e oplà. “Per fare tutto ci vuole un fiore”, cantava Sergio Endrigo. Ora esce la cover: “Per fare tutto ci vuole la pensione”.

FACEBOOK ALLA CICORIA

A livello di cultura nazionale, segnalo:

Contrasto a cancel culture e iconoclastia che minacciano i simboli della nostra identità.

Non so come si attuerebbe, forse introducendo il reato di blasfemia. Vedo più difficile tornare ai bei tempi andati e reintrodurre la religione di stato ma vediamo in un prossimo programma. C’è poi una vera chicca sui social network, a conferma della pulsione autocratica ma anche del free speech a corrente alternata:

Contrasto alla censura arbitraria dei social network e garanzia del rispetto della libera manifestazione del pensiero da parte delle grandi piattaforme di comunicazione.

Quindi: lotta alla “iconoclastia” ma anche promozione della libertà di repressione della succitata iconoclastia, repressione oggi conculcata dall’odioso cosmopolitismo woke delle piattaforme. Come si risolve? Idea: con una “rete sociale” nazionale. Facebook alla cicoria, in pratica. Dobbiamo poter chiamare frocio qualcuno, se ci aggrada.

Il programma è talmente ampio e completo che prevede anche di “combattere la siccità”, non è chiaro se con l’uso di sciamani rigorosamente italiani per eseguire riti propiziatori della pioggia.

BASTA “NO”, SALVO DEROGHE

Seguono poi investimenti infrastrutturali, inclusi rigassificatori, e superamento della cultura del “no” che tanto ci limita. Non è precisato se questo principio sia derogabile in caso il “no” provenga da sindaci e governatori espressi da FdI, ma chiederemo. Segue immancabile tutela delle infrastrutture strategiche nazionali ed estensione del leggendario “Golden Power”, che poi sarebbe il “no” a livello nazionale agli investimenti esteri, e che pare piaccia molto a Meloni e confratelli perché pare sia a “costo zero”, quello del diniego all’acquirente straniero. Vi svelo un segreto: niente è a costo zero, in natura. Confido che vi entrerà in testa, prima o poi. Comunque, FdI propone un “utilizzo corretto” del Golden Power, che è una specie di “bevi responsabilmente”.

Sull’immigrazione, ecco finalmente l’interpretazione autentica di un concetto controverso:

Difesa dei confini nazionali ed europei come previsto dal Trattato di Schengen e richiesto dall’Ue, con controllo delle frontiere e blocco degli sbarchi per fermare, in accordo con le autorità del Nord Africa, la tratta degli esseri umani; creazione di hot-spot nei territori extra-europei, gestiti dall’Ue, per valutare le richieste d’asilo e distribuzione equa solo degli aventi diritto nei 27 Paesi membri (c.d. blocco navale).

Ecco, vedete? Questa è la definizione di “blocco navale”. Che avevate capito?

Abbiamo anche il capitolo del credito e dell’accesso al medesimo, modellato in modo molto “tradizionale”:

Facilitazione dell’accesso al credito per famiglie e imprese. Tutela in sede europea del sistema bancario italiano, contrastando regole e parametri penalizzanti per le caratteristiche del nostro sistema finanziario. Favorire una attività bancaria tradizionale attenta alle esigenze dei territori.

L’Europa non ci comprende, signora mia. Abbiamo delle peculiarità che il mondo dovrebbe studiare, non possiamo essere omologati e massificati alle regole valide per il resto del continente. Abbiamo il leggendario “territorio” a cui le banche non fanno credito (pare), perché la Ue ci ha messo la camicia di forza dei “parametri penalizzanti”, dopo aver sabotato gioielli bancari locali, fatti fallire con un diabolico piano. Ma ora è finita la pacchia per i perfidi europei, anche qui. Ora torna l’orgoglio italiano, dei figli della civiltà ultra-millenaria delle cui radici ci nutriamo. Entro le virtù della dieta mediterranea, s’intende.

EROI, SANTI, PARCHEGGIATORI ABUSIVI E NAVIGATOR

Una noterella minore ma indicativa del modus cogitandi degli italo-fratelli. Poiché pare che la nostra classicità imponga ancestralmente una qualche figura di Virgilio (o Caronte, va bene lo stesso), e visto che siamo un popolo di santi, eroi, parcheggiatori abusivi e navigatori, perché non riproporre una figura che si rifà a quest’ultima categoria?

Istituzione di tutor pubblici per l’accompagnamento burocratico all’avvio di attività artigianali e commerciali.

Quindi, meglio il navigator burocratico della semplificazione amministrativa? O forse è una tappa intermedia e poi stabilizzeremo comunque queste figure? Ah, saperlo.

IL PRESIDENTE DEL BOOM ECONOMICO

Il programma termina, ma in realtà è il pezzo forte, con l’invocazione al presidenzialismo come riforma delle riforme:

Negli ultimi 20 anni l’Italia ha avuto 11 diversi governi. Una instabilità che ci indebolisce nei rapporti internazionali e che penalizza gli italiani, perché governi che durano così poco non hanno una visione di lungo periodo, ma cercano solo il facile consenso nell’immediato. Anche per questo da decenni l’Italia cresce meno della media europea. L’instabilità politica è anche uno dei principali fattori del nostro declino economico. Assicurare governi stabili, grazie al presidenzialismo, non è una misura astratta: è la più potente misura economica di cui necessita l’Italia.

Quindi, vediamo: troppi governi causano bassa crescita a mezzo di instabilità. Quindi avere un governo per il maggior numero possibile di anni dovrebbe garantire un boom economico. Questa è logica, signori. Anche se il presidente, nelle vesti di capo dell’esecutivo, dovesse perseguire programmi come questo e gli altri letti sinora, destinati a far esplodere il debito? Pare di sì, l’importante è che duri in sella. Un po’ come al rodeo. E se invece così non fosse? Avremmo ogni anno l’elezione del presidente della repubblica, come da tradizione italiana? Siete sicuri che basti imbalsamare e imbullonare uno o una alla poltrona apicale e la crescita economica arriva?

Attendiamo anche qui la declinazione del generico concetto di presidenzialismo, ovviamente. Ma senza trattenere il respiro. Per tutto il resto, credo avremo un governo Meloni, che inizierà a governare mettendo rapidamente i voucher e la flat tax a 100 mila euro per gli autonomi. Dopo di che, partirà la guerra civile dentro la coalizione, sempre che la situazione economica non precipiti prima per cause esogene, cioè esterne a manovre da adoratori del dio dello scostamento di bilancio e dei pugni sul tavolo di Bruxelles e Francoforte. Ma questi sono solo i miei due centesimi.

Brochure Programma FdI Qr Def by Mario Seminerio on Scribd




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