martedì 25 febbraio - Camillo Pignata

Il programma delle sardine, capitolo quattro: l’Unione Europea

Pensare di risolvere i problemi del nostro Paese in una dimensione nazionale senza senza coinvolgere l'Europa, senza incidere sulle politiche padronali che colpiscono diritti sociali ma anche il diritto alla vita, che coinvolgono persone interne al rapporto di lavoro, ma anche esterne, lavoratori ma anche cittadini, significa partire con il piede sbagliato non sapere quello che bisogna fare.

 

Ma l'Europa della Merkel, di Marcon, della Troika, della finanza, non è l’Europa di Spinelli, l'Europa transazionale, l'europa dei diritti del popolo. E’ l’Europa dei trattati, che hanno posto al centro l’economia e non l’uomo, i governi e non i Parlamenti, le compatibilità finanziarie e non i diritti delle persone, la conservazione del potere e non i problemi della gente.

Si è così creato un fossato tra la politica e le persone, tra l'UE e gli stati nazionali, tra questi e gli enti locali, che ha portato al fallimento del progetto politico di costruzione dell'Europa politica. Il fatto è che i trattati hanno previsto istituzioni sovranazionali, ma senza strumenti di intervento sulla finanza e sull’industria.

 La federal Reserve ha il compito di garantire la stabilità economica e finanziaria della moneta, ma anche di favorire la crescita e l'occupazione. La BCE no. La BCE si occupa solo di garantire la stabilità economica e finanziaria della moneta, non si occupa di crescita e di occupazione.

Nel trattato di Maastricht sono previsti strumenti per ridurre il debito, per garantire la sovranità del credito, ma non la disoccupazione. Se la politica non può intervenire sullo spread, si espone ai ricatti della speculazione finanziaria. Se la politica non può intervenire sulla delocalizzazione espone i lavoratori al ricatto delle imprese. 

Il sovranismo degli assetti organizzativi con gli stati gli uni contro gli altri armati, l’assenza, nelle istituzioni comunitarie, di strumenti di intervento sovranazionali sulla finanza e sull’industria, hanno impedito la formazione di politiche europee. L’unica politica europea che questa Europa è riuscita a realizzare, è stata una politica per il capitale e contro l’uomo.

Una politica che,come dice papa Francesco, ”chiude i porti alle persone e li apre alle navi cariche di armi“, lascia passare i decreti disumani blocca quelli umani, ferma il reddito di cittadinanza e tollera i decreti sicurezza.

Una politica espressa nell’austerità a garanzia della sovranità del credito, che ha cancellato e ridotto i diritti sociali delle persone, e nella riduzione dei flussi migratori, che ha cancellato i diritti umanitari e il principio di solidarietà su cui nasce l’Europa. L’Europa non ha una politica industriale europea una politica fiscale una politica estera, e senza queste politiche non esiste l’Europa. E’ questo l’humus su cui nascono e si sviluppano quei muri, che hanno minato alla radice la solidarietà verso i più deboli, tra i gli stati e tra i popoli, e con essa la democrazia in Europa.

 




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