lunedì 4 gennaio - Marco Messina

Il processo a Julian Assange e la minaccia al giornalismo

Con l'inizio del nuovo anno ci sarà un evento da cui dipendono le sorti del giornalismo. Il 4 gennaio infatti ci sarà la pronuncia della corte di Londra per l'estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti – per un processo che è una persecuzione politica, e in cui una condanna creerebbe un precedente pericoloso per qualsiasi giornalista. Ma prima conviene fare un breve riepilogo.

Julian Assange è il co-fondatore di WikiLeaks, un'organizzazione no-profit che pubblica news confidenziali ('leak', appunto) di interesse pubblico. Come dice il sito stesso, «WikiLeaks si specializza nell'analisi e la pubblicazione di grandi dataset di materiale ufficiale censurato o altrimenti riservato riguardo guerra, spionaggio e corruzione» [1]. Il lavoro di WikiLeaks continua ancora oggi, ma l'evento a cui tutti associano il suo nome è avvenuto dieci anni fa. Tra il 2010 e il 2011 infatti WikiLeaks pubblicò documenti confidenziali statunitensi sulla guerra in Afghanistan, nonché su fatti avvenuti nella prigione di Guantánamo. Soprattutto, però, pubblicò informazioni sulla guerra in Iraq, gli "Iraq War Logs", oltre 390 mila report ufficiali dell'esercito degli Stati Uniti [2], grazie alle rivelazioni di Chelsea Manning, allora soldato statunitense. Gli eventi descritti vanno dal 2004 al 2009, e mostrano soprattutto tre cose. Innanzitutto il pesante impatto della guerra sulla popolazione civile. Gli Iraq War Logs descrivono oltre 100 mila morti violente; 66 mila di queste erano civili, 15 mila in più di quanto stimato in precedenza [3]. Secondo, i crimini di guerra americani, poi insabbiati, tra cui l'uccisione di civili e di giornalisti. Il caso più famoso è quello immortalato nel video Collateral Murder, in cui i soldati americani ammazzano a sangue freddo una dozzina di persone, inclusi due giornalisti Reuters, e i soccorritori giunti in aiuto (il video è disponibile su YouTube, al link https://www.youtube.com/watch?v=5rX.... È sconsigliato ai deboli di stomaco). È da notare come tale azione fosse stata considerata perfettamente lecita dall'esercito americano [4]. Infine, le violazioni dei diritti umani: torture, stupri, violenze e omicidi commessi da alleati – polizia e soldati iracheni – di cui le autorità statunitensi erano perfettamente a conoscenza, e che hanno volontariamente ignorato [5]. Simili contenuti sono presenti negli altri documenti pubblicati da WikiLeaks, gli Afghanistan War Logs e i documenti sulla prigione di Guantánamo. In sostanza, WikiLeaks ha messo a nudo la brutalità degli Stati Uniti, più simili a una potenza coloniale del Novecento che a un bastione di libertà e democrazia. Non è il tipo di comportamento che rimane impunito. Infatti gli Stati Uniti cominciarono subito a perseguitare Assange. L'amministrazione Obama già ad agosto 2010 chiese in segreto ai Paesi alleati di accusare Assange. Questo si è saputo, paradossalmente, con la rivelazione di altri documenti segreti da parte di Edward Snowden, anni dopo [6]. Proprio ad agosto 2010 cominciarono le bugie sulle inesistenti molestie di Assange verso due ragazze svedesi, un caso giudiziario che si è concluso dopo nove anni con un nulla di fatto. Le due donne non hanno mai dichiarato di essere state stuprate; e il preservativo, supposta prova del rapporto sessuale, non conteneva il DNA né di Assange né delle donne [7]. Per colpa di queste persecuzioni nel 2012 Assange chiese asilo politico all'Ecuador, e si trasferì nell'ambasciata ecuadoregna a Londra, dove rimase fino al 2019. Da allora Assange è rinchiuso nel carcere di Belmarsh, e aspetta di sapere se verrà estradato negli Stati Uniti. La lista di persecuzioni è interminabile. Già a settembre 2010 la valigia di Assange scomparve dall'aereo che lo trasportava dalla Svezia alla Germania, e con essa i computer che conteneva. Tre anni dopo, le informazioni contenute in quei computer vennero usate in un caso in tribunale contro Chelsea Manning [8]. Nel 2017 invece fu la volta del computer del suo avvocato, Baltasar Garzón, rubato direttamente dal suo ufficio [8]. Oltre al furto di materiale privato, l'altro classico è lo spionaggio. Nel 2011 l'FBI cercò di usare un informatore islandese per spiare WikiLeaks [8]. Nell'ambasciata dell'Ecuador Assange era circondato da microfoni e telecamere [8]. In più un'agenzia di sicurezza spagnola, su richiesta degli Stati Uniti, lo spiò illegalmente per raccogliere informazioni sui suoi avvocati da usare in tribunale [9]. Non è tutto. La principale agenzia di spionaggio britannica, Government Communications Headquarters, ha collezionato gli indirizzi IP di chiunque visitasse il sito di WikiLeaks [6]. L'obiettivo era colpire la "rete umana" di solidarietà nei suoi confronti. Gli abusi sono continuati anche durante il processo che si tiene in Gran Bretagna, e che deciderà se Assange verrà estradato negli Stati Uniti. Per esempio, appena prelevato dall'ambasciata ecuadoregna, non gli venne concesso di portare con sé né vestiti né gli occhiali di lettura, che ottenne solo dopo settimane [8]. Nel frattempo, subito dopo l'arresto, l'FBI rubava i suoi documenti legali privati dall'ambasciata, senza nessuna autorizzazione [10]. Assange è tuttora detenuto in una prigione di massima sicurezza, riservata a chi "rappresenta una grave minaccia per il pubblico, la polizia o la sicurezza nazionale" [8]. Tenuto in isolamento per mesi, gli è stato persino impedito di incontrare i suoi legali [11]. In poche parole, Assange ha subito vessazioni, ingiustizie e abusi a ogni passo [8]. Il tutto ammonta a una tortura psicologica – e a dirlo è l'inviato speciale ONU contro la tortura, Nils Melzer [7]. La campagna ha funzionato: la salute di Assange è da anni in condizioni critiche. La lista include un'infezione dentaria, sintomi di depressione, e forse sintomi di malattia cardiaca [12]. Da anni palesa intenzioni suicide, stando a numerosi psichiatri che l'hanno visitato; e ci sono pochi dubbi che si toglierà la vita se dovesse essere estradato negli Stati Uniti [8]. Che questa sia una persecuzione politica mascherata da processo è evidente anche dalle accuse che gli sono mosse. Ufficialmente Assange ha ricevuto 18 capi di imputazione: una riguarda un supposto crimine informatico, le altre 17 sono violazioni dell'Espionage Act. L'accusa di crimine informatico è straordinariamente debole. Si basa su una discussione che ha avuto con Chelsea Manning riguardo la possibilità di craccare una password. Password che non è mai stata craccata. [13]. L'Espionage Act invece è una legge del 1917, in periodo di prima guerra mondiale, e puniva chiunque si opponesse alla partecipazione americana alla guerra. La legge era quindi un autentico strumento di repressione dellà libertà di parola; o, per dirla con le parole del presidente Wilson, la 'ferma mano di rigida repressione' del governo [14]. Come da intenzione, la legge venne usata per punire il dissenso da parte di cittadini. Per esempio vennero incarcerati il leader di un sindacato, l'International Workers of the World, e l'allora candidato socialista alla presidenza. L'arresto di un candidato presidente per colpa della sua posizione sulla guerra dà un'idea della reale natura della democrazia statunitense. In ogni caso, è significativo che Assange venga punito con una legge del genere. L'accusa però ha una conseguenza gravissima: criminalizza il giornalismo stesso. Finora nessun giornalista era stato accusato di aver violato l'Espionage Act. Ci avevano provato sia l'amministrazione Truman che il grand jury di Boston alla pubblicazione dei Pentagon Papers, ma nessun giornalista è mai stato rinviato a giudizio. Questo perché le autorità americane hanno sempre evidenziato la minaccia alla libertà di espressione, nonché il rischio di un disastro di pubbliche relazioni [14]. Con Assange si creerebbe un pericoloso precedente. Stando a un avvocato esperto dell'Espionage Act, Carey Shenkman, «Quello che si conclude, in generale da parte di giornalisti ed editori, è che qualsiasi giornalista in qualsiasi Paese del mondo – in effetti qualunque persona – che riferisce segreti non conformi alle posizioni di policy dell'amministrazione USA ora può essere accusato ai sensi dell'Espionage Act del 1917» [14]. Questa è la stessa conclusione a cui era arrivata l'amministrazione Obama nel 2013. Era stato chiamato il "New York Times problem", perché accusare Assange e WikiLeaks di aver pubblicato documenti riservati avrebbe reso punibile anche altri giornali, come il New York Times [13]. Diverse associazioni per la libertà di stampa hanno denunciato questo rischio. Reporters sans frontières parla di «pericoloso precedente» che mette a rischio chiunque pubblichi informazioni confidenziali [15]. Il Committee to Protect Journalists allo stesso modo si è schierato in difesa di Assange, affermando che il procedimento contro di lui è «un rischio per i giornalisti di tutto il mondo», in quanto «criminalizzano le pratiche di base nel riportare le notizie e la pubblicazione di informazioni ottenute tramite esse» [16]. La Freedom of the Press Foundation giudica la questione «scioccante», nonché «la minaccia al primo emendamento [che protegge tra le altre cose anche la libertà di espressione, nda] più significativa e spaventosa del ventunesimo secolo» [17]. In tutto questo colpisce il silenzio dei media, gli stessi che hanno fatto scoop e profitti grazie alle informazioni pubblicate da WikiLeaks. È singolare il silenzio di fronte agli abusi dello Stato più forte nel mondo nei confronti di una singola persona che ha osato sfidarlo – non con delle calunnie, non con la violenza, ma con del semplice giornalismo. Ma ancora più singolare è il silenzio mantenuto di fronte a un rischio così grave per il giornalismo – almeno quello che si oppone alle ingiustizie e ai soprusi. Questa storia mette a nudo tante cose. Si basa su una vicenda che ha mostrato al mondo la violenza degli Stati Uniti nelle varie guerre in medio Oriente; e mostra al mondo, direttamente, la punizione che aspetta chiunque osi smascherarla. Mostra quanto vale il diritto: un atto di giornalismo rischia 175 anni di carcere, mentre le persecuzioni illegali di Assange e i crimini di guerra statunitensi rimangono impuniti. Mostra la vera natura dei media, felicemente omertosi sulla sorte di Assange e del giornalismo.

Fonti:

[1] https://wikileaks.org/What-is-WikiL...

[2] https://www.spiegel.de/internationa...

[3] https://www.iraqbodycount.org/analy...

[4] https://collateralmurder.wikileaks.org/

[5] https://assangedefense.org/live-blo...

[6] https://theintercept.com/2014/02/18...

[7] https://medium.com/@njmelzer/demask....

[8] https://theintercept.com/2020/10/06...

[9] https://shadowproof.com/2020/09/30/...

[10] https://shadowproof.com/2020/10/03/...

[11] https://shadowproof.com/2020/04/10/....

[12] https://shadowproof.com/2020/09/24/...

[13] https://theintercept.com/2020/09/30...].

[14] https://shadowproof.com/2020/09/17/...

[15] https://rsf.org/en/free-assange

[16] https://cpj.org/2019/12/press-freed...

[17] https://freedom.press/news/trump-ad... Altri link: YouTube, "Collateral Murder - Wikileaks - Iraq": https://www.youtube.com/watch?v=5rX...

Foto: Wikimedia




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