mercoledì 10 ottobre - Aldo Giannuli

Il problema del deficit e l’incubo delle elezioni europee

Uno spettro si aggira minaccioso per le cancellerie europee: il fantasma delle prossime elezioni per il Parlamento di Strasburgo. E’ presto per i pronostici, ma qualcosa si può già prevedere: i socialisti tracolleranno in Italia, Austria, Grecia, Francia, Belgio, Spagna, andranno maluccio in Norvegia, Danimarca, Repubblica ceca, e nel resto, salvo, forse il solo Portogallo dove è possibile qualche piccola avanzata.

Morale: il gruppo parlamentare si ridurrà in misura dal 30 al 50% di quello attuale. Andrà un pochino meglio ai Popolari (che precipiteranno in Italia ed Austria, ma conterranno le perdite grazie all’arrivo di galantuomini come gli ungheresi di Orban. Verdi e liberali si ridurranno anche se di poco, dato che già non hanno molto. I gaullisti caleranno discretamente ma saranno compensati da Macron che, però, non riuscirà a compensare la flessione sia dei gaullisti che dei socialisti. Insomma, l’attuale maggioranza socialista-popolare con gli apporti di verdi, liberali, Macron e Gaullisti realisticamente, è sotto il 50% e rischia molto seriamente di andare anche sotto il 45%.

Questo non significa che ci sarà una maggioranza “sovranista” sia perché ci sono parecchi “altri” (Podemos, Linke, catalanisti, forse Altra Europa, se ce la fa a fare il 4% come, peraltro, la lista di Varoufakis) sia perché i sovranisti sono uniti contro l’Europa, ma divisi su tutto il resto: i 5stelle sono sulla stessa linea di quelli di Visegrad o dei Veri Finlandesi, Afd non è propriamente la stessa cosa del Fn della Le Pen o della Lega di Salvini. Poi ci sono gli imprevedibili come Orban che per ora sta con i popolari, ma che facilmente potrebbero far gruppo con altri populisti, Siryza voterà con l’opposizione di sinistra o passerà armi e bagagli con gli “Europeisti”? Tsipras è un venduto capace di ogni capriola, ma è pronto ad entrare in maggioranza magari con Orban? Non ci stupirebbe nulla.

Dunque, l’ipotesi più probabile ò quella di un parlamento ingovernabile che forse riuscirà ad eleggere al terzo scrutinio un Presidente di Assemblea di minoranza.

Questo probabilmente è chiaro anche ai vari gerarchi dell’Unione che hanno il problema di far fronte alla vicinissima scadenza elettorale. Anche per questo il caso italiano diventa un rebus mica tanto semplice da superare.

Da un lato, l’elettorato “europeista” reclama il rigore contro l’Italia populista e sovranista ed, in particolare in Germania, potrebbe essere spinto a votare Afd per lanciare un segnale: se dobbiamo sottostare ai ricatti delle cicale del sud Europa, meglio andarcene con il Marco o magari con un Euro del nord con Olandesi, Finlandesi, ecc.

Però una linea di rigore anti sovranista potrebbe dare a 5stelle e Lega l’argomento dell’aggressione europea alla sovranità italiana, consegnando loro nuovi consensi, ma questo sarebbe il meno peggio, perché ripercussioni potrebbero esserci anche in Francia regalando consenso alla Le Pen e forse in Grecia (a favore di Alba Dorata) e in Norvegia, dove agli antieuropeisti sono già a livelli ragguardevoli.

Forse la quadratura verrà trovata in una procedura per infrazione con sanzioni limitate all’Italia e molta voce grossa, ma senza sporgersi troppo, in modo da rinviare il vero regolamento dei conti al prossimo anno. Solo che, di mezzo c’è la fine del Quantitative easing ed è difficile prevedere le reazioni degli investitori internazionali. Sette anni fa la tempesta dello spread fu domata da Draghi che salvò il governo Draghi facendosi garante, però:

1. il governo Monti era molto più gradito ai palati della finanza internazionale di quanto non sia il governo gialloverde attuale

2. Draghi era appena entrato alla Bce, mentre ora è in scadenza ed ha molta meno influenza

3. Eravamo in tempi di quantitative esasing che ora va a chiudersi

4. L’Italia era al 119% del debito sul Pil ed oggi supera il 133%

5. Monti faceva una sciagurata politica di austerity mentre questi fanno una politica ancora più sciagurata espansione della spera.

Per cui, fate un po’ voi: io ho il sentore di un crack molto vicino. E temo ci faremo molto male.




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