venerdì 23 ottobre - UAAR - A ragion veduta

Il papa e le unioni civili: una bolla mediatica

La notizia delle aperture papali sulle coppie gay, stavolta tratte da una vecchia intervista rilanciata in un film celebrativo, fa impazzire tutti i media. E riattizza il mito di un papa Bergoglio “rivoluzionario”. Ma, nella consueta tradizione del churchwashing, la Chiesa cattolica arriva storicamente tardi e si adegua a cambiamenti già avvenuti, sperando di attribuirseli.

Dal canto nostro, come laici, chiediamo alle istituzioni di intervenire e non pretendiamo placet da leader religiosi. Certo, può essere positivo che un papa cerchi di invertire la rotta di una radicata tradizione omofoba parlando alla sua opinione pubblica.

Ma cerchiamo di andare oltre l’acritico tripudio apologetico. Il papa, anche se cerca (e altri cercano) di riscrivere la storia, si è sempre opposto a leggi per tutelare le famiglie omogenitoriali. In Argentina aveva tuonato contro il matrimonio gay. Salvo poi, avendo ormai perso su quel terreno, accettare il minimo sindacale: le unioni civili, ormai sdoganate in molti paesi e anzi spesso superate da istanze come il matrimonio egualitario e la legge contro l’omotransbifobia. Tutte riforme laiche osteggiate anche in Italia dagli integralisti cattolici, spalleggiati dalla Chiesa e con il silenzio assenso del Vaticano. Basti ricordare che in Italia le unioni civili sono state approvate solo qualche anno fa, dopo una battaglia ventennale che ha visto la Chiesa sempre graniticamente ostile.

Il papa, se da una parte si mostra empatico verso gli omosessuali credenti, dall’altra continua a battersi contro la presunta “‘ideologia gender”, favorendo un clima di diffusa ostilità verso le persone lgbt e legittimando le componenti più integraliste nelle loro crociate dentro scuole e istituzioni. Emerge quindi la contraddizione di un Francesco che parla a platee e contesti diversi, lanciando messaggi talvolta opposti. La viralità con cui circolano le informazioni crea quindi cortocircuiti come questo. Infatti questa “novità” non è neanche tale. Le dichiarazioni papali che hanno suscitato tanto clamore sono tratte da un docufilm a lui dedicato: Francesco, diretto da Evgeny Afineevsky. Non propriamente un’inchiesta giornalistica dunque, anzi il classico prodotto di pia propaganda. E sono dichiarazioni datate, risalgono a più di un anno fa.

Cosa ha affermato il papa? Nel corso di una intervista della giornalista messicana Valentina Alazraki, trasmessa su Televisa nel maggio del 2019, Bergoglio ha detto che gli omosessuali hanno “diritto di stare in una famiglia” e che non devono essere cacciati di casa. Non proprio che debbano formare una famiglia omogenitoriale, come invece sembra dire la comune vulgata mediatica. Questa porzione è la prima frase riportata nel lancio del docufilm.

Poi nell’intervista cerca di mettere una pezza su quando disse che i genitori potevano rivolgersi a uno psichiatra per i figli gay. Qui c’è un piccolo giallo, evidenziato dai cattolici integralisti: il video dell’intervista sembrerebbe tagliato tra il minuto 57 e il 58. Da questa parte tagliata potrebbe essere stata ripresa la seconda porzione citata nel docufilm, ovvero quando il papa parla di approvare una “legge di convivenza civile” così che gli omosessuali siano “coperti legalmente”: una legge che aggiunge, “ho difeso”. Tale passaggio è censurato anche dalle trascrizioni diffuse dai media vaticani.

Nell’intervista Bergoglio ribadisce di essere “conservatore” e di difendere la dottrina, si schiera contro i matrimoni gay, precisa che l’accettazione delle persone “non vuole dire approvare gli atti omosessuali”. E infatti quando uscì, non si parlò affatto di aperture papali sulle unioni civili. Nel lancio del docufilm di Afineevsky invece sembrano montate ad arte (e tradotte in maniera interessata, si spinge a dire Mario Adinolfi) dichiarazioni che fanno riferimento a questioni differenti: i gay cacciati di casa e le unioni civili. Sarebbe curioso capire la dinamica che ha fatto emergere solo ora, fuori dal cilindro, questo leak bergogliano.

Una situazione complicata, espressione lampante dei meccanismi della distorsione mediatica, tanto che pure in questo caso l’apparato vaticano è intervenuto per stemperare l’ennesimo scivolone papale. Come si è premurato subito di spiegare padre Antonio Spadaro, direttore della rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica, il papa “non intende cambiare la Dottrina” ma è “molto aperto alle esigenze reali della vita concreta delle persone”. “Non c’è niente di nuovo. Si tratta di un’intervista data già parecchio tempo fa e già passata dalla recezione della stampa”, puntualizza.

Intanto, nel mondo reale, il Catechismo continua ad affermare che atti e relazioni omosessuali sono “gravi depravazioni”, “contrari alla legge naturale”, “non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale”, “in nessun caso possono essere approvati”, invitando i gay alla castità. E non ci risulta che il papa abbia approvato una legge per le unioni civili nello stato di cui è monarca assoluto, ovvero il Vaticano.

La redazione

Foto: Chatolic Church England/Flickr




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