martedì 12 novembre - Giovanni Greto

Il concerto di Enrico Bronzi e Ludovica De Bernardo al Teatro la Fenice per la stagione 2019-2020 di “Musica con le Ali”

Caloroso successo per la coppia formata da una giovane pianista e da un affermato violoncellista

“Musica con le Ali”, Associazione culturale senza fini di lucro, presieduta da Carlo Hruby - che la costituì assieme alla sua famiglia nel 2016, per sostenere, valorizzare e promuovere giovani musicisti italiani di grande talento e aiutarli nella loro crescita professionale -, per il secondo anno ha organizzato un’interessante stagione concertistica al Teatro la Fenice di ben 17 concerti, a partire dalla metà di settembre.

Ho avuto modo di ascoltare ed apprezzare il duo composto da Enrico Bronzi, violoncello e Ludovica De Bernardo, pianoforte, in una sala Apollinea del Gran Teatro, gremita di pubblico di tutte le età.

Assai impegnativo, il programma ha proposto come primo brano “Introduzione e Polacca Brillante in Do maggiore, op.3 “ di Frederyk Chopin (Zelazowa Wola, Varsavia, 1810 – Parigi, 1849). Cronologicamente, Chopin, a soli 19 anni, scrisse dapprima la Polacca, o Polonaise, che prende il nome dall’omonima danza nazionale polacca dal carattere maestoso, in tempo moderato a ritmo di ¾, risalente ala fine del XVII° secolo. Visto il grande successo ottenuto con le prime esecuzioni – Chopin, è bene sottolineare, fu anche un prodigioso pianista – nei salotti degli amici, un anno dopo l’Autore decise di farla precedere da un’ Introduzione a tempo lento. Il carattere tra il sognante e lo strappalacrime è stato bene evidenziato dalle espressioni del volto di Bronzi, impegnato in un fraseggio melodico. La Polacca, in tempo “Allegro con spirito”, è arricchita da parecchi effetti, come ad esempio, una serie di pizzicato-strappato del violoncello, a commentare il fraseggio del piano. E ancora, un tema trionfale del violoncello, replicato con un’accentuata percussione del pianoforte. Dura soltanto dieci minuti, ma l’intensità che comunica è esaltante.

Molto più ampia la durata dei due brani successivi, entrambi di autori russi. La “Sonata per violoncello e pianoforte in Re minore op.40”, in quattro movimenti, fu composta da Dmitrij Sostakovic (San Pietroburgo, 1906 – Mosca,1975) nell’estate del 1934. La prima esecuzione spettò proprio a lui, in duo col violoncellista Viktor Lvovich Kubatsky, dedicatario della partitura.

La Sonata inizia con un lungo “Allegro non troppo”, ricco di variazioni in corso di esecuzione. Ludovica preme con forza sui tasti, mentre Enrico nelle corde basse dello strumento esegue un fluido fraseggio nel primo tema, intenso e cantabile. Luminosa la scrittura solistica del pianoforte nella parte medio acuta, contemporaneamente al fraseggio del violoncello, a volte in felice controtempo, oppure in una sorta di domanda e risposta. Nel prosieguo, domina una sensazione di mistero : alle poche note del piano, rispondono lunghe discese del violoncello. Ad una ripetizione insistita di poche note nella parte bassa della tastiera segue una graduale diminuzione di velocità che annuncia il finale. Molto arrembante nell’ ”Allegro” il violoncello, sostenuto da accordi percussivi insistiti nelle note acute. Affascina un pizzicato arricchito da effetti prodotti dall’archetto mentre la mano sinistra scivola lungo le corde, accarezzandole per creare dei glissandi. Un canto accorato del violoncello con poche note mantenute nel tempo connota la sofferenza nel “Largo”. Il commento del pianoforte è affidato a piccoli ma significativi tocchi, mentre il tono del movimento diventa ancora più lamentoso e mesto, nonostante la liricità dello strumento ad arco. Nell’ “Allegro” conclusivo, gli strumenti paiono rincorrersi, le dinamiche salgono e scendono. Il violoncello si scatena, aumentando il volume, con la conseguenza di far volar via qualche crine dell’archetto. Ci sono momenti ritmicamente marziali, un lieve pizzicato e una partenza a razzo del pianoforte. La dinamica scende, per risalire bruscamente in un rapido, irruento finale tematico bruscamente interrotto.

Il brano più lungo (37 minuti) è la “Sonata per violoncello e pianoforte in Sol minore op.19”, in quattro movimenti, scritta tra l’estate e l’inverno del 1901 da Sergej Rachmaninov (Novograd, 1873 – Beverly Hills, 1943), nella quale si avvertono i richiami all’antica tradizione russa, forse ancora più cara per un musicista costretto all’esilio dopo la Rivoluzione d’Ottobre. Un inizio palpitante, nel “Lento – Allegro moderato”, accanto a momenti poetici ed accorati. Percussività estrema ed uso dei pedali per il pianoforte. Un forte pizzicato/strappato del violoncello, in un convulso fraseggio con la tastiera. Molto attenta, Ludovica non allontana gli occhi dallo spartito. Nell’ “Allegro scherzando”, le qualità tecniche di Ludovica, ipotizzano una sua affermazione nel corso del tempo e nel prosieguo degli studi. Nell’ “Andante”, emerge ancora una volta il tono malinconico descritto dal pianoforte e il bellissimo suono del violoncello, uno strumento Vincenzo Panormo del 1775 che intreccia con la tastiera un dialogo melodico assai fantasioso. Movimenti ampi sugli strumenti, che a volte sembrano rincorrersi, saliscendi di volume, contraddistinguono l’ “Allegro mosso” conclusivo. L’appassionato ed espressivo dialogo fra i musicisti diventa appassionante per il pubblico.

Applausi più che calorosi nella platea eccitata, inducono i solisti ad un breve bis, già utilizzato, mi pare di ricordare, da Bronzi. Si tratta di “Vocalise”, ancora di Rachmaninov, che il musicista presenta così : “un brano apparentemente innocuo, che contiene dei segreti”. Assai cantabile, potrebbe far pensare ad un bel brano di pop melodico, come alcune tra le tante canzoni di successo dei Beatles.

Foto: Pixabay




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