Il 24 agosto ho pubblicato il messaggio che mi è stato inviato sulla situazione della casa circondariale di Treviso, mi è stata segnalata un’accusa al direttore perché ostacolava la presenza dei volontari.
Quest’ultimo mi ha scritto dicendomi che è stato fatto un primo ciclo di incontri aperti alla cittadinanza per promuovere l’attività di volontariato. Ben vengano queste iniziative perché è proprio di questo che c’è bisogno per migliorare la detenzione, soprattutto quando c’è una condizione difficile come a Treviso dove l’ultimo rapporto di Antigone, contava 258 presenze (ci sono stati anche picchi di 320), a fronte di una capienza di 128 detenuti e se la situazione non è cambiata: la sezione per i semiliberi è un unico stanzone male illuminato, male aerato e sovraffollato, disagevole a dire degli stesi operatori dove c’è carenza di personale.
Mancano 64 agenti-assistenti, 5 ispettori, 4 vice-sovrintendenti; mancano gli infermieri. Questa è una condizione che non agevola il lavoro degli operatori, tanto meno la permanenza dei reclusi, infatti ci sono stati tentati suicidi e forme di protesta violente in passato, nel dicembre del 2009 c’è stata una vera e propria rivolta.
Sempre in base a quanto riportato da Antigone ci sono circa venti volontari e la loro attività si esplica con forme di assistenza individuale, attraverso lo svolgimento di colloqui, quanto con attività collettive, attraverso l’attivazione di gruppi di intrattenimento o di hobbistica (cineforum, educazione fisica, pittura, giardinaggio, cucina, musica, coro, ecc.).
Solo un quarto dei reclusi può lavorare all’interno delle mura quindi credo che anche su quest’aspetto si possa tentare di incidere di più. Certo, a fronte dei tagli che vengono fatti all’Amministrazione Penitenziaria le cose non possono cambiare dall’oggi al domani, però si può sempre tentare di migliorare e le critiche, che non volevano essere diffamatorie, devono servire da stimolo.
Spero che l’iniziativa di apertura al carcere sia la prima di una lunga serie e possa davvero tendere ad umanizzare l’ambiente per chi lavora, per i volontari, ma anche per chi deve pagare un debito con la giustizia.