mercoledì 24 maggio - Marinella Zetti

Il Salone del libro vola “oltre il confine”

Numeri da record per la manifestazione di Torino. Ed ora cadranno molte teste a Tempo di Libri. Eppure, se anziché percorrere la strada dell’arroganza, imboccassero quella della collaborazione…

I numeri non lasciano dubbi: 165.746 i visitatori, di cui 140.746 al Lingotto e oltre 25mila al Salone Off. Il Salone Internazionale del Libro, che si è concluso lunedì 22 maggio, è stato un grande successo. Torino ha risposto al tentativo di Milano di sottrarre la manifestazione, “uno schiaffo all’arroganza degli editori milanesi”, ha commentato qualcuno. Infatti, alla conferenza stampa di chiusura sono già state annunciate le date della prossima edizione: si terrà dal 10 al 14 maggio 2018.
E Tempo di Libri? È il momento delle riflessioni e delle assunzioni di responsabilità. Cadranno teste, molte. In primo luogo occorrerà prendere atto che, come recita un proverbio “la gatta presciolosa fa i gattini ciechi”, ovvero forse era meglio attendere una data più consona e non infilare Tempo di Libri tra Pasqua e il ponte del XXV aprile. Ma è risaputo che la storia non si fa con i “se” e con i “ma”.
In ogni caso io resto della mia idea: il livello degli incontri di Tempo di Libri era molto alto, soprattutto quelli professionali e quindi sarebbe opportuno non buttare alle ortiche quanto è stato fatto.

Autori, lettori ed editori

Ed ora vi racconto il “mio” Salone, quello che ho vissuto durante il mio viaggio a Torino.
Che l’evento sarebbe stato un successo l’ho capito in metropolitana: vagoni strapieni. Certo la maggior parte erano espositori, alcuni nemmeno molto soddisfatti perché ripetevano tra loro “tanta gente, però pochi acquisti”. E qui ho realizzato che al Salone gli editori vanno per fare promozione ma soprattutto per vendere i libri. Insomma il Salone, a mio avviso, è una grande libreria dove si va per acquistare a prezzo scontato e incontrare gli autori. Nulla è cambiato da quando ci andai tanti anni fa, il Lingotto era appena stato restaurato, e mi colpì questo aspetto commerciale. In realtà mi sentivo come una bambina nel Paese dei balocchi: una grandissima libreria tutta per me, con l’opportunità di incontrare e ascoltare gli scrittori. Oggi con Internet, le numerose manifestazioni dedicate ai libri, soprattutto il Festival della Letteratura di Mantova, la situazione è cambiata. Eppure il Salone esercita ancora un grande fascino.

Al Salone si respira l’aria di Festa, di Sagra del paese con le bancarelle che espongono libri e i visitatori che saltano da uno stand all’altro attirati dalle copertine e dalle parole degli espositori. Ci sono code e calca ovunque: davanti alle sale dove sono previsti incontri e davanti agli stand. Infatti, quasi in ogni stand c’è una presentazione oppure musica o letture. È tutto un vociare, in certi momenti il livello del rumore è veramente molto alto.

Anch’io faccio parte della massa che si muove da un padiglione all’altro: entro negli stand e osservo. Chiedo agli espositori cosa pensano del Salone: la risposta è sempre positiva. In particolare le medie e piccole case editrici: stanno vendendo al di là di ogni più rosea previsione. In effetti lo noto anch’io, le persone privilegiano le case editrici indipendenti, prendono in mano diversi libri e quasi sempre ne acquistano almeno uno.

Collaborazione anziché arroganza

L’unico neo, dal mio punto di vista, sono gli incontri professionali: il livello è molto basso rispetto a quelli di Milano. E preciso, nulla da rimproverare ai relatori, semplicemente il taglio è decisamente diverso e anche l’affluenza: meno gente rispetto agli incontri con gli autori. Mentre a Milano era esattamente l’opposto: workshop professionali tutto esaurito con persone sedute per terra, incontri con gli autori pubblico scarso.
E poi a Milano si è parlato con grande competenza anche di editoria digitale, mentre a Torino ebook e affini sono assolutamente banditi. Però esistono, non si possono ignorare.

Forse dovrebbero riflettere anche gli organizzatori: lo spazio c’è per entrambi, basta trovare la giusta collocazione per Tempo di Libri. E, anziché fare la guerra con arroganza e spocchia, i due contendenti dovrebbero sedersi attorno a un tavolo e trovare la strada della collaborazione. Ne trarrebbero vantaggi tutti: autori, lettori ed editori.
Vela pena ricordare che, secondo i dati Aie/Istat, Torino annovera due milioni di lettori e Milano ben 5 milioni.
E poi nel capoluogo lombardo c’è Inge Feltrinelli che non ama le manifestazioni italiane perché le ritiene molto provinciali rispetto alla Fiera Internazionale del Libro di Francoforte che si tiene a ottobre. Mese che molti “consigliano” per Tempo di Libri.
Insomma c’è molto da considerare e su cui riflettere.

A mio avviso le due manifestazioni sono, o meglio, potrebbero essere complementari, ma io parlo con il buon senso e senza interessi economici e politici alle spalle. Mi auguro che lo stesso spirito collaborativo riesca a guidare anche chi dovrà decidere le sorti di Tempo di Libri. Soprattutto nella scelta delle date.




Lasciare un commento