lunedì 28 ottobre - Giovanni Greto

Il Recital di Silvia Perez Cruz con Marco Mezquida al Blue Note di Tokyo

Conquista un giorno in più l’artista catalana Silvia Perez Cruz (Palafrugell, costa Brava, 15 febbraio 1983), nell’esibirsi al Blue Note: tre doppi set, rispetto ai due di circa un anno e mezzo fa. Allora era accompagnata da un quintetto d’archi. Questa volta si è presentata assieme ad un giovane pianista, che sta ottenendo sempre più consensi, dimostrandosi esperto come un veterano, Marco Mezquida (Mahon, isola di Minorca, 11 marzo 1987).

E’ più bello ascoltarla così, date le piccole dimensioni del locale. Si respira un’aria casalinga, sembra di ascoltare un’amica che canta per rendere felice sé stessa e quelli che le stanno accanto. Ma non ha cantato soltanto. Ha suonato la chitarra e in una canzone un pianoforte verticale, collocato sul palco poco distante da quello a coda.

Assisto al primo set del giorno d’esordio. Inizia a cantare “Estrela, estrela”, del cantautore e scrittore brasiliano Vitor Ramil, una canzone del 1980, che dà il titolo all’album del debutto. Inizia con la voce nuda, che a poco a poco si espande avvolgendo il locale. Prima di suonare il piano a coda, Marco contribuisce a prolungare quell’aria di mistero che Silvia ha creato, con delle sonorità prodotte dallo strisciare le corde dello strumento.

 "Vestida de nit” è forse un omaggio ai suoi genitori che ne sono gli autori. Il padre, che non c’è più, Castor Perez, chitarrista, ha composto la musica, la madre, il testo. Marco questa volta stoppa le corde del piano a coda, ottenendo una sonorità che ricorda quella di una chitarra acustica.

Seguono due canzoni che fanno parte della colonna sonora di un film e di un documentario, per le quali Silvia, che anche vi compare, ha scritto la musica. “Plumita”, con un testo dello scrittore Mauricio Rosencof, si ascolta in “La noche de 12 anos”, del regista uruguaiano Alvaro Brechner. “Manana”, con un testo della scrittrice catalana Ana Maria Noix (Barcellona, 1947 – 2014), si ascolta nel documentario “Ana Maria Noix, passiò per la paraula” del regista Anastasi Rinos. In quest’ultima, Marco suona un pianoforte verticale aperto e Silvia una chitarra acustica. Si accompagna in maniera molto ritmica senza far uso del plettro.

Di nuovo una canzone dal Brasile, la cui musica è molto amata da Silvia. E’ “Asa branca”, scritta nel 1947 da Luiz Gonzaga. Parla dell’aridità del sertao, l’entroterra. Silvia suona la chitarra, Marco il pianoforte verticale. La sua versione è più veloce rispetto all’originale e gioiosa, quasi per acquistare forza nel sopravvivere nonostante la difficile situazione climatica.

Tra le canzoni conosciute, spicca una accorata versione di “The Sound of Silence”,di Paul Simon: anche questa la si ascolta nel film del regista uruguaiano sopra citato. Un lungo inizio con la sola voce di Silvia. Poi entra la chitarra, ma con accordi diversi che non fanno capire di che brano si tratti. Per ultimo, il pianoforte a coda esegue un’improvvisazione, alla fine della quale Silvia suonerà gli accordi abituali, che faranno riconoscere la canzone. I toni sono drammatici, probabilmente legati al contenuto della pellicola.

Il Recital si conclude con una Medley di tre composizioni. La classica “Christus factus est”, il cui testo latino è estrapolato dalla lettera di San Paolo ai Filippesi. E’ stato musicato da parecchi musicisti in epoche diverse. Silvia forse lega insieme la versione del tardo Rinascimento di Felice Anerio (Roma, 1560 – 1614) con quella di fine Ottocento di Anton Bruckner (Ansfelden, 1824 – Vienna, 1896). Più che cantare il testo latino, Silvia esegue con bravura una serie di affascinanti melismi, che continuano nella seconda canzone, la malinconica “Lonely Woman” di Ornette Coleman (1930 - 2015), uno dei musicisti più rispettati dell’avanguardia jazzistica. L’ultima canzone è uno standard plurinterpretato, “My funny Valentine”, di Richard Rodgers (New York, 1902 – 1979) e Lorenz Hart ( New York, 1895 -1943). La canta in inglese, alla maniera di un’esperta “Crooner”.

Come al solito, dopo gli applausi affettuosi, i musicisti ritornano sul palco per i bis. Il primo è una canzone dei Radiohead, “No Surprises”, eseguita a sorpresa, da Marco, su di un “Toy piano”, il pianoforte-giocattolo tradizionalmente infantile.

A seguire, un brano cantato in giapponese da Silvia, con una discreta pronuncia, messo in musica da Marco, per la gioia del pubblico presente.
Prima di rientrare nella saletta adibita a ristorante, nell'intervallo tra il primo e il secondo set, Silvia, seduta su un alto sgabello all’ingresso, firma una cartolina con la foto sua e di Marco, preparata per lo spettacolo, non essendo ancora pronto il suo ultimo disco, che uscirà in primavera. Poi, con il suo splendido, eterno sorriso sulle labbra, si fa fotografare assieme a un numero considerevole di spettatori, tutti contenti della sua affabilità.

Foto: Yuka Yamaji

 




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