martedì 5 gennaio - Antonio Mazzeo

Il Pentagono insiste con interventi nel Corno d’Africa. Arrivata la portaerei Nimitz

Le acque più armate e militarizzate del pianeta a fine 2020? Quelle del Corno d’Africa. Il 28 dicembre, l’United States Africa Command, il Comando militare per le operazioni USA nel continente africano ha reso noto il trasferimento a largo della Somalia del gruppo navale d’attacco guidato dalla portaerei a propulsione nucleare “Nimitz” per fornire un sostegno operativo alla Joint Task Force Quartz, la forza di pronto intervento attivata dal Pentagono in Corno d’Africa. Del Nimitz Carrier Strike Group fanno parte oltre alla portaerei “Nimitz” e ai sessanta velivoli da guerra imbarcati (cacciabombardieri, aerei spia, ecc.), gli incrociatori lanciamissili “USS Princeton” e “Philippine Sea” e il caccatorpediniere “Sterett”.

Il gruppo aereonavale proviene dal Golfo Persico dove ha effettuato una serie di esercitazioni congiuntamente alle forze armate di Oman e Bahrein. “Il Nimitz Carrier Strike Group è stato schierato nell’area operativa controllata dalla V Flotta USA per garantire la stabilità e la sicurezza nella Regione Centrale, mettendo in connessione il Mediterraneo e il Pacifico attraverso l’Oceano Indiano occidentale e i tre stretti marittimi critici per il libero flusso del commercio globale”, riporta US Africom. “Il gruppo aereonavale porta incredibili capacità belliche all’Operazione Octave Quartz, il cui scopo è quello di ricollocare le forze militari USA presenti in Somalia in altre località operative dell’Africa Orientale mentre continuiamo a mantenere la pressione contro le minacce regionali e i gruppi estremisti violenti e a supportare le forze armate dei paesi partner”.

La componente aeronavale dell’Operazione Octave Quartz è costituita dal Makin Island Amphibious Ready Group, il gruppo anfibio di pronto intervento guidato dalla nave d’assalto “USS Makin Island” con i cacciabombardieri F-35B Lightning II e AV-8B Harrier e i convertiplano MC-22B Osprey e di cui fanno parte pure le unità da trasporto “San Diego” e “Somerset” con a bordo gli uomini della 15th Marine Expeditionary Unit del Corpo dei Marines. A fianco dei due gruppi aeronavali il Pentagono ha schierato a largo della Somalia pure la nuova unità di base mobile per le spedizioni della Marina militare USS Hershel “Woody” Williams con 260 uomini, numerosi elicotteri d’attacco MH-53 ed MH-60 e i velivoli senza pilota MH-8 Fire Scout.

La Joint Task Force Quartz è stata attivata a largo delle acque somale subito dopo la visita in Africa Orientale del comandante dell’U.S. Africa Command, il generale Stephen Townsend, a metà dicembre. Nel corso dei suoi incontri con i leader politici e militari Kenya, Somalia e Gibuti, il gen. Townsend ha spiegato che il “ritiro” dei 700 militari schierati in territorio somalo “non rappresenta uno sganciamento degli Stati Uniti dall’Africa Orientale”. “Noi continuiamo ad essere impegnati ad aiutare gli alleati africani per costruire un future più sicuro”, ha dichiarato il comandante di US Africom. “Restiamo sempre pronti a colpire gli Al-Shabaab in ogni momento e in ogni luogo sia necessario”.

Le intenzioni di Washington di schierare un’invincibile armata in Corno d’Africa non solo per mostrare i muscoli ma anche per portare a termine una serie di strike in territorio somalo trovano conferma dall’attacco aereo condotto alla vigilia di Natale contro un presunto compound degliLe forze USA avevano effettuato altri due attacchi in Somalia il 10 dicembre, distruggendo alcuni campi di miliziani nei pressi di Jilib, a 110 km a sud circa dalla città di Kismaayo. Secondo il Pentagono, nei due attacchi sarebbero stati uccisi “otto terroristi noti per il loro importante ruolo nella produzione di esplosivi ed ordigni improvvisati trasportati da veicoli utilizzati frequentemente per colpire civili innocenti”. Con l’arrivo del gruppo aeronavale guidato dalla portaerei “Nimitz” è presumibile che nei prossimi giorni saranno lanciati nuovi massicci attacchi in territorio somalo.

Articolo pubblicato in Africa ExPress il 31 dicembre 2020, https://www.africa-express.info/202...

 

 




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