lunedì 13 settembre - Armando Michel Patacchiola

Il Pakistan sta interferendo nel Panjshir?

Nei giorni scorsi ci sarebbero stati aiuti per sconfiggere il Fronte di Resistenza Nazionale nel Panjshir. Il Pakistan ha molti interessi in Afghanistan e da anni sostiene i talebani in varie forme. Ma la comunità internazionale ha intimato a tutti di non interferire nel dialogo intra-afghano.

Droni e aerei pakistani avrebbero aiutato i talebani nella presa della Valle del Panjshir, l’ultima sacca di resistenza dell’avanzata dei talebani in tutto il territorio dell’Afghanistan. E’ quanto riportato nei giorni scorsi dalla BBC, una delle più autorevoli emittenti al mondo. L’emittente britannica sostiene che i droni sarebbero stati usati per colpire alcune postazioni strategiche del Fronte di Resistenza Nazionale (NRF), anche se non ha specificato quali siano state colpite. Una delle fonti è stata un giornalista afghano, Tajuddin Soroush, che afferma di essere stato informato direttamente dal governatore del Panjshir Kamaluddin Nizami. Un’esperta di Difesa, la dottoressa Maria Sultan, ha affermato alla BBC che «non sembra [esserci] alcun vantaggio strategico nell'effettuare un simile attacco» visto che l'esito della lotta per il controllo dell'Afghanistan è già garantito. Anche secondo la Cnn Islamabad avrebbe fornito sostegno aereo, forse addirittura con dei caccia. Il sito di informazione Atalayar, ripreso dal sito Analisi Difesa, ha parlato di circa 20 elicotteri che avrebbero lanciato ordigni dal cielo contro le postazioni della resistenza. In una delle azioni compiute dal Pakistan avrebbe perso la vita il portavoce del NRF Fahim Dashti, rimasto ucciso da un attacco alla sua automobile. Anche Ahmad Massoud, capo della resistenza del Panjshir, ha dichiarato di aver subito delle perdite per mano pakistana. Mentre il suo alleato, Amrullah Saleh, ex vice presidente, avrebbe perso il fratello Rohullah Azizi, che è stato catturato e giustiziato dai talebani dopo la conquista della Valle del Panjshir.

L’Iran è stato l’unico paese estero a mostrare un po’ di sostegno al Panjshir. Lunedì 6 settembre, riporta l’agenzia di stampa ANI, l’Iran ha dichiarato che l’«intervento del Pakistan negli attacchi del Panjshir è attualmente sotto esame». L’Iran, è noto, è un baluardo difensivo e punto di riferimento per il mondo sciita, minoranza che in Afghanistan è presente per circa il 9 percento della popolazione, soprattutto tra gli hazara. Secondo alcuni esperti iraniani, a differenza che in passato, quando l’etnia hazara fu presa di mira con rappresaglie, torture e uccisioni, ora i talebani non risulterebbero un’insidia per questa minoranza. Lo stesso non varrebbe però per i tagiki del Panjshir.

Il Fronte di Resistenza Nazionale verso la sconfitta

Sul Panjshir sventola ormai la bandiera bianca talebana, ma sulla valle, che si estende per 120 km, circondata da montagne che superano i 4000 metri, si starebbe comunque combattendo solo sotto forma di guerriglia. La via principale, la Saricha Road, e la città principale, Bazarak, sono cadute sotto il controllo talebano, e il FNR, con i suoi combattenti prevalentemente di etnia tagika, si sarebbe rifugiato nelle montagne circostanti, ha dichiarato a France 24 Fahim Fetrat, un portavoce del NFR. Dietro quasi tutti i successi talebani, anche quelli prima della presa di Kabul del 15 agosto, ci sarebbe lo zampino del Pakistan.

Pochi giorni fa Faiz Hameed, tenente generale dell'Inter-Services Intelligence (ISI), era a Kabul per incontrare la leadership dei talebani e parlare del nuovo assetto istituzionale e politico del nuovo emirato. Nonostante i tentativi di contraddire la vittoria talebana, sembra difficile che il giovane Massud possa resistere come fece suo padre Ahmad Shah Massud, “Il leone del Panshir”, nella precedente resistenza ai talebani tra il 1996 ed il 2001. Domenica 5 settembre Massud ha dichiarato di esser pronto a deporre le armi se i talebani termineranno il loro assalto. L’ostilità orografica della valle del Panjshir offre molte occasioni di difesa, ma a differenza del passato le vie di fuga verso il Tagikistan sarebbero occluse, così come i rifornimenti, pochini per poter sostenere la resistenza. Motivo per cui le dichiarazioni di Massud, che ha offerto anche tentativi di rappacificazione, sembrerebbero azioni disperate, dettate dalla debolezza, più che ipotesi politiche concrete.

Che interessi ha il Pakistan in Afghanistan?

Il governo pakistano ha più volte negato di aver dato supporto militare o di alcun tipo ai talebani. Nei giorni scorsi un portavoce delle forze armate, il generale Babar Iftikhar, ha dichiarato alla BBC che gli attacchi sono da considerarsi «complete bugie», e una «propaganda irrazionale dell’India». Il 10 settembre il portavoce del ministro degli Esteri pakistano, Asim Iftikhar, ha invece parlato di «una maligna campagna di propaganda» nata per «diffamare il Pakistan e fuorviare la comunità internazionale». E’ noto che tra il Pakistan e l’India non corra buon sangue, al contrario del rapporto con l’Afghanistan. A fine agosto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha affermato che Islamabad «ha una responsabilità speciale» nella situazione nel Paese, «in parte a causa della stretta relazione con i talebani».

Secondo quanto riportato dal Council on Foreign Relations (CFR), sono molti i fattori che storicamente legano i due paesi: tra questi l’origine del Pakistan, un paese che è nato per ragioni religiose da una costola dell’impero delle indie britanniche nel 1947. L’Afghanistan è anch'esso quasi totalmente musulmano, visto che il 99.7 percento della popolazione professa l'islam. Inoltre è dalle madrasse pakistane che sono nati i talebani, che in origine sono state ideate anche come fonte e collante per il nazionalismo musulmano, e in avversione a quello etnico. Proprio i talebani sono visti come un deterrente alla nascita del Pashtunistan, una sorta di patria nazionale dell’etnia pashtun, quella prevalente in Afghanistan. La scissione etnica è un vero spauracchio per il Pakistan visto che i pashtun formano circa il 15 percento della popolazione, memore anche della separazione con il Bangladesh avvenuta nel 1971. Inoltre il Pakistan è interessato ad avere buone relazioni diplomatiche e politiche con il governo di Kabul. Per Islamabad, avere un governo a guida talebana sarebbe molto più conveniente, molto più di più, per esempio, di quello precedente guidato da Ashraf Ghani. Assieme al nuovo emirato, il Pakistan sarebbe infatti in grado di contrastare l’India, che secondo il Pakistan cerca di sfruttare le sue divisioni etniche e linguistiche per destabilizzare e disgregare il popolo pakistano e le sue istituzioni. Per tutte queste ragioni, anche dopo lo spartiacque dell’11 settembre, il Pakistan può essere considerato una delle principali fonti di sostegno finanziario e logistico per i talebani. La potentissima «Agenzia Pakistana Inter-Services Intelligence (ISI), (i servizi segreti, ndr), ha sostenuto i talebani fin dal loro inizio con denaro, addestramento e armi. L'ISI mantiene anche forti legami con la rete Haqqani», la corrente più cruenta dei talebani, che ha talaltro sede in Pakistan, riporta il CFR. Inoltre i talebani possiedono proprietà immobiliari in Pakistan e ricevono ingenti donazioni da privati ​​in quel paese.

E’ importante sottolineare, però, che sia le forze governative, sia quelle forze militari, non sono un blocco monolitico, e lo stesso governo pakistano in passato ha sostenuto un approccio bifronte: dialogante sia con l’Afghanistan, e sia con gli Stati Uniti, nonostante al tempo fossero avversari per via della guerra al terrorismo islamico. Nel 2010, infatti, sotto pressione degli Stati Uniti, l’Isi ha detenuto e forse torturato Abdul Ghani Baradar, oggi vice premier del nuovo governo talebano e guida politica del movimento. Un altro motivo di attrito tra i due stati è la linea Durand, il confine tracciato dagli inglesi, che coincide con i 2.640 km che separano l’Afghanistan dal Pakistan, che in passato è stata fonte di guerre e che anche oggi è simbolo di discordia.

Evitare le interferenze nel dialogo intra-afghano

Nei giorni scorsi, senza nominare il Pakistan, il portavoce del ministro degli esteri iraniano Saaed Khatibzadeh ha condannato ogni intrusione negli affari afghani. Ha espresso preoccupazione perché in questo momento i talebani starebbero «affamando la gente del Panjshir, chiudendo l’elettricità e l’acqua per assediarli». In realtà non mancano notizie più tragiche. In questi giorni il quotidiano turco Vatan Today ha riportato che i talebani starebbero costringendo centinaia di civili della Valle del Panjshir dentro a container, per farli morire asfissiati e di fame. Lunedì 6 settembre i Riformisti Iraniani, la corrente politica capitanata dall’ex presidente della Repubblica Mohammad Khatami, ha dichiarato che c’è il «rischio di una pulizia etnica in Afghanistan e in Panjshir». In molti pensano che l’obiettivo dei talebani sia di sostituire la popolazione della valle, di etnia tagika, con abitanti pashtun. Giovedì 9 settembre, il giorno dopo essersi riuniti, i sei paesi confinanti dell’Afghanistan, ossia la Cina, l’Iran, il Tagikistan, il Turkmenistan, l’Uzbekistan e il Pakistan hanno emesso una dichiarazione congiunta per suggerire ai talebani di formare un governo inclusivo e al contempo di impedire a Daesh o ad altre sigle tra cui Al-Qaeda, ETIM, TTP, BLA, di prendere un «punto di appoggio» in Afghanistan. Nella dichiarazione era presente anche la richiesta fatta ai talebani di adottare politiche moderate, sia interne che esterne, oltre alla promessa che nessuno stato confinante avrebbe interferito negli affari interni dell’Afghanistan.

 




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