giovedì 13 gennaio - Giuseppe Aragno

Il Covid ha un pensiero politico?

Il Covid è nemico della democrazia? Ha un pensiero politico? Certamente no, ma i dati dimostrano che il dilagare del virus ha messo in evidenza e aggravato le differenze di classe, le disparità e le ingiustizie sociali che affliggono le comunità umane presenti sul pianeta.

Questo accade per colpa dei Novax o la pandemia è diventata la cartina di tornasole da cui emerge la barbarie del cosiddetto “primo mondo”?

E’ vero, mancano ancora studi approfonditi che ci consentano di “leggere” la realtà in cui viviamo, ma c’è un dato storico accertato: le pandemie hanno sempre colpito in modo diseguale i gruppi sociali e la mortalità della popolazione nei Paesi poveri è sempre stata decine di volte più alta di quella registrata nei Paesi ricchi.

Poiché i settori popolari hanno sempre registrato più morti, è evidente che fattori geografici e sociodemografici pesano sul dato globale della mortalità. Di fatto, i virus non hanno mai ucciso per ragioni solo biologiche e mediche. La mortalità è legata anche alla storia e alla realtà sociale dei singoli Paesi e in ogni pandemia la popolazione mondiale che viveva in una situazione di povertà è risultata di gran lunga la più esposta.

Il Covid 19 sta confermando chiaramente questo dato. Il virus, infatti, trova il suo principale alleato nella condizione di povertà in cui versa la grande maggioranza della popolazione mondiale e peggiora la qualità della vita delle classi subalterne su un pianeta già malato di disuguaglianza.

Così stando le cose, le radici della pandemia vanno ricercate evidentemente nella crisi ecologica e sociale causata dal modello di vita imposto dal capitalismo neoliberista: una crescita micidiale dei viaggi aerei, funzionale a un turismo assassino che, inserito nei meccanismi feroci del “consumo”, produce allo stesso tempo profitti e inquinamento, una urbanizzazione insostenibile, un criminale utilizzo del suolo, la deforestazione, l’assassinio della biodiversità e il sovraffollamento, che agevola la trasmissione di malattie tra specie animali.

Dietro la pandemia, quindi, c’è il dogma neoliberista del mercato, fondato sull’accumulazione, la crescita e il profitto, un dogma che ignora il valore della solidarietà, causa disuguaglianze intollerabili e oltrepassa incessantemente i limiti biologi e fisici del pianeta.
Possiamo anche continuare ad abboccare all’amo della disinformazione e attaccare i Novax. Sta di fato, però, che la sfida della sopravvivenza non passa solo per la sconfitta del Covid, ma può esser vinta solo con la morte del capitalismo.




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