Il Consiglio di sicurezza dell’Onu condanna la repressione in Siria: no del Libano
Dopo due giorni di intense discussioni che hanno dimostrato la difficoltà di convergere su un progetto di risoluzione, i quindici membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno infine adottato ieri una dichiarazione abbastanza generica che si limita a condannare l'uso della forza contro i civili da parte del governo siriano, la cui repressione dal 15 marzo - giorno d’inizio delle proteste - a oggi, avrebbe causato più di 1600 vittime.
Il Consiglio ha espresso "grave preoccupazione per il deteriorarsi della situazione in Siria e si rammarica profondamente per la morte di centinaia di persone" e riconoscendole come reponsabili "invita le autorità siriane a rispettare pienamente i diritti umani e di rispettare i loro obblighi ai sensi della legislazione internazionale".
Temendo un intervento militare come accaduto in Libia - e come del resto era già stato prospettato da un progetto presentato da Gran Bretagna, Francia, Germania, Portogallo, e avallato dagli Stati Uniti - anche Russia, Cina e un gruppo di altri paesi nei giorni precedenti avevano ostacolato l’azione dell’ONU, ma l’acuirsi della violenza e della repressione degli ultimi giorni ha sbloccato la situazione facendo propendere tutti i membri verso un accordo.