giovedì 9 gennaio - YouTrend

Il 2019 dei partiti: la crisi di Forza Italia

Dalla scissione di Toti al superamento da parte di Fratelli d’Italia: per il partito di Berlusconi si chiude un anno da dimenticare. 

di Alice Forlin

 

Il 2019 sarà ricordato come l’anno buio di Forza Italia. Infatti, se per il partito di Silvio Berlusconi il 2018 aveva sancito la perdita della leadership del centrodestra a favore della Lega, nel 2019 la crisi si è fatta ancora più profonda, con il sorpasso da parte di Fratelli d’Italia e il conseguente declassamento a quinta forza politica del Paese. Dopo le elezioni del 4 marzo 2018, che hanno visto un completo sconvolgimento del panorama politico nazionale, Forza Italia non è stata infatti più in grado di risollevare i suoi consensi, e oggi, colpita anche dalle spaccature interne, sembra sempre più destinata ad un ruolo estremamente marginale all’interno del centrodestra italiano.

 

I primi mesi del 2019 e le elezioni regionali

Secondo i dati della nostra Supermedia, i primi mesi del 2019 vedono, dopo il crollo del 2018, il partito di Berlusconi in leggera crescita nei consensi: tra febbraio e marzo FI riesce infatti a tornare, dopo ben sette mesi, sopra la soglia del 10%. Sembrava quindi che il partito si stesse riprendendo rispetto al calo che aveva avuto dopo la formazione del primo Governo di Giuseppe Conte.

Negli stessi mesi, però, il rinnovamento di tre consigli regionali in Abruzzo (10 febbraio), Sardegna (24 febbraio) e Basilicata (24 marzo) vede il trionfo della Lega di Matteo Salvini, mentre il partito di Berlusconi non riesce mai a raggiungere la doppia cifra. In Basilicata, ad esempio, con il 42,2% dei voti è eletto Presidente Vito Bardi, Generale molto vicino a Forza Italia, ma il partito di Berlusconi contribuisce con appena il 9,1% dei consensi. Nelle tre regioni Forza Italia perde dai 3 ai 10 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni regionali. A livello locale si evidenzia quindi la stessa tendenza del resto del Paese: la Lega macina consensi a discapito di FI e si conferma primo partito della coalizione anche nelle aree del Centro e del Sud Italia, dove non si era mai presentata prima.

Supermedia YouTrend dei sondaggi: il 2019 di Forza Italia

 

Le elezioni europee e il tentativo di congresso

Il punto di svolta si ha però con le elezioni europee, nelle quali il partito, che non riesce a raggiungere neanche la soglia del 9%, non rispetta né le aspettative della vigilia, visti i sondaggi che la davano mediamente al 9,7% (Supermedia del 10 maggio), né l’obiettivo minimo dichiarato dal partito, pari almeno al 10%. Berlusconi viene eletto a Bruxelles ma, rispetto alle europee del 2014 e alle politiche del 2018, il suo partito perde rispettivamente 8 e 5,2 punti percentuali.

Il risultato appare ancora peggiore se lo si paragona a quello di Fratelli d’Italia, in grado, col 6,5% ottenuto il 26 maggio, di apparire sempre più minacciosa alle spalle di FI: uno scenario inimmaginabile solamente un anno prima.

Inoltre, alle elezioni amministrative che si sono svolte lo stesso giorno, dei 27 capoluoghi al voto solo Pescara, Vercelli, Foggia e Perugia eleggono un sindaco di Forza Italia.

Il partito di Silvio Berlusconi appare quindi sempre più come “l’anello debole” del centrodestra, anche a causa di un posizionamento ambiguo nel sostegno al cosidetto “fronte sovranista”. Iniziano ad emergere, a riguardo, le posizioni antitetiche di due esponenti di punta del partito, Giovanni Toti e Mara Carfagna: il Governatore ligure vorrebbe una maggiore vicinanza a Lega e FdI, mentre la Vicepresidente della Camera auspica una Forza Italia che sappia guardare al centro.

Proprio a partire da queste tensioni, prima dell’estate il partito rischia il collasso. Viene chiesto un rinnovamento nell’organizzazione del partito e nei programmi: Berlusconi cede e il 19 giugno annuncia che entro l’anno ci sarà un congresso. Ma non solo: nomina Toti e Carfagna coordinatori del partito, con lo scopo di traghettare Forza Italia all’appuntamento congressuale e presentare delle proposte di modifica statutaria. I due sono coadiuvati da un comitato di presidenza composto da Antonio Tajani, Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini.

Berlusconi, però, non vuole lasciare la guida del partito, e il 1° agosto nomina un nuovo coordinamento di presidenza dal quale Toti viene escluso e da cui la stessa Carfagna si sfila.

Apprendo dalla stampa di un superamento delle decisioni assunte dal Presidente @berlusconi il 19/06 innanzi ai gruppi parlamentari di @forza_italia e dell’insediamento di un coordinamento di presidenza, del quale nessuno mi ha chiesto di far parte e di cui non intendo far parte.

 

È una scelta in direzione esattamente contraria alle intenzioni che mi ha manifestato Berlusconi.
Credo che questo sia il modo migliore per uccidere @forza_italia e io non farò parte del comitato di liquidazione.

 
 
 
 

 

A questo punto lo strappo con il Governatore della Liguria – che chiedeva da tempo un “bagno di democrazia” per FI – è inevitabile: Toti esce da Forza Italia e fonda Cambiamo!, che si colloca apertamente a sostegno della leadership leghista, denunciando come da parte di Berlusconi non vi sia una reale intenzione di cambiare Forza Italia e di proporre un nuovo progetto per il Paese. La scissione porta Forza Italia a perdere ulteriori consensi, e il partito a fine settembre è arenato al 6,4%. Contemporaneamente, viene superato dal partito di Giorgia Meloni, che raccoglie il 7,4% (Supermedia del 26 settembre).

 

La nascita del Conte II e gli ultimi mesi del 2019

Durante la crisi estiva del primo Governo Conte, Forza Italia chiede, insieme al resto del centrodestra, di andare ad elezioni anticipate. Alla nascita del Conte II, il partito si pone ovviamente all’opposizione, ma persiste l’ambiguità di rapporti con Matteo Salvini. In particolare, tra settembre e dicembre, Mara Carfagna si rende protagonista di diverse dichiarazioni in aperta polemica con il leader della Lega e con il populismo sovranista, sostenendo la necessità che Forza Italia si ponga come alternativa: questa posizione la porterà, a dicembre, a fondare “Voce Libera”, un’associazione politica che si propone di “dare voce all’Italia moderata, liberale, riformista, europeista”. L’ex Cavaliere però non accoglie “Voce Libera” favorevolmente, bollandola come un’iniziativa “inutile e divisiva”.

 

Ho avuto da Mara Carfagna l'offerta di essere presidente onorario dell'Associazione 'Voce Libera', ma ho detto di no perché ritengo che in un partito libero e aperto al dialogo interno sia inutile far nascere associazioni che finiscano per diventare correnti e dividere il partito

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Negli ultimi mesi dell’anno, Forza Italia rimane stabile nei sondaggi (intorno al 6,7%), assistendo impotente alla costante crescita nei sondaggi di Fratelli d’Italia che arriva, a metà dicembre, a superare il 10% (Supermedia 12 dicembre). A complicare ulteriormente lo scenario vi è la nascita di Italia Viva e Azione, partiti nati con l’intenzione di conquistare consensi nel bacino degli elettori moderati, anche di centrodestra.

Il 2019 si è dunque rivelato essere un altro snodo importante per la storia del partito, con le elezioni europee che hanno di fatto relegato Forza Italia ad un ruolo marginale nella coalizione. Berlusconi paga probabilmente l’incapacità di rinnovare partito, programma e soprattutto nomi, e la sua ambiguità nei rapporti con il sovranismo ha sicuramente fatto perdere voti al partito, oltre a dar vita alla scissione di Toti.

Nonostante le evidenti difficoltà, comunque, Forza Italia sarà indispensabile nell’eventualità si formi un governo di centrodestra a maggioranza leghista: secondo i sondaggi di oggi, infatti, Lega e Fratelli d’Italia non otterrebbero la maggioranza senza l’ex Cavaliere.




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