lunedì 8 aprile - Gregorio Scribano

I soldi per le pensioni ci sono e ce ne sarebbero tanti di più se...

Aspettando quella riforma delle pensioni che il governo Meloni aveva promesso agli italiani e che ad oggi non ha ancora mantenuto, l’Inps comunica che nel 2023 è aumentata la spesa per pensioni, soprattutto a causa degli adeguamenti all’inflazione, ma nel contempo sono cresciute le entrate contributive.

Nell’anno sono stati erogati per pensioni, comprese quelle di invalidità, 269,6 miliardi di euro con un aumento del 6,34% mentre sono arrivati versamenti contributivi per 214,6 euro con un aumento del 4,44% rispetto al 2022 (+4,65% rispetto alle previsioni). Sono stati erogati per le prestazioni temporanee (come assegno unico, Naspi, bonus) 38,6 miliardi di euro (+10,16%) con una crescita del 12% per la Naspi e del 38% sull’Assegno unico introdotto però nel corso del 2022.

Nel complesso le riscossioni nell’anno ammontano a 395,86 miliardi con un aumento del 4,43% sul 2022 mentre i pagamenti sono stati pari a 396,86 miliardi con un aumento del 7,36% sul 2022. Il dato risente degli adeguamenti all’inflazione (percentuale definitiva calcolata dall’Istat all’8,1%). La spesa per prestazioni istituzionali è stata pari a 317 miliardi. Le pensioni sono state 17,8 milioni e 3,6 milioni le prestazioni per invalidità.

L’Inps sottolinea che nell’anno a fronte di 1.434 pensionamenti sono state assunte 4.791 persone portando il personale complessivo a 26.712 dipendenti (+14,63%). I lavoratori assicurati sono 26 milioni mentre le imprese assicurate sono 1,8 milioni.

Quindi i soldi per le pensioni ci sono, e ce ne sarebbero tanti altri se solo il governo provvedesse a separare la previdenza dall’assistenza (pensioni invalidità, cassa integrazione, reddito cittadinanza, bonus, ecc.) e se l’Agenzia delle entrate facesse pagare quei cento e passa miliardi di euro all’anno a chi evade ed elude il fisco campando sulle spalle dei ‘soliti fessi’.

E di soldi ce ne sarebbero soprattutto per abrogare la Fornero, per restituire ai lavoratori italiani una prospettiva di pensione più rosea con un assegno uguale all’ultimo stipendio percepito e per riportare l’asticella della pensione di vecchiaia a 65 anni. 




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