mercoledì 25 marzo - Giovanni Greto

I primi due mesi di MUSIKAMERA

La nuova stagione si è aperta con quattro concerti (tre con replica) alle sale Apollinee del Teatro La Fenice

E’ partita con un bel concerto del Quartetto Indaco Dekàmeron, la stagione musicale 2026 di Musikàmera, così intitolata perché festeggia il decimo anno d’età. Manca – ha spiegato il direttore artistico Vitale Fano - un tema artistico, quest’anno, motivo per il quale, ove possibile, si è cercato di ricordare e celebrare l’anno di nascita o della dipartita dei compositori.

Il giovane Quartetto – Eleonora Matsuno e Ida Di Vito, violino ; Jamiang Santi, viola ; Cosimo Carovani, violoncello – ha presentato tre composizioni, che cadevano in tre secoli, in ordine di esecuzione decrescente (2000 – 1900 – 1800).

La prima, Isle of Voices (2025) è stata commissionata per i dieci anni di Musikàmera proprio al leader del Quartetto, Cosimo Carovani (1991) ed è stata proposta in prima esecuzione assoluta.

Nell’accingersi a suonarla, l’autore si è detto molto onorato e felice di esibirsi a Venezia : Amo Venezia e la trovo sempre affascinante. In sette movimenti, Isle of Voices dura circa 22 minuti. Come se si entrasse all’interno di un museo, è una storia di Venezia e la mia storia con Venezia, il mio rapporto con la città.

Nel movimento n.1, Come una caccia, si riconoscono Monteverdi e Vivaldi e la tecnica utilizzata è il Minimalismo ; il n. 2, Gondellied, è una Barcarola, come se fossimo ebbri. E’ un omaggio a Sostakovic, ispirandomi ai suoi tre pezzi per Quartetto d’archi ; il n. 4, Menuetto e Trio, rievoca le grandi danze di corte ; il n. 5, … è fosco l’aere / è l’onda, muta!…, è una poesia sonora in tre grandi adagi molto armonici ; il n. 6, Yiddish, è un canto tradizionale ebraico. Ho immaginato una danza suonata da musicisti amatoriali ; il n. 7, Farewell to Venice, “Arrivederci a Venezia”, è la visione di Venezia quando ci si allontana dalla laguna e mi ha ricordato il testo della canzone di Aznavour : Com’è triste Venezia al tempo degli amori morti.

L’Ensemble ha poi eseguito, nell’ordine, il Quartetto n. 6 in Sol maggiore, op. 101 (1956) di Dmitrij Sostakovic (1905 – 1975) e il Quartetto n. 4 in Mi minore, op. 44, n. 2 (1837) di Felix Mendelssohn (1809 – 1847). Le composizioni sono accomunate dal fatto di esser nate durante la luna di miele : per Sostakovic in compagnia di Margarita Kainova a Komarovo ; per Mendelssohn, assieme a Cécile Jeanrenaud tra la Foresta Nera e le rive del Reno.

Indaco ha saputo cogliere il carattere drammatico e appassionato del quartetto di Mendelssohn, mentre dalla musica di Sostakovic sono emersi gli anni difficili del compositore, colpito da gravi lutti : la morte improvvisa della moglie Nina nel 1954 ; quella della madre nel 1955 ; quella di Prokofiev (1891 – 1953).

Perfettamente in sintonia, i musicisti hanno diffuso un ottimo suono, sempre attenti che l’accordatura fosse esatta.

Dedicato alla madre del violoncellista, presente in sala, che proprio quel giorno compiva 75 anni, il Quartetto ha interpretato un canto popolare sardo A Diosa, meglio conosciuto come No potho reposare : verso la fine i musicisti hanno posato gli strumenti e hanno deliziosamente cantato a cappella.

Interessante ed eseguito da due musicisti di assoluto valore, il Recital vocale – tenore e pianoforte – incentrato sui Lieder di Robert Schumann (1810 – 1856) e su due cicli di Benjamin Britten (1913 – 1976).

Roberto Prosseda, un pianista invitato più volte alle sale Apollinee e il tenore Ian Bostridge hanno eseguito nell’ordine Funf (cinque) Lieder, op. 40 (1840) di Schumann, drammatici e austeri ; Seven (sette) Sonnets of Michelangelo, op. 22 (1940), di Britten, scritti dall’autore durante la guerra, quando decise di emigrare negli USA poiché soffriva di non essere accettato come omosessuale. L’ascolto fa capire come il pianoforte non sia un semplice strumento accompagnatore, ma un interlocutore alla pari, che a volte commenta, a volte sostiene, a volte si contrappone alla linea vocale con trame complesse e allusioni contrappuntistiche.

Si basa sulle poesie di William Soutar (1898 – 1943), Who are these Children?, op. 84 (1969).

Il titolo è tratto da una poesia che si interroga sulle vittime innocenti di un bombardamento e osserva, attraverso l’infanzia, l’orrore della guerra. Britten ne sceglie quattro, compresa quella che dà il titolo. La musica si fa meditazione, spoglia e tragica, sulla perdita della memoria e sulla fine dell’innocenza.

Si ritorna a Schumann, per la conclusione, e ai suoi Dichterliebe, op. 48 (1840), i cui testi sono tratti da Lyrisches Intermezzo (1823), un ciclo di poesie d’amore di Heinrich Heine (1797 – 1856), che danno vita a un viaggio attraverso tutte le sfumature del sentimento amoroso : dall’estasi iniziale alla disillusione, dalla gelosia alla rassegnazione nostalgica.

C’è una perfetta fusione tra voce e pianoforte, in maniera tale che questo ciclo è diventato un modello esemplare della lirica da camera dell’800.

Gli applausi, inesauribili, hanno ottenuto un breve bis : una canzone popolare di B.Britten.

Nel 150° anniversario della nascita di Ermanno Wolf-Ferrari (1876 - 1948), Davide Alogna al violino e Enrico Pace al pianoforte, in una sala al completo, hanno eseguito la Sonata n. 22 in La maggiore, K305 (1778) di Mozart (1756 – 1791) ; la Sonata n. 5 in Fa maggiore, op. 24 “La primavera” (1800 – 1801) di Beethoven (1770 – 1827) ; la Sonata n. 2 in Sol minore, op. 1 (1895) di Wolf-Ferrari ; Madrigale – Aubade – Humoresque (1906), vale a dire tre dei cinque pezzi per violino e pianoforte P 062 di Ottorino Respighi (1879 – 1936).

Prima di eseguire la Sonata n.1, Alogna ha spiegato di aver fatto un lavoro di recupero di tre opere di Wolf-Ferrari. Ho scelto questa perché è la più immediata.

Wolf-Ferrari è un compositore visionario. Scrive per voce, non per il violino, mentre il pianoforte è un compagno di drammaticità. E’ il compositore d’opera più eseguito almeno fino alla metà del ‘900.

Prima di concludere con il trittico di Respighi, Alogna ha confessato di amarlo tantissimo. Aveva una conoscenza incredibile delle forme del passato e ogni brano è dedicato a un musicista del quartetto, nel quale lui suonava la viola.

Applausi intensi preludono ai bis :

Romanza, op. 2 (1895) di Guido Alberto Fano, inatteso omaggio al nipote Vitale, direttore artistico di Musikàmera ; Mélancolie di Cesar Franck.

Singolare, il programma presentato dal giovane trio Orleon, un lemma che in Esperanto significa “orecchio” – Judith Stapf, violino ; Arnau Rovira i Bascompte, violoncello ; Marco Sanna, pianoforte. Germania, Catalogna e Italia, i loro Paesi d’origine – che ha fatto conoscere una musicista croata poco nota, Dora Pejacevic (1885 – 1923).

Ma andiamo con ordine. La serata è iniziata sulle note di Introduzione e allegro (1932) di Benjamin Britten, considerato il più grande compositore inglese del ‘900. La madre si augurava che la sua fosse ricordata come la quarta B, dopo quelle di Bach, Beethoven e Brahms. Pur essendo un pezzo giovanile, si avverte la ricerca di un linguaggio personale, di un compositore non allineato.

A seguire il Trio in Re minore, op. 120 (1922 – 23) di Gabriel Fauré (1825 – 1924), testamento musicale di un poeta del suono che, quasi completamente sordo, scriveva spinto dalla più intima necessità interiore. In tre movimenti, spicca l’allegro vivo finale, attraversato da un motivo che sembra una citazione patetica del celebre Ridi, Pagliaccio !, dall’opera di Ruggero Leoncavallo. Una somiglianza, tuttavia, fortuita, poiché Fauré non poteva soffrire il verismo e si irritava quando glielo facevano notare. Il Trio ricorda molto il cinema francese e, in embrione, la Chanson Francese (Edith Piaf et aliis).

Prima di eseguire il Trio in Do maggiore, op. 29 (1910) di Dora Pejacevic, il pianista ha spiegato come l’artista sia stata la più importante compositrice croata. Proveniva da una famiglia nobile, che l’aveva sostenuta. Sono diversi anni che ci occupiamo di riscoprire compositrici più o meno dimenticate. Guardando la biografia, si capisce che aveva una grandissima etica del lavoro : fu crocerossina durante la Prima guerra mondiale, mentre la sua musica si può definire “Tardo Romantica con tanta personalità”.

Applausi affettuosi hanno ottenuto il Secondo movimento, l’Allegretto grazioso, del “Trio per pianoforte n. 3 in Fa minore, op. 65 (1883)” di Antonin Dvorak (1841 – 1904).




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