lunedì 10 agosto - Gregorio Scribano

I prezzi aumentano. Il tuo stipendio NO!

Le famiglie spendono di più, ma portano a casa meno. Non è una contraddizione. È la fotografia di un Paese in cui il costo della vita continua a correre più velocemente dei redditi.

I dati Istat sul commercio al dettaglio, pubblicati il 4 agosto e relativi al mese di giugno 2026, confermano una tendenza ormai consolidata. Nel primo semestre dell'anno le vendite alimentari sono aumentate del 2,3% in valore, mentre i volumi sono rimasti sostanzialmente fermi. Tradotto: gli italiani hanno lasciato più soldi alle casse dei supermercati, ma il contenuto del carrello non è cresciuto.

Anzi, nell'ultimo trimestre il fenomeno è diventato ancora più evidente. Tra aprile e giugno il valore della spesa alimentare è salito dello 0,4%, mentre le quantità acquistate sono diminuite dello 0,2%. A giugno, rispetto a maggio, il calo è stato ancora più marcato: -0,4% in valore e -0,5% in volume. È il segnale di una domanda sempre più prudente, costretta a fare i conti con bilanci familiari sotto pressione.

La spiegazione è semplice: quando i prezzi aumentano e gli stipendi restano sostanzialmente fermi, il consumatore non può fare altro che ridurre gli acquisti. Si compra meno carne e pesce, si rinuncia a qualche prodotto, si cercano offerte e promozioni. Il carrello diventa il luogo in cui ogni famiglia combatte quotidianamente la propria battaglia contro il caro vita.

Non sorprende, allora, che a reggere meglio siano la grande distribuzione e i discount. I supermercati registrano una crescita dell'1,8% in valore con volumi stabili, mentre i discount aumentano dell'1,7%, pur mostrando una lieve flessione nelle quantità vendute. Anche gli ipermercati vedono crescere gli incassi, ma perdono volumi. Il messaggio è identico ovunque: non si vende di più, si incassa di più perché i prezzi sono più alti.

Diverso il discorso per alcuni comparti del non alimentare. Elettrodomestici, elettronica e telefonia segnano incrementi a doppia cifra, probabilmente trainati da innovazione tecnologica, incentivi e sostituzione di prodotti ormai obsoleti. Ma si tratta di acquisti spesso rinviabili o straordinari, che non raccontano il disagio quotidiano della spesa alimentare.

Il vero protagonista continua però a essere l'e-commerce. Le vendite online crescono del 26,7% in valore e del 28% in volume rispetto a giugno dello scorso anno. Numeri impressionanti che certificano come il commercio digitale sia ormai il motore più dinamico del retail italiano. Convenienza, rapidità, ampiezza dell'offerta e confronto immediato dei prezzi stanno cambiando definitivamente le abitudini di acquisto degli italiani.

Ma il dato che dovrebbe interrogare la politica è un altro. Se l'economia cresce solo perché aumentano i prezzi, mentre le quantità acquistate ristagnano o diminuiscono, non siamo di fronte a un vero aumento dei consumi. È un'illusione statistica che nasconde un progressivo impoverimento del potere d'acquisto.

Alla fine, il paradosso è tutto qui. I registratori di cassa segnano incassi maggiori, ma il frigorifero si riempie meno. I consumi sembrano reggere, ma le famiglie fanno sempre più sacrifici. E mentre aumentano bollette, alimentari, benzina, servizi e spese quotidiane, c'è una voce che continua ostinatamente a non seguire lo stesso ritmo: lo stipendio!

Finché il reddito delle famiglie non tornerà a crescere almeno quanto il costo della vita, il carrello della spesa resterà il termometro più sincero dell'economia italiana. Perché si può spendere di più senza vivere meglio. E, purtroppo, è esattamente quello che sta accadendo oggi.




Lasciare un commento



https://merdekakreasi.co.id/buku/pkvgames/https://merdekakreasi.co.id/buku/bandarqq/https://merdekakreasi.co.id/buku/dominoqq/https://merdekakreasi.co.id/tentang-kami/