venerdì 12 settembre 2025 - Giovanni Greto

I concerti allo Squero

Ancora una volta Asolo Musica ha allestito una stagione interessante nell’auditorio della Fondazione Cini, aperta e chiusa, il prossimo dicembre, dal Quartetto di Venezia

Si va sempre con estremo piacere all’isola di San Giorgio. Ancora di più dal momento che si può ascoltare della buona musica con un’acustica soddisfacente, gli occhi che spaziano dagli interpreti alla laguna, finalmente – ma quanto durerà, con la classe politica che ci ritroviamo ? - libera dalle Grandi Navi.

Ad inaugurare la stagione, lo storico Quartetto di Venezia dal suono impeccabile, sempre pulito e cristallino, quest’anno con un ospite celebre, il violista Bruno Giuranna (Milano, 6 aprile 1933), il quale, alla veneranda età di 92 anni, ha desiderato interpretare l’integrale dei quartetti per archi di Wolfgang Amadeus Mozart. Due gli apputamenti necessari per eseguirli : nel primo si sono ascoltati il n. 2 in Do minore K.406 ; il n. 6 in Mi bemolle maggiore K.614 ; il n. 3 in Do maggiore K.515.

Nel secondo, il n. 1 in Si bemolle maggiore K.174 ; il n. 4 in Sol minore K.516 ; il n. 5 in Re maggiore K.593.

I sei Quintetti, tutti in quattro movimenti, rappresentano l’estrema produzione mozartiana nella musica da camera e anche la sua più avanzata sintesi stilistica delle varie tradizioni europee.

Del n. 2 (primavera 1787) mi ha colpito l’ Allegro finale. Ripetitivo, cresce e decresce, quasi a sfumare e presenta una parte concitata del violoncello, che ha messo in risalto la bravura e l’amore per lo strumento di Angelo Zanin. Da segnalare che questo quintetto è la trscrizione della Serenata per fiati in Do minore K.388, per due oboi, due clarinetti, due corni, due fagotti.

Il n. 6 (12 aprile 1791) ci prende assai, anche perché si distinguono il suono e la voce diversa di ogni strumento.

Un dialogo tra il primo violino, Andrea Vio, e il violoncello, caratterizza l’ Allegro, primo movimento del n. 3 (19 aprile 1787), il più lungo brano cameristico mozartiano in quattro movimenti. Nell’Andante traspare il bel suono delicato della viola di Bruno Giuranna.

Nel n. 4 (16 maggio 1787) ci cattura la Cavatina in Mi minore dell’ultimo tempo (Adagio-Allegro). Ha una connotazione tragica e cresce fino a un pathos contenuto per poi sfociare, dopo la nota tenuta finale seguita da un’inquietante pausa generale, in un Rondò in Sol maggiore, il cui tema principale sembra abbandonarsi, nei temi secondari, a una gaiezza sconsolata.

Il Quartetto di Venezia, completato da Alberto Battiston (secondo violino) e Mario Paladini (viola), ha ricevuto applausi vivissimi in entrambi gli appuntamenti, con una percentuale di affetto per un musicista, Giuranna, cui auguriamo di continuare, con le dovute cautele, ad esibirsi dal vivo.

Ha scelto un programma troppo impegnativo, se non ci si accontenta di ascoltare un’esecuzione scolastica, il giovane violinista Simon Zhu, nato a Tubinga da genitori cinesi, vincitore di numerosi premi, tra cui il prestigioso “Premio Paganini” di Genova nell’ottobre del 2023.

Nell’ordine ha eseguito le Partite n. 1 in Si minore e n. 3 in Mi maggiore di J.S.Bach, datate 1720 e sei dai 24 Capricci per violino solo op. 1 di Niccolò Paganini, pubblicati giusto un secolo dopo, i quali rappresentano una summa di virtuosismo e richiedono un livello tecnico superiore alla media.

E’ riuscito, sì, a non incorrere in trabocchetti tecnici, superati con bravura, ma non è stato capace di comunicare, almeno a chi scrive, il benchè minimo piacere dell’ascolto. Chissà, arrivando ad un’età più matura, forse riuscirà ad acquistare quella personalità che fa dire al pubblico “fin dalle prime note si sente che sta suonando Simon Zhu”. Tuttavia, siccome ormai gli applausi non si negano a nessuno, al giorno d’oggi, il violinista, soddisfatto nel volto, ha eseguito come bis l’Andante dalla Partita n. 2 in Re minore di Bach.

 




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