mercoledì 20 ottobre - Giovanni Greto

I Luoghi di Baldassarre: Festival Galuppi e della musica

Il gruppo vocale Caterina Ensemble protagonista nella chiesa di San Rocco

Un interessante, ben riuscito concerto, ha attirato un nutrito pubblico nella chiesa di San Rocco, per il terzultimo appuntamento della ventottesima edizione del festival “I luoghi di Baldassarre”, che come sempre propone musiche che spaziano nei secoli e nei generi musicali e compositivi, facendo conoscere l’evolversi del gusto e della musica di sala.

Il gruppo vocale Caterina Ensemble, fondato nel 2009, diretto da Alessandro Kirschner (Padova, 1972), assieme a Roberto Loreggian, all’organo a baule e Francesco Galligioni, al violoncello, ha proposto un programma intitolato “La famiglia Bach a Venezia”, con brani legati alla grande storia musicale della Serenissima.

Prima di iniziare, Kirschner ha spiegato che il concerto cerca di ricreare un filo conduttore che parte dalla Scuola veneziana per arrivare al Nord della Germania. Anche se nessun Bach è mai stato a Venezia, si sa che parecchi compositori germanici avevano studiato la musica degli autori italiani attraverso uno scambio di informazioni.

Il primo brano, Tu solus qui facis mirabilia, è un mottetto a 5 voci, di Josquin Desprez (1450-1455 ca.-1521?), edito proprio a Venezia nel 1503, scelto dall’Ensemble per commerorare i 500 anni dalla sua scomparsa. Indirizzate soprattutto verso la musica sacra, le sue opere mostrano lirismo, senso melodico, chiarezza, espressione, che si possono attribuire all’influenza italiana. Desprez ha inoltre una padronanza totale del contrappunto e un gusto per la scrittura polifonica dotta.

A seguire, una Toccata per organo solo di Giovanni Gabrieli (1557?-1613), compositore e organista, in cui si è piacevolmente espanso il suono caldo dello strumento, costruito a Padova nel 1998 da Luigi Patelli ; e un mottetto sacro a 6 voci, Beata es, Virgo Maria, tratto dalle Sacrae Symphoniae (1597), un’opera a cori battenti che rappresenta gli ultimi, più smaglianti splendori della polifonia veneziana della Rinascenza.

Non poteva mancare Claudio Monteverdi, cremonese, ma veneziano di adozione (1567-1643). Due i mottetti ascoltati, tratti entrambi dalla Selva morale e spirituale (1640): Confitebor tibi Domine III e Domine ne in furore tuo. Il primo, per voci e strumenti, presenta preziosi momenti solistici all’inizio e alla fine. Il secondo, per sole voci (5), mostra come lo stile del madrigale possa essere applicato con successo alla musica sacra.

Di Girolamo Frescobaldi (1583-1643), Loreggian e Galligioni hanno eseguito la Canzona VIII a due bassi, nella quale è palese la ricerca di una capacità espressiva, nel rispetto dello stile polifonico.

Il mottetto a 5 voci So fahr ich hin, di Heinrich Schutz (1585-1672), il più illustre allievo di Gabrieli, che sul letto di morte gli lasciò uno dei suoi anelli, e influenzato anche da Monteverdi, conferma il legame degli autori tedeschi con la scuola veneziana.

A questo punto entrano in scena i Bach, un nome, all’epoca, ha spiegato Kirschner, di più di 200 compositori attivi tra il 1500 e il 1600, i quali hanno preso dalla scuola veneziana la policoralità e lo stile rappresentativo e sono riusciti a lavorare in un momento assai difficile per la Germania a causa della guerra dei 30 anni (1618 – 1648).

Kyrie, per doppio coro a 6 voci e strumenti, sembra scritto da un autore veneziano, per la contrapposizione tra due cori come avviene in Gabrieli. Invece l’autore è Heinrich Bach (1615-16929, ultimo figlio di Johannes (o Hans) (? - 1626), organista per oltre 50 anni ad Arnstadt. Del fratello maggiore , Johann (1604 – 1673), l’ensemble ha successivamente intonato Unser Leben ist ein Schatten, “ è soltanto un’ombra la nostra vita”, mottetto per doppio coro a 9 voci. E’ una musica a carattere monumentale e combina efficacemente i testi biblici con i canti della Chiesa. Da segnalare, il contrasto tra i due cori, fortemente differenziati nel timbro.

Si passa a Johann Michael (1648-1694), primogenito di Heinrich. Nel suo mottetto, Herr, ich warte auf dein Heil, “Signore, attendo da te la salvezza”, per doppio coro a 8 voci e strumenti, l’ardente nostalgia della morte detta all’Autore una delle sue composizioni più toccanti. In evidenza il lungo melisma, Ich warte, “io aspetto”, da cui si sprigionano un’efficacia e un’immediatezza che inevitabilmente commuovono l’ascoltatore.

La Canzona XXXV a due bassi di Girolamo Frescobaldi, detta l’Alessandrina, dopo l’esposizione tematica si evolve in un tempo di danza in ¾.

Strumenti e coro sono gli interpreti dei due mottetti conclusivi. Furchte dich nicht, a 5 voci è di Johann Christoph, (1642 – 1703), figlio di Heinrich e cugino di secondo grado di Johann Sebastian. La melodia del corale, presentata in forma di cantus firmus in lunghe note da parte del soprano, si alterna col testo biblico delle altre quattro parti. Il mottetto comincia quietamente con le 4 voci inferiori e gradualmente si fa più concitato, finché appare un vivace fugato, che introduce un monumentale dialogo fra le voci di Dio e dell’uomo.

Ich lasse dich nicht, “io non ti lascio ”, (se non mi avrai benedetto mio Gesù ) BWV Anh 159, è un mottetto per doppio coro e strumenti del più illustre rappresentante della famiglia, Johann Sebastian (1685-1750). A metà dell’esecuzione, il coro, disposto all’inizio separatamente, si riunisce per ritrovare la melodia di un corale luterano.

Applausi calorosi inducono l’Ensemble a riproporre Kyrie, “ un brano unico di cui non esiste nessuna registrazione – ha spiegato il Direttore – che unisce in maniera esemplare la tradizione veneziana con quella dell’Europa del Nord della famiglia Bach”.

Complimenti all’Ensemble, per la precisione e la freschezza delle voci ; ai musicisti, affiatati grazie ad una lunga frequentazione ; agli strumenti, l’organo a baule e il violoncello, costruito da un liutaio anonimo di Cremona alla fine del ‘600.

 




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