lunedì 17 ottobre - Giovanni Greto

I Leoni - d’oro e d’argento - della Biennale Musica 2022

Giorgio Battistelli e ARS LUDI si aggiudicano i prestigiosi premi

OUT of STAGE è stata la seconda delle quattro edizioni della Biennale Musica per le quali Lucia Ronchetti ricopre il ruolo di Direttore Artistico. Mentre Choruses (2021) era dedicata alla scrittura vocale polifonica, che negli ultimi anni ha avuto un vero e proprio rinascimento (“avevo deciso di mettere in dialogo il repertorio di oggi con quello del Cinquecento veneziano”), OUT of STAGE (lett.”fuori scena”), titolo scelto per l’edizione da poco conclusa, “si riferisce ai lavori concepiti per luoghi e situazioni al di fuori del palcoscenico tradizionale; tratteggia una larga prospettiva del teatro musicale contemporaneo e del ruolo delle nuove tecnologie e della multimedialità”. Inoltre c’è stata “la ripresa contemporanea di due generi antichi come la Sacra Rappresenrazione e il Madrigale Rappresentativo”.

I Leoni sono stati consegnati in due incontri aperti al pubblico. Lucia Ronchetti (Roma, 3 febbraio 1963) ha letto entrambe le motivazioni, prima di lasciare spazio ai fotografi e ai musicologi, che hanno interloquito con i vincitori. Inizio riportando una parte di quella che si riferisce al Leone d’oro.

Giorgio Battistelli (Albano Laziale, 25 aprile 1953) è uno dei compositori più riconosciuti in Italia e all’estero per il suo lavoro di teatro musicale sperimentale e la sua intensa produzione operistica… La sua lunga e celebrata carriera è iniziata negli anni Settanta con progetti che sono diventati emblematici della ricerca musicale nell’ambito della teatralizzazione del suono e della teatralità del gesto esecutivo… Nella sua lunga carriera, costellata da sorprendenti intuizioni e invenzioni che hanno generato nuovi modi di fare teatro musicale, GB ha dialogato con grandi performer come Jean Pierre Drouet e Gaston Sylvestre, compositori importanti per il teatro musicale come Sylvano Bussotti e Hans Werner Henze, registi illuminati come Luca Ronconi, Mario Martone, Robert Carsen, Graham Vick, e scrittori come PP Pasolini ed Ernst Junger.

Il Leone d’oro alla carriera gli è attribuito in particolare per la sua produzione di teatro strumentale, una forma del teatro sperimentale nata dagli esperimenti performativi di John Cage e Mauricio Kagel, nell’ambito del quale i lavori di GB sono diventati emblematici e fondanti. Fra i suoi lavori di teatro strumentale più importanti “Experimentum Mundi” del 1981, opera di musica immaginistica per un attore, quattro voci naturali di donne, sedici artigiani e un percussionista; “Jules Verne”, del 1987, Fantasia da camera in forma di spettacolo per trio di percussioni, tre voci, tromba e pianoforte e “Orazi e Curiazi” del 1996 nel quale due percussionisti si affrontano in un feroce duello contrappuntistico. Nuove produzioni di questi lavori sono presentate dalla Biennale Musica.

Ecco un estratto dal commento del premiato : Ricevere un premio così prestigioso significa tracciare una linea orizzontale e mi ha obbligato a guardare indietro, a vedere le opere che ho e non ho scritto; pensieri riusciti e altri falliti; lavori con vita facile, altri con difficoltà, che comunque non mettono in contraddizione/competizione con quello che scrivo oggi. La mia musica è relazionale, capace di mettersi in relazione con le tematiche, le problematiche del nostro tempo. E ha concluso il suo intervento citando Samuel Beckett: Fallire ancora, fallire meglio.

Affettuoso e non privo di interesse, l’incontro a seguire con la musicologa tedesca Helga De la Motte-Haber (Ludwigshafen am Rhein, 2 ottobre 1938) che aveva condiviso con il compositore nel 1985-1986 a Berlino Ovest il programma artistico DAAD. Dopo i complementi, Helga ha voluto sapere molto riguardo a Jules Verne, riservando brevi accenni agli altri due lavori visti a Venezia. Stimolato dalla musicologa, Battistelli ha affermato che “il compito del compositore è creare un orizzonte di attesa, di ciò che si ascolta, che si percepisce”. E riferendosi alle idee perse : “Sempre nel passaggio tra ciò che si pensa e ciò che si scrive c’è una perdita. Quel materiale che ho perso non lo trovo più. Ulteriore tormento è il passaggio tra ciò che sento e ciò che si ascolta”.

Due giorni dopo, nella stessa sala delle Colonne a Ca’ Giustinian utilizzata per il Leone dorato, Roberto Cicutto, Presidente della Biennale, ha consegnato ad ARS LUDI il Leone d’argento, un premio, nelle intenzioni della Biennale, dedicato alle promesse della musica o istituzioni che si sono distinte nel far crescere nuovi talenti. Nel caso dei tre musicisti dell’Ensemble, tutti docenti di strumenti a percussione al Conservatorio, penso che il riconoscimento vada alla loro capacità di stimolare giovani, ma non solo, ad avvicinarsi all’ampio, affascinante ambiente percussivo.

Prima della consegna, ancora una volta Lucia Ronchetti ha letto un lungo testo che comprendeva anche la motivazione. Eccone alcuni estratti.

L’ensemble ARS LUDI di Roma è composto da tre straordinari percussionisti, che nei 30 anni (in realtà 35 perché l’ensemble fu fondato nel 1987 da Antonio Caggiano e Gianluca Ruggeri, ndr.) della loro attività hanno creato un sodalizio artistico e umano eccezionalmente fertile, collaborando con i più riconosciuti compositori italiani per la realizzazione di un nuovo importante repertorio per percussioni che coniuga il virtuosismo strumentale con la performance teatrale. Antonio Caggiano, Rodolfo Rossi e Gianluca Ruggeri sono musicisti istrionici e carismatici che trasformano ogni trama percussiva in un evento carico di teatralità e comunicazione… Il percussionista contemporaneo è un musicista speciale, il suo armamentario di strumenti si è allargato con l’evolversi della scrittura e del repertorio dedicato, includendo oggetti della vita quotidiana, strumenti meccanici e percussioni digitali… Nella loro concezione, il percussionista è un performer globale, sempre in azione, nella cui mente è attivo un immaginario sonoro che cambia ed evolve attraverso gli incontri, le esperienze, le occasioni di lavoro, pronto a trasformarsi in suono concreto, in energia ritmica…

I musicisti di ARS LUDI fin dagli esordi hanno sentito la necessità di costruire un luogo per la raccolta di tutti i loro strumenti e per le loro prove. L’ex Lanificio Luciani su via Pietralata a Roma è così diventato un luogo mitico per tutti i musicisti e gli artisti romani legati alla contemporaneità, alla ricerca, alla performance e all’happening... Questa esperienza unica di integrazione tra ricerca avanguardistica e territorio sociale continua ancora oggi nel Casale Rocchi, luogo di prove, sala di registrazione, laboratorio di restauro strumentale e spazio aperto di ideazione compositiva.

ARS LUDI rappresenta quindi un laboratorio sperimentale, una realtà esecutiva in dialogo profondo e necessario con la vita sociale, dialogo che la musica contemporanea da troppi anni ha perso e che deve essere riconquistato.

Nella Biennale Musica 2022 ricevono oggi il Leone d’argento per il loro virtuosismo esecutivo, la loro instancabile curiosità verso mondi sonori nuovi e complessi e la loro capacità di trasformare le percussioni in una avvincente Machina Mundi.

Dopo la premiazione Gianluca Ruggeri (Roma, 11 agosto 1956) si è così espresso : Il Leone ci inorgoglisce perché la Biennale è stata un punto di riferimento per la nostra creatività, atipica, stravagante. Questo riconoscimento, trascorsi 35 anni di attività, ci stimola a non fermarci, ma ad approfondire.

Guido Barbieri, musicologo, drammaturgo, docente di Storia ed Estetica della musica ha iniziato a stimolare i musicisti con una serie di domande, che hanno raccontato molto di loro.

Rodolfo Rossi ha detto che tutti e tre, conosciutisi al Conservatorio de L’Aquila, erano degli aspiranti batteristi, che avevano provato a cimentarsi con la musica Rock, i Led Zeppelin, il Jazz, la musica Classica, senza ottenere risultati confortanti. Ecco allora la decisione in perfetta amicizia di creare una piccola comunità itinerante “riuscendo ogni volta a trovare sempre un punto di aggregazione, intorno al quale raccoglierci. Cercare un suono è la base del nostro lavoro. Sull’esempio di Miles Davis, il quale basta che suoni una nota e subito lo si riconosce, ARS LUDI ha un suono suo, particolare, che deriva dalle nostre esperienze giovanili (il modo di suonare la batteria).

Barbieri ha poi chiesto che cosa fosse cambiato dopo l’incontro con Giorgio Battistelli, il quale aveva composto un primo brano per loro, Ostinato (1986), per organo e tre batterie.

Questa la risposta di Ruggeri: Dopo aver vissuto un periodo straordinario, gli anni ‘70, in cui c’era un fermento enorme - penso al Prog e agli AREA (andare ai loro concerti era una novità) – Giorgio Battistelli ha aperto delle porte ai nostri interessi. Il suo libro sulla percussione ci ha fatto riflettere sul nostro lavoro.

Barbieri e i musicisti hanno poi ricordato Casale Rocchi, in cui ci sono migliaia di piccoli e grandi strumenti, convenzionali e autocostruiti. “Abbiamo un rapporto fisico con il materiale. Le cose le dobbiamo toccare con tutto il corpo” (Ruggeri). “Noi siamo al servizio del pubblico. La gente avverte l’amore per quello che facciamo, che è quello in cui crediamo “(Caggiano). Infine Rodolfo Rossi ha rivelato con gioia come questa sensazione accade molto spesso anche con i bambini che entrano subito in sintonia.

Il giorno seguente sono riuscito ad assistere al concerto di ARS LUDI alle Tese dei Soppalchi. In programma due brani. Il primo, Orazi e Curiazi, è un lavoro di 13 minuti concepito da Giorgio Battistelli per due dei membri di A.L., Caggiano e Ruggeri, nell’ottobre del 1996. Il mito antico è caro al compositore, perché i Curiazi erano i campioni di Albalonga, città vicina al suo luogo di nascita. Secondo la leggenda, gli Orazi, rappresentanti di una delle famiglie che governavano Roma, riuscirono drammaticamente a sconfiggere i nemici, ottenendo così la supremazia territoriale delle due città. Nello spettacolo, dal combattimento a suon di percussioni, emerge il carattere ludico e l’umorismo che contraddistinguono i musicisti. Ricco il set di percussioni utilizzate, tra i quali anche una caccavella o putipù napoletana, oltre al suono della voce e del corpo. Il brano si conclude con la morte musicale del Curiazio (Caggiano) e il trionfo dell’Orazio (Ruggeri).

A seguire il trio, completato da Rodolfo Rossi, ha interpretato Dressur (1977) di Mauricio Kagel (Buenos Aires, 24 dicembre 1931 – Koln, 18 settembre 2008).

Il compositore, si legge nel catalogo, giocando su una regola vincolante, ovvero che tutti gli oggetti e gli strumenti impiegati nel pezzo siano di legno, manipola non soltanto l’aspetto sonoro ma anche l’ambiente culturale dello spazio concertistico. Ciascun percussionista ha tentato di dominare l’altro in un gioco musicale e teatrale senza vinti né vincitori, in un cabaret surreale preparato accuratamente in ogni minimo dettaglio della partitura.

Applausi vivissimi per un gruppo affiatatissimo, che ha collaborato fecondamente fin dall’inizio con il Leone d’oro, da parte degli astanti, molti dei quali si sono avvicinati al palcoscenico per curiosare le partiture e ammirare e toccare alcuni strumenti.

Curiosità, al teatro alle Tese, per l’opera conclusiva del festival, Experimentum mundi di Giorgio Battistelli, forse la sua opera più emblematica, diventata negli anni un Cult, in tournee in tutto il mondo. Composta nel 1981, l’opera di musica immaginistica, come recita il sottotitolo, per un attore (Peppe Servillo, in questo caso), quattro voci naturali di donne, 16 artigiani e un percussionista, nell’arco di un’ora, mette in scena il lavoro di autentici maestri artigiani di Albano Laziale, intenti a svolgere sul palcoscenico le loro occupazioni quotidiane : ci sono due maestri bottai, due falegnami, un pasticcere, due selciaioli, due muratori, due fabbri ferrai, due arrotini, due calzolai e uno scalpellino, che lavorano il legno, sbattono uova, affilano il ferro, costruiscono un muro, seguendo le diverse fasi di lavorazione in ordine preciso. Accanto a loro un coro di voci femminili che pronunciano nomi di persona, il percussionista Nicola Raffoni, la voce di Peppe Servillo che recita le didascalie dei mestieri, tratte dall’Encyclopedie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des metiers di Denis Diderot e Jean le Rond D’Alembert, con lo stesso Battistelli nel ruolo di Direttore. Davvero interessante il tappeto sonoro, creato dai ferri del mestiere, manipolati con puntualità da ogni artigiano. Soltanto, la durata di un’ora è parsa un po’ eccessiva. Non essendoci improvvisazioni, tutto procede ad libitum, per cui potrebbe durare 15 minuti come due ore.

Applausi da parte di un pubblico felice ed eterogeneo quanto all’età, per aver assistito a spettacoli che non si vedono di frequente nel cartellone delle stagioni musicali.

 




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