giovedì 14 marzo - angelo umana

Green Book

Green Book ricorda un altro film, Quasi Amici: entrambi sono tratti da vicende realmente accadute e si compongono principalmente di due protagonisti appartenenti a fasce sociali lontane tra esse, che non si “conoscono”. 

Qui c'è un pianista negro virtuoso e noto - si tratta di Don Shirley, interpretato da Mahershala Ali - che ha in programma una tournée in vari stati del sud della “profonda” America nel 1962 e che cerca un autista tuttofare. Il prescelto è un italo-americano, Tony Lip interpretato da un Viggo Mortensen che ha dovuto ingrassare di 20 kg. per la parte: ex buttafuori di un locale che è stato chiuso. Il viaggio è lungo e dura un paio di mesi, il ritorno è previsto alla vigilia di Natale, da festeggiare strettamente in famiglia, e perciò Tony Lip recalcitra. E quel che è peggio: l'italo-americano non vedeva di buon occhio la gente di colore, aveva buttato nella spazzatura i bicchieri dai quali la moglie aveva fatto bere due operai negri che avevano svolto una riparazione in casa. Il primo è ricco e solo, il secondo è robusto e deciso, attorniato da una bella famiglia e da parenti e amici, alcuni di ambienti malavitosi. Ritiene che essere geniali, del genio del musicista, dev'essere noioso.

Qui, a differenza di Quasi Amici, si conoscono dunque due personaggi facenti parte di categorie emarginate, quella dei negri soprattutto. Il film fa ripassare la geografia della segregazione nella più grande democrazia mondiale, ma nel '62. Il pianista negro riteneva di servire agli spettatori bianchi dei suoi concerti perché questi si sentissero colti, ma veniva mal tollerato e gli incontri nell'America profonda sono stati spesso burrascosi. Sceso dal palco ridiventa un emarginato, lo grida chiaro a Tony. L'italo-americano era violento a fin di bene, con i suoi mezzi ha superato situazioni difficili e il viaggio in limousine celeste col maestro gli è servito per raffinarsi un po'. Si è fatto pure aiutare dal maestro a scrivere lettere d'amore alla moglie, meravigliata e compiaciuta della prosa del marito. In una lettera le dice di aver scoperto quanto è bello quel paese, la riscoperta dell'America da parte di un immigrato che non aveva viaggiato molto. Don Shirley ha voluto sostenere quell'impresa, dicono i musicisti suoi accompagnatori in un'altra limousine celeste, perché il talento non basta, ci vuole coraggio per cambiare il cuore della gente. Ma il più bel concerto è l'ultimo, liberatorio, dove suona la musica che più ama in un locale dove si trovano come avventori, e in mezzo a gente di colore.

Inevitabile che i due opposti si attraessero e l'amicizia sbocciasse. 130 minuti piacevoli da vedere, con qualche nota di puro spettacolo o di “colore”. Uno degli sceneggiatori è proprio il figlio di Tony Lip, Nick Vallelonga: bello è pensare che l'abbia scritto come tributo al padre.

 

 




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