martedì 14 giugno - Mario Barbato

Gli italiani hanno affondato i cinque referendum contro la Giustizia

La debacle dei referendum contro la Giustizia merita una riflessione. Gli italiani si sono astenuti dal voto perché hanno capito che tanti galantuomini, riformando la magistratura, miravano ad assicurarsi l'impunità con il beneplacito dei cittadini.

 Già il fatto che Silvio Berlusconi, pregiudicato e inquisito in numerosi processi penali, avesse sbandierato la necessità di modificare il sistema giudiziario aveva fatto scattare il campanello d'allarme in molti elettori.

Il timore era che i delinquenti che popolano il Belpaese facessero alzare la presenza alle urne. Invece manco loro si sono scomodati. Nessuno ha risposto alla chiamata alle armi di quei signori che da anni urlano contro i magistrati cattivi perché desiderosi di fare i loro porci comodi senza finire in galera. E infatti i votanti sono stati così pochi che il quorum non sarebbe stato raggiunto nemmeno se i finti garantisti avessero fatto propaganda per un anno intero. 

Il merito dell'umiliante disfatta si deve proprio a coloro che si sono fatti paladini della riforma. Parliamo dei vari Salvini, Renzi e-come detto-Berlusconi. A cui si sono aggiunti i quotidiani nelle mani dei potentati, cominciando da Il Giornale, il cui editore è-guarda caso- proprio il Cavaliere di Arcore. Solo Conte, Letta e Leu avevano osteggiato la follia di chiamare i cittadini a pronunciarsi su temi tecnici (e poco comprendibili agli elettori) che spettano al Parlamento.

Chi ha cercato di scandalizzare la cittadinanza per le manette facili o l’esclusione dei condannati dai palazzi della politica sono gli stessi che, dai tempi di Tangentopoli a oggi, hanno cercato di convincere gli italiani che il male assoluto fossero le toghe. Ma questa guerra tra guardie e ladri ai cittadini non gliene frega più niente. Da anni hanno ridotto milioni di persone a semplici spettatori di una lotta tra poteri, adesso non si lamentino se gli elettori stanno a guardare.




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