martedì 26 novembre - Vincenzo Imparato

Gli intellettuali nel XXI secolo

Inteso come gruppo di persone dotate di un elevato livello culturale, gli intellettuali dovrebbero rappresentare quella parte della società capace di essere, attraverso la diffusione del proprio sapere, un punto di riferimento in ambito politico, ideologico e sociale.

Il ruolo degli intellettuali all'interno di una società è stato alla base di numerosi dibattiti durante gli scorsi secoli. Possiamo svolgere un’analisi partendo da alcuni scritti del passato, come ad esempio “Politics” di Dwight Macdonald: una serie di articoli circa la responsabilità dei popoli e nello specifico quella degli intellettuali. Argomento poi approfondito da Noam Chomsky a metà del ‘900.

Nel XXI secolo, dove ormai social network e media esercitano una funzione fondamentale sulla percezione di cosa accade nella nostra società, è importante chiederci quale ruolo ricopra la classe intellettuale sullo sviluppo del genere umano. Oggi dove la distorsione della realtà in cui viviamo la fa ancora da padrone.

Ciò detto, secondo la definizione presa in considerazione all’inizio, ci rendiamo conto che la maggioranza degli intellettuali potremmo definirli tali solo per il loro bigliettino da visita e non per la vera e indipendente conoscenza che ci mettono a disposizione. Tralasciando, ci mancherebbe altro, quegli intellettuali (spesso radiati) che si cimentano nel raccontarci come realmente stanno le cose contribuendo a trasmetterci “la conoscenza”, assistiamo ad una suddivisione di intellettuali dove una parte tende a deformare completamente il racconto della situazione in cui viviamo e un’altra che la approfondisce non mettendo però a disposizione il proprio sapere.  

Dietro ad ogni dichiarazione inesatta sull’immigrazione, ingannevoli racconti sugli eventi macroeconomici, cambiamenti climatici e altri temi che riguardano il nostro presente e futuro, assistiamo ancora oggi a diversi atteggiamenti da parte della dicotomia di intellettuali sopracitata.

  • Chi distorce la realtà, come coniato da Chomsky, svolge una “critica moderata” verso chi li rappresenta, si preoccupa solo degli effetti dei problemi che li circonda ma non della causa. Spesso questa classe di intellettuali riceve importanti cattedre o ruoli di spicco nella nostra società e sono persone ben note, conosciute e stimabili. Questa categoria approfondisce e analizza i problemi secondo schemi di indottrinamento della società a cui appartiene e accetta indirettamente questo “status”. La loro attenzione è continuamente rivolta verso minacce apparentemente reali: la cosa che conta è avere un senso di pericolo costante. Questa classe di intellettuali affida a chi li rappresenta il proprio destino e sembra non interessata ad essere artefice dello stesso. Procede nel valutare se un problema, anche illusorio, possa teoricamente danneggiare o meno la loro condizione. Non considera alcun termine di approfondimento sulla questione e non lascia spazio a nessun obbligo morale verso gli altri. Quello che conta è predicare la pace pur non essendo pacifisti. 

Un chiaro esempio di distorsione della realtà sono le dichiarazioni di svariati “opinion leader” o professori di alcuni atenei italiani e internazionali, che dopo le ultime vicende sudamericane, hanno dato il loro parere “da esperti” attribuendo alle proteste “conseguenza alle incapacità dei popoli latini all’ordine e autocontrollo”, cercando di contenere ogni commento sul possibile supporto degli Stati Uniti da dietro le quinte come punto cardine per destabilizzare l’America Latina. Distorsione totale sulle cause del problema maturata poi in un silenzio tombale da parte di tutti sull’evoluzione delle proteste.

  • Al contempo è necessario invece chiedersi circa la responsabilità della categoria di intellettuali che, seppur non distorce la realtà dei fatti, glissa di rimbalzo evitando di esporsi sui problemi attuali. Guardano quasi con distacco le persone che dirottano verso chi di inesattezze e allarmismi ne fa il pane quotidiano. Spesso, peggio ancora, non assumono nessuna posizione sulla questione finché questa non li riguarda o danneggia direttamente. Così facendo continuano ad allungare il divario culturale-politico da chi non ha gli strumenti adatti per approfondire alcuni problemi. Possono questi dormire sonni tranquilli quando, in balia di slogan politici approssimativi e inesatti, i leader delle maggioranze hanno in pugno la gran parte della popolazione?

La loro posizione ha senza ombra di dubbio una serie di colpe e responsabilità molto più acute rispetto a quelle di un singolo cittadino che non riesce ad avere tempo, cultura e strumenti adatti per approfondire alcuni temi. La verità non è facilmente reperibile, sta ad ogni singolo individuo essere in grado di scovarla. Ma tutti hanno i mezzi culturali per farlo? Quanti sono in grado di capire facilmente temi come la politica economica, sistema fiscale o sostenibilità ambientale?

In questa spaccatura gli intellettuali potrebbero aiutarci a smascherare le menzogne che ci vengono dette... Utopia?

Bisogna ragionare sul fatto che ancora oggi le loro responsabilità sono ben maggiori rispetto a quella dei singoli popoli.

Dopo queste analisi sorge spontaneo chiedersi chi sono gli intellettuali nella nostra società, che ruolo hanno nella diffusione della cultura e del sapere, se questo è il loro ruolo oppure se continuano ad essere uno strumento nelle mani di chi detiene il potere.

 

Vincenzo Imparato

Imagem de Felix Wolf por Pixabay 

 




Lasciare un commento