lunedì 6 aprile - Kocis

Giusto per “allietarsi”…. in questi giorni tristi

In questi giorni molto tristi se ne sentono e se ne vedono proprio di tutti i colori. NO, non sono i colori dell’arcobaleno, simbolo di pace, solidarietà, tolleranza e della ragione.

Provengono da parte di molte fonti, compreso da rappresentazioni politiche e istituzionali di vario titolo e genere che, per l’alto compito di suggerimento e guida prestato, dovrebbero sempre essere per i cittadini faro univoco di chiarezza e decisione.

Invece, i “detti” abbondano, e poiché molte ordinanze regionali/comunali sono discordanti dai decreti nazionali, la confusione è grande. La domanda è lecita: ma perché in Italia neanche in situazioni di disastro generale di assoluta dirompenza si riesce ad uniformare la deliberazione comportamentale elementare che riguarda i cittadini? Per quanto forniti di una robusta e sana Costituzione prevale sempre la fase “rinascimentale”, caratterizzata da stati e staterelli!

Dunque, il segretario della Lega Salvini, al grido di “ la scienza da sola non basta, serve anche il buon Dio…..e con la protezione del Cuore Immacolato di Maria ”, sostiene che in occasione della Pasqua le chiese dovrebbero aprire; aggiungendo:….. C'è un appello mandato ai vescovi di poter permettere a chi crede, rispettando le distanze, con mascherine e guanti e in numero limitato, di entrare nelle chiese come si entra in numero limitato nei supermercati” .

Sulla comparazione tra luoghi di culto e i siti esclusivamente dedicato alle vendite ognuno tragga le proprie riflessioni e valutazioni.

Sull’argomento (dove le parole volano….in libertà di propaganda), il Ministero dell’Interno, in risposta alle considerazioni poste dalla Segretaria Generale della CEI aventi come oggetto puntualizzazioni più adeguate riguardo: “La preghiera individuale in chiesa, le modalità di partecipazione ai riti della Settimana Santa e la possibilità di celebrare matrimoni in tempo di pandemia.”, in data 28 marzo ha argomentato in maniera dettagliata. Si veda qui.

Stupisce alquanto che il segretario della Lega nulla abbia contemporaneamente detto riguardo le regolamentazioni in essere, come protezione all’estensione del virus, che proibiscono i momenti più importanti del percorso umano: funerali, matrimoni. In questo periodo chiese e cimiteri sono chiusi. Non è possibile dare l’ultimo saluto ai dipartiti, costretti a lasciare il bene più caro: la vita. Lo strazio più grande per parenti ed amici.

Su questa delicatissimo argomento è rimasto silenzioso.

Ha fatto notizia la delibera dell’amministrazione regionale della Lombardia ( Presidente Fontana), in vigore da questa domenica, sull’obbligo, uscendo da casa, di indossare la mascherina « o, in subordine, qualunque altro indumento a copertura di naso e bocca» ( sciarpe, foulard). Previste multe a partire da 400 euro. Certo, l'indirizzo dell’obbligatorietà sul piano generale potrebbe anche essere nominalmente raziocinante. Il dato, è, però, che la normativa doveva anche essere accompagnata dall’obbligo della regione Lombardia a consegnare a tutti i cittadini debita scorta di mascherine all’uopo debitamente convalidate; preso atto, altresì, che molte fonti scientifiche affermano di cambiare la suddetta protezione facciale dopo 2/4 ore dell’uso. Tra l’altro, è notoriamente pubblico il fatto che le mascherine in Lombardia ( come nel resto dell’Italia), data la grande carenza, sono difficilmente acquistabili nei luoghi preposti alla vendita ( trovandole il prezzo è stato innalzato in maniera esponenziale). Proprio in detta Regione pochi giorni addietro l’amministrazione regionale ha solennemente redarguito il Governo nazionale e la Protezione Civile per avere fornito una partita di mascherine non rispondenti ai criteri di funzionalità scientifica. Dunque, suddetti criteri sono posseduti da sciarpe e foulard? Domanda proprio amletica!

 

Da notizia dell'ultima ora si apprende che da domani in Lombardia a cura della Regione inizia la distribuzione gratuita di 3 milioni di mascherine ( gli abitanti sono 10 milioni).

L'obbligatorietà della mascherina per uscire da casa è stata annunciata dal Presidente della Toscana: però, solo dopo la distribuzione ai Comuni di dieci milioni di mascherine protettive.

Per completare il “quadro” di alcune delle difformità in atto in Italia: In Veneto, andando al supermercato o in farmacia, bisogna mettere la “ mascherina o altro tipo di protezione”. In Trentino, in mancanza delle mascherine, si inizierà la distribuzione di “scaldacolli”. In Valle d'Aosta obbligo di protezione in viso entrando nei negozi.

 

Infine, dato che la notizia non ha avuto adeguata diffusone nazionale, poiché riguarda la Regione Sicilia. Due giorni addietro, durante un incontro in teleconferenza tra Governo nazionale e Presidenti delle Regioni sulle misure di contrasto al Covid-19, il presidente siciliano Nello Musumeci ha posto una richiesta molto specifica, già formalizzata alcuni giorni prima dalla Giunta regionale con un'apposita delibera: l’ applicazione operativa del’art 31( titolo IV, polizia) dello Statuto siciliano che, così recita: Al mantenimento dell’ordine pubblico provvede il Presidente regionale a mezzo della polizia dello Stato, la quale nella Regione dipende disciplinarmente, per l’ impiego e l’ utilizzazione, dal governo regionale. Il Presidente della regione può chiedere l’ impiego delleforze armate dello Stato. Tuttavia il Governo dello Stato potrà assumere la direzione dei servizi di pubblica sicurezza, a richiesta del Governo regionale, congiuntamente al Presidente dell’ Assemblea, e, in casi eccezionali, di propria iniziativa, quando siano compromessi l’ interesse generale dello Stato e la sua sicurezza. Il Presidente ha anche il diritto di proporre, con richiesta motivata al Governo Centrale, la rimozione o il trasferimento fuori dell’ Isola dei funzionari di polizia.Il governo regionale può organizzare corpi speciali di polizia amministrativa per la tutela di particolari servizi ed interessi.”

 

Materia proprio dirompente. Ebbene, lo Statuto siciliano – in una fase politica post guerra molto ingarbugliata, con l’indipendentismo isolano in armi, molto agguerrito e finanziato da potenti gruppi di latifondisti, dagli accentratori storici delle ricchezze, dalla mafia ringalluzzita e da ben note centrali sovversive internazionali per contrastare il “pericolo” comunista – fu varato il 15 maggio 1946 . Diciannove mesi prima della nascita della Costituzione italiana ( 22 dicembre 1947). Come molte cose all’ “italiana” l’articolo in oggetto è rimasto sempre lì, “in sonno”. Mai richiesta, nei successivi 74 anni, la sua applicazione, per non entrare in ferreo contrasto con lo Stato.

Tra l’altro, la questione solleva fondamentali questioni: in via prioritaria sulla dubbia ( molto dubbia) costituzionalità; poi, sui tempi necessari dell’eventuale ratifica, dati i passaggi necessari, molto articolati, nelle strutture governative e in Parlamento. Teoricamente, con la “pace in casa”, si prevedono molti mesi ….altro che proposta legata “ all’emergenza Covid-19”.

Nello Musumeci è un rappresentante storico dell’estrema destra siciliana. Impegnato fin da giovane nell’ormai ex Msi, ammiratore di Giorgio Almirante ( che tra l’altro fu segretario di redazione del periodico “ La difesa della razza”, dall’agosto 1938).

Sabato, il quotidiano La Sicilia in prima pagina ha pubblicato in grande evidenza la foto del Presidente Musumeci con il titolo “MANGA NELLO”.

 

Sul piano generale nazionale questo passa il “convento” della nostra tortuosa democrazia.

 

domenico stimolo

Foto di rottonara da Pixabay 




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