mercoledì 12 febbraio - Giovanni Greto

Giovani musicisti accanto ad affermati al Gran Teatro La Fenice

Continua con successo la stagione di “Musica con le Ali”

I concerti organizzati dall’Associazione culturale “Musica con le Ali” per una volta si sono trasferiti dalle sale Apollinee alla Sala Grande del Teatro la Fenice. Sul palcoscenico del teatro veneziano, felice sogno di ogni musicista che intraprende la carriera concertistica, si sono esibiti quattro giovani talentuosi, accanto a due artisti affermati: il violoncellista Giovanni Sollima e il violinista Massimo Quarta.

Il programma si è aperto con il Preludio dal “Natural Songbook 1” di Giovanni Sollima (Palermo, 24 ottobre 1962). Come sempre il musicista siciliano diffonde una sonorità qualitativamente eccellente e in un breve lasso di tempo – poco più di sette minuti – dimostra la propria classe e bravura tecnica, cogliendo ispirazione dal folclore. “Questa volta ho pensato di attingere dalle radici, senza filtri, con il solo violoncello. Istintivamente mi sono mosso verso sud, un sud generico del mondo, tra approcci improvvisativi, rinascimentali, barocchi, classici, popolari…”.

Sono stati invece ventuno i minuti necessari per eseguire la “Sonata per violino e violoncello”, in quattro movimenti, di Maurice Ravel (Ciboure, Bassi Pirenei, 7 marzo 1875 – Parigi, 28 dicembre 1837). A dialogare con Sollima è Massimo Quarta, considerato uno dei più importanti violinisti della sua generazione, che da più di 25 anni alla carriera solistica ha affiancato quella di direttore d’orchestra. Tra le voci che esprimono la crisi del XX°secolo, la voce di Ravel è quella della nostalgia lucida e disperata, il richiamo di un passato rimpianto e tuttavia rifiutato, l’ossessione della civiltà meccanica che travolge l’individuo come una danza mortale, e pure unisce al terrore un fascino irresistibile. Eseguita per la prima volta a Parigi il 6 aprile 1922, la Sonata segna l’avvento di un nuovo stile, in cui la scrittura è semplificata all’estremo e la linearità melodica, sempre perseguita, ora si svincola anche dalla magia delle armonie per presentarsi nuda, evidenziata dalla spigolosità del contrappunto. Pizzicati, sonorità acutissime e stridenti del violino, accentazioni e accelerazioni con perfetto sincronismo, cavalcate del violoncello, affascinano il pubblico che non lesina applausi, conquistato dal virtuosismo dei musicisti alle prese con una composizione impegnativa.

Protagonisti del brano che conclude la prima parte sono quattro giovani musicisti, apparentemente non intimoriti nel calcare il palcoscenico dello storico teatro: Elena Faccani e Fabiola Tedesco, violini; Claudio Laureti, viola; Ludovica Rana, violoncello. Eseguono il “Quartettsatz in do minore D.703” di Franz Schubert ( Vienna, 31 gennaio 1797 – 19 novembre 1828). Secondo quanto scrive nel programma di sala Francesco Ermini Polacci, nel ‘Movimento di Quartetto’ si fa prepotentemente strada “una impellente esigenza espressiva, noncurante di forma e linguaggi della tradizione. In tempo di “Allegro assai”, tutto il movimento è percorso da una mobilità inquieta con cambi di tonalità e di accenti, con dinamiche portate agli estremi”. Attenti allo spartito, i musicisti portano dignitosamente a compimento un brano eseguito per la prima volta a Vienna il primo marzo 1867.

La seconda parte si è aperta con il “Capriccio n.14” da “24 Capricci, Op.1” di Niccolò Paganini (Genova, 27 ottobre 1782 – Nizza, 27 maggio 1840). In poco più di cinque minuti, Quarta mette in mostra una grande capacità tecnica, memore di quella dell’autore, per il quale era impossibile scindere l’abilità di virtuoso dall’attività di compositore, tanto esse erano intimamente compenetrate. Capriccio fa riferimento al termine seicentesco di una libera composizione improntata all’estro e all’improvvisazione. Il numero 24 è formato da un tema con un profilo ritmico a scatti, che s’imprime subito nella memoria, sottoposto a undici variazioni, nelle quali Paganini ricorre a un armamentario incredibile di scale e arpeggi velocissimi, di pizzicati, di artifici fra i più sorprendenti all’ascolto, tremendi per chi suona. Ma non per Quarta, il quale, senza ricorrere alla pagina scritta, lo interpreta in maniera sensibile e convincente, premiato da applausi scroscianti.

Per il brano conclusivo, il “Quintetto per due violini, viola e due violoncelli in do maggiore, Op.163 D.956” di Franz Schubert, accanto al giovane quartetto è salito sul palco Giovanni Sollima. Il Quintetto è un lungo pezzo (55 minuti), suddiviso in cinque movimenti, sicuramente faticoso da leggere ed interpretare. La presenza di Sollima, nel ruolo di primo violoncello, ha indotto i giovani musicisti a dare il meglio di sé. Ultima composizione schubertiana - l’autore sarebbe scomparso solo due settimane dopo averla conclusa nell’ottobre del 1828 – il Quintetto fu stampato soltanto nel 1853 poiché gli editori erano perplessi per le molte difficoltà e le dimensioni gigantesche di una partitura, la cui durata superava di molto i consueti confini cronologici di una pagina cameristica. Nient’affatto intimoriti, stimolati dalla presenza di Sollima, i giovani musicisti hanno saputo affrontare e superare le difficoltà disseminate nella partitura. Una menzione speciale al primo violino Fabiola Tedesco, diplomatasi appena sedicenne al Conservatorio di Torino.

Continuano a convincere le finalità dell’Associazione culturale Musica con le Ali, la quale, senza fini di lucro, sostiene la crescita di giovani musicisti italiani attentamente selezionati e li aiuta ad affermarsi nella musica classica, a “spiccare il volo” attraverso la creazione di un percorso personalizzato in base alle caratteristiche e alle necessità di ciascuno.

Foto: Pixabay




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