lunedì 20 maggio - Gregorio Scribano

“Giorgia” non è riuscita a cambiare l’Italia come può pretendere di cambiare l’Europa?

Nessun colpo di scena la candidatura di Giorgia Meloni alle prossime Europee, perché dopo quella di Schlein la sua era una mossa più che scontata, obbligata. Ma la Meloni va oltre e chiede ai suoi di scrivere sulla scheda “solo Giorgia, il mio nome di battesimo” perché “io sarò sempre e solo una di voi, una del popolo”.

Parola di Giorgia Meloni, dopo quasi un’ora di comizio, tra una battuta e l’altra. Uno vero e proprio show quello del Presidente del Consiglio, dal palco vista mare di Pescara. Una chiamata al suo popolo, al plebiscito su di sé (‘Giorgia Meloni detta Giorgia” sarà la dicitura sulla lista che consentirà di indicare come preferenza solo il nome).

Alla kermesse erano presenti i due alleati Lupi e Tajani. Grande assente Matteo Salvini che fa solo una comparsata, in collegamento con il palco di Pescara mentre è in giro per le strade di Milano sperando che il Generale gli porti abbastanza voti da scongiurare il sorpasso alla sua Lega da parte di Forza Italia.

“Ci ha preferito il ponte”, stigmatizza la Meloni, a metà tra la battuta e la punzecchiatura. E poi continua, dicendo di voler cambiare questa Europa, così come sta cambiando l’Italia:

Noi vogliamo che l’Italia sia centrale per cambiare quello che non funziona in Europa, questa Italia che cambia oggi può cambiare l’Europa.

Queste sono le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che – candidatura a parte per un posto nel Parlamento Europeo che non andrà mai ad occupare – lasciano maggiormente perplessi e rimandano ad una amara considerazione:

Giorgia Meloni, che nel parlamento italiano ha la maggioranza assoluta, dopo due anni di governo avrebbe potuto e dovuto ‘cambiare’ almeno qualcosina in Italia, a cominciare dalle retribuzione dei lavoratori italiani, tra le più basse in Europa, dall‘età pensionabile riportandola nei giusti termini dei 65 anni di vecchiaia, dallo sburocratizzare le pubbliche amministrazioni, liberandole dalle inutile scartoffie che incartano il paese intero, dal far pagare le tasse a tutti per il giusto dovuto e non sempre ai soliti fessi, dall’emergenza immigrazione, regolamentando e riducendo gli sbarchi, ad investire i soldi del Pnrr nel Servizio Sanitario Nazionale, nella sicurezza pubblica dei cittadini e idrogeologica del territorio e in tutti quei servizi di pubblica utilità che fanno acqua da ogni parti e che rischiano di mandarci a picco!

Ma se la premier non è riuscita a cambiare una virgola in Italia, con quale faccia viene a chiederci di votarla per cambiare l’Europa? 




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