martedì 11 giugno - Phastidio

Giorgia l’europea, per una sussidiarietà sussidiata

Il programma con cui "Detta Giorgia" invoca il principio conservatore di una "Europa minima" e non invasiva chiedendo al contempo di aumentare il bilancio europeo (pagato da chi?) e più deficit

Si avvicinano le elezioni europee e i partiti sono costretti a buttar giù uno straccio di programma. Ho dato un’occhiata a quello di Fratelli d’Italia per cercare di capire in che modo “Con Giorgia l’Italia cambia l’Europa”, o almeno tenterà di farlo.

La premessa programmatica è molto lineare e semplice, come del resto ripetuta più volte, a partire dal discorso col quale Meloni ottenne la fiducia delle Camere:

Per questo il modello proposto dai conservatori è quello di un’Europa confederale che rispetti i principi di sussidiarietà e proporzionalità sanciti dai Trattati istitutivi dell’UE. Un’alleanza di Nazioni sovrane, unite sui grandi temi da una politica e da un destino comuni, e libere di intervenire sulle materie più prossime alla vita dei cittadini, difendendo le specificità dei contesti nazionali.

L’ILLUSORIA SUSSIDIARIETÀ NAZIONALE

Detta così, pare molto condivisibile. Le cose cambiano quando si entra in dettaglio:

Siamo convinti che l’Unione Europea debba occuparsi delle grandi questioni del nostro tempo: la politica estera, la difesa, la sicurezza dei confini esterni, la regolamentazione del fenomeno migratorio, il mercato unico e l’energia, lasciando le politiche nazionali alle competenze dei singoli Stati.

Demandare la politica estera “all’Europa” che significa, esattamente? Che le singole nazioni dovrebbero accettare decisioni prese altrove, anche quelle che entrano direttamente in conflitto con i propri interessi nazionali? Mi pare enunciato piuttosto naïf, che verrebbe smentito alla prima applicazione concreta. E poi, scusate, i sovranisti alla Orban non erano quelli ferocemente contrari all’abolizione del principio di decisioni all’unanimità, per preservare il proprio potere di veto in chiave di difesa degli interessi nazionali?

Inoltre, va bene tutelare l’integrità del mercato unico, anzi è vitale per la sopravvivenza dell’Unione, ma concretamente che significa? Ve lo suggerisco io: che serve una ragnatela di norme, anche minute, destinate a prevalere sugli interessi nazionali. Che, se lasciati prevalere, ad esempio sotto la forma di limitazioni al commercio intracomunitario a difesa del “Made in”, porterebbero rapidamente al collasso del mercato unico. Questi sono i concetti che, ad esempio, Marine Le Pen non coglie o finge di non cogliere.

Discorso analogo per l’energia. Che significa avere una “politica europea unica” per l’energia? Che i singoli paesi dovrebbero abdicare dai propri interessi nazionali nella definizione del mix energetico? Ovviamente no, perché nel programma degli italofratelli è scritto espressamente che occorre “garantire l’autonomia degli Stati membri nel decidere il proprio mix energetico”. Quindi, in cosa consisterebbe la “politica europea unica” sull’energia, se ogni paese fa come nella Casa delle Libertà di guzzantiana memoria? E i vincoli ambientali, li rimuoviamo derubricandoli a “eco-follie”? Ah, saperlo.

DATECE LI SORDI, DATECE PIÙ SORDI

Quando si scende nei dettagli dei grandi capitoli, si coglie immediatamente dove i nostri patrioti vogliono andare a parare: datece li sordi, datece più sordi. Per fare cosa? Ma per raggiungere quel principio di “sussidiarietà nazionale” che stiamo promuovendo, che diamine!

Ad esempio, senza pretese di esaustività, scorrendo le venti paginette di programma, si coglie immediatamente che il nome del gioco è “incentivare”, e anche “sostenere”. Cioè sussidiare. Ecco un piccolo campionario: incentivare l’imprenditoria giovanile; sostenere concretamente le imprese; sostenere l’imprenditorialità e l’innovazione; sostenere famiglie e imprese che decidono di investire nelle energie rinnovabili. C’è persino una perla italianissima, che -manco a dirlo- necessita di sussidi:

Riconoscere il ruolo e l’utilità sociale delle imprese di vicinato nel proteggere le città dal degrado, creare posti di lavoro a livello locale e valorizzare le tradizioni e le caratteristiche del territorio.

Non male sussidiare le botteghe, che dite? Soprattutto, pare di intuire che questa incessante e smodata richiesta di “incentivi” e “sostegni” debba trovare due grandi fonti di copertura: un aumento del bilancio comunitario e/o un aumento dei deficit nazionali on demandTrès vaste programme, quindi. Perché forse agli italofratelli sfugge che, da una importante affermazione dei partiti sovranisti e identitari, deriverebbe un taglio al bilancio europeo e non certo la sua espansione. Ripetete con me: non esiste l’ossimorica internazionale sovranista.

Soprattutto, trovo interessante al limite dell’affascinante che il programma di “Detta Giorgia”, mentre invoca questa sorta di “Europa minima” in nome della sussidiarietà nazionale, che è molto da conservatori d’antan, chieda contemporaneamente di aumentare le dimensioni del bilancio comunitario e/o i deficit nazionali, che finirebbero col minare dalle fondamenta quel mercato unico che i nostri patrioti dicono a chiacchiere di voler difendere tra i capisaldi della materie devolute alla centralizzazione.

Altre perle tra quelle che chiedono “fondi europei” (pagati da chi, esattamente?):

  • Finanziare con fondi europei campagne di prevenzione e screening, nonché contro il consumo di droga e tutte le dipendenze;
  • Creare strumenti comuni europei con cui finanziare le priorità industriali di carattere strategico;
  • Finanziare con il bilancio europeo interventi per la riqualificazione e la messa in sicurezza del territorio, per un’efficace politica di prevenzione delle catastrofi ambientali;
  • Stanziare fondi europei per la creazione di un polo comune di ricerca e sviluppo delle tecnologie dell’IA;

A ruota arrivano le richieste di “scorporo”, antica specialità italiana: togliere dal deficit le spese che più ci piacciono. Ad esempio:

  • Considerare la spesa pubblica finalizzata alla natalità come un investimento di carattere produttivo (sic);
  • Escludere dal computo di deficit e debito le spese per investimento collegate alla transizione verde e digitale, nonché quelle per la difesa;

Vedete? Non c’è nulla che “fondi europei” o appositi scorpori dal deficit non possano curare. Per coerenza, dopo queste proposte arriva la “lotta all’austerità”, declinata in “flessibilità”, altro piatto tipico italiano, che finirà a fracassarsi contro i sovranismi europei. A questo grande capitolo si deve aggiungere anche la politica monetaria, che si ostina a frapporsi tra noi italiani e la libertà di fare deficit, che deve essere finanziato “dall’Europa” impicciona. Leggete e ridetene tutti:

Rafforzare il dialogo con la BCE affinché i tassi di interesse ufficiali possano essere ridotti fortemente, a beneficio di mutui e altri finanziamenti.

“Salve signora Bce, come va? Guardi, abbiamo fatto questa magnificenza di deficit e debito, ora lei deve darci una mano a non renderlo troppo oneroso, riducendo fortemente i tassi perché noi abbiamo i mutui, sa? Dialoghiamo, orsù”.

AUTODENUNCIA TRICOLORE

C’è poi anche una parte di rigorosa autodenuncia degli italiani, a rafforzare il concetto che “siamo seri e motivati” a cambiare l’Europa, anche se indossiamo con grande eleganza e naturalezza un enorme naso rosso di plastica:

Lavorare ad una riforma della Politica di Coesione per il periodo successivo al 2027, che consenta all’Italia un impiego dei fondi più efficiente rispetto al passato: occorre spendere di più, ma occorre anche farlo meglio.

Siamo italiani, non riusciamo a spendere i fondi comunitari e quindi chiediamo “all’Europa” anziché a noi stessi di permetterci di spendere meglio. Affascinante. Una sussidiarietà invertita, ancora una volta. Sempre nell’ambito del capitolo dell’autodenuncia, oppure dei prodotti tipici, non potevano mancare i taxi:

Assicurare la qualità del servizio taxi per tutti gli utenti, ferma restando la necessità di evitare fenomeni di concorrenza sleale da parte di grandi piattaforme di intermediazione.

Siamo italiani, abbiamo un (dis)servizio taxi che definire da terzo mondo è un insulto al terzo mondo medesimo, ed è la caricatura di una ghilda medievale, dove con le esigenze dei consumatori ci puliamo il cofano, ma chiediamo “all’Europa”, sempre nell’ambito di questa suggestiva sussidiarietà invertita, di invadere con provvedimenti bruxellesi la sacra autonomia nazionale per “assicurare la qualità del servizio”, Che è un po’ come dire “l’Europa aiuti i consumatori italiani, ostaggio dei taxi”. E lotti contro le “piattaforme”, ché noi da soli non ce la facciamo. Siamo sovrani, aiutateci.

E ancora, sempre per il ricco capitolo dell’autodenuncia:

Modificare radicalmente la direttiva sulle “case green” per tutelare i proprietari di immobili ed efficientare il patrimonio edilizio in modo graduale e sostenibile, prevedendo adeguati incentivi a livello UE.

Siamo italiani, abbiamo buttato nello sciacquone 200 miliardi in bonus edilizi per beneficiare pochi intimi, l’Europa fornisca gli incentivi per permetterci di efficientare i nostri ruderi di classe energetica G. L’Europa ci guarda, e non sa se inorridire o scoppiare a ridere. Di certo, sa che deve difendersi dalle termiti italiane e dalla loro ossessiva richiesta di mutualizzazione.

Né poteva mancare una richiesta di “interpretazione autentica”:

Difendere le imprese balneari italiane, che rappresentano un’eccellenza nel panorama europeo, garantendo la corretta applicazione della direttiva Bolkestein.

Vabbè, direi che può bastare. Se volete, potete scorrere in autonomia le venti paginette del programma con cui “Detta Giorgia” si accinge a cambiare l’Europa. Vogliamo più sussidiarietà nazionale ma rigorosamente sussidiata, con i soldi dei grandi contributori netti europei. Tra i quali, ops, ci siamo anche noi! Argh! L’unica soluzione è procedere a tappe spedite verso il dissesto, in modo da passare da contributori netti a prenditori netti. Forza Giorgia, facce sognà li sordi!

Photo by governo.it – Immagini messe a disposizione con licenza CC-BY-NC-SA 3.0 I




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