mercoledì 23 novembre - Mario Barbato

Giorgia Meloni e la rivoluzione mancata

La prima legge di bilancio del governo Meloni non è stata una rivoluzione in grado di far ripartire l’Italia. Al contrario, sembra una manovra mirata a far sopravvivere una nazione in un contesto internazionale piuttosto complesso, con una guerra in corso, una crisi economica galoppante, un costo della vita impennato.

Il problema è che in campagna elettorale la premier si era sbilanciata un po’ troppo in campo economico. Il programma prometteva la riduzione delle tasse per famiglie, imprese e lavoratori autonomi, fino a ipotizzare allargamenti sostanziosi per il regime forfetario del 15% per le partite Iva. Una rivoluzione sbandierata che evidentemente non c’è stata né poteva esserci.

Questa legge di bilancio non è stata certamente un successo, ma gli elettori andavano accontentati, e quale modo migliore per farlo se non rivedere il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia di Meloni e company in campagna elettorale? Perché è inutile aggiungere che molti italiani hanno votato Fratelli d’Italia proprio grazie alla narrazione improntata sulla cancellazione di una misura considerata solo uno spreco per le finanze dello Stato. Una misura costata 20 miliardi in tre anni, di certo non più dei 150 miliardi di evasione fiscale l’anno.

Una scelta molto discutibile, viste le condizioni di migliaia di italiani. Ecco perché Meloni ha usato ambiguità: niente taglio improvviso della misura pentastellata, ma una revisione graduale, perché Meloni e soci sono consapevoli della necessità di non apparire come i cattivi che danno addosso ai poveri, peraltro già in difficoltà a causa della crisi economica.

E allora, aldilà di misure migliori a sostegno della fasce più deboli della popolazione, come un aumento irrisorio delle pensioni minime, si annuncia una riforma complessiva del reddito di cittadinanza a partire dal 2024. Un riforma, però, di cui nessuno ha capito nulla e su cui non ci sono dettagli di alcun tipo. Tutto resta nell’incertezza, ma è quanto basta per accontentare la platea degli elettori che ti hanno votata. Siamo alle solite: se non puoi fare la rivoluzione, non ti resta che gettare un po’ di fumo negli occhi ai tuoi elettori. E poi si vedrà.

 



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