lunedì 24 giugno - Oggiscienza

Ghiacciai dell’Himalaya, quasi mezzo metro di ghiaccio perso ogni anno

L'aumento delle temperature è il principale responsabile, insieme al calo delle precipitazioni e all'alterazione dell'effetto albedo del ghiaccio.

Anna Romano

Proprio mentre si diffonde la notizia dello scioglimento record dei ghiacci in Groenlandia, corredata dall’immagine dei cani da slitta che corrono su una neve così sciolta da far apparire il terreno come un ampio lago, un nuovo studio porta pessime notizie anche per i ghiacciai dell’Himalaya. Sul sistema montuoso asiatico, infatti, lo scioglimento dei ghiacci è aumentato in modo drammatico a partire dall’inizio degli anni Duemila, portando alla perdita di mezzo metro di ghiaccio ogni anno, quasi il doppio rispetto al periodo 1975-2000.

Secondo gli autori dello studio, pubblicato questa settimana sulla rivista Science Advances, la causa è da ricondursi principalmente all’aumento delle temperature, sebbene anche altri fattori possano avere un ruolo. Sono risultati che, oltre a rappresentare un ulteriore allarme sui rischi dei cambiamenti climatici, avvertono dei possibili effetti sulla disponibilità della risorsa idrica, che dipende fortemente dai ghiacciai, per le popolazioni dell’area.

40 anni di immagini satellitari

Basandosi sulle immagini satellitari raccolte nel corso degli anni, alcune delle quali ottenute dai satelliti spia statunitensi usati durante la Guerra fredda, i ricercatori hanno analizzato 650 ghiacciai – oltre la metà del volume totale di ghiaccio dell’Himalaya – sparsi su una superficie di 2.000 chilometri quadrati. Gli scienziati, afferenti alle università di Columbia e Utah, hanno quindi creato un sistema automatizzato in grado di convertire le immagini in un modello tridimensionale dell’area in grado di mostrare il cambiamento di altezza dei ghiacciai nel corso del tempo. Queste immagini sono quindi state confrontate con quelle ottenute dai satelliti post-2000 che, essendo più sofisticati, permettono di rappresentare in modo più diretto i cambiamenti nell’altezza del ghiaccio.

I risultati dell’analisi mostrano che, a partire dal 2000, lo scioglimento dei ghiacciai è quasi raddoppiato: dai 25 centimetri persi annualmente, in media, nel periodo 1975-2000, è salito a quasi mezzo metro ogni anno. Rispetto al volume complessivo di ghiaccio presente nel 1975, nel 2000 ne era rimasto l’87%ie nel 2016 si era scesi al 72%. I dati mostrano anche che lo scioglimento non avviene in modo uniforme sulla superficie dei ghiacciai, ma si concentra alle altitudini inferiori, dove tocca picchi di cinque metri all’anno.

La causa è nell’aumento delle temperature

I ricercatori hanno anche analizzato i dati provenienti dalle stazioni meteorologiche delle montagne asiatiche, che hanno registrato un aumento della temperatura di circa 1 grado Celsius tra il 2000 e il 2016. Calcolando la perdita di ghiaccio attesa sulla base di quest’aumento della temperatura e confrontandola con quella effettivamente registrata, gli autori dello studio hanno visto che le due misure coincidevano. Ciò suggerisce che sia proprio l’aumento della temperatura il principale responsabile dell’aumentato scioglimento dei ghiacci, sebbene possano entrare il gioco anche altri fattori.

Tra questi vi sono la riduzione delle precipitazioni e l’alterazione dell’effetto albedo, che indica la capacità di riflessione della luce solare del ghiaccio. L’utilizzo di combustibili fossili ai confini dell’area himalayana determina la produzione di particolato che si disperde nell’aria; atterrando sul ghiaccio, dicono i ricercatori, ne limita la capacità riflettente, cosicché viene assorbita maggior radiazione solare e il calore affretta lo scioglimento.

Tuttavia, la topografia complessa del territorio e la vastità dell’area presa in considerazione fanno sì che questi fattori abbiano un effetto altamente variabile da una zona all’altra. Secondo i ricercatori, quindi, la causa principale dello scioglimento del ghiaccio è proprio l’aumento delle temperature.

Dalle Alpi all’Himalaya

I dati sui ghiacci e le registrazioni meteorologiche a elevate altitudini sono molto più dettagliate per le Alpi. Finora, lo studio dei ghiacciai himalayani si è concentrato su aree più limitate: il nuovo lavoro è il primo a coprire l’intera regione. «Questa è la rappresentazione più chiara di quando velocemente si stiano sciogliendo i ghiacciai sull’Himalaya, e perché ciò avviene», commenta in un comunicato Joshua Maurer, primo autore dello studio e dottorando al Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University.

La perdita di ghiaccio osservata sull’Himalaya è inferiore a quella registrata sulle Alpi europee, sulle quali l’aumento di temperatura è stato registrato a partire dalla metà degli anni Ottanta. Tuttavia, la progressione è simile, con un’accelerazione della perdita di ghiaccio che coincide con un trend di aumento delle temperature iniziato nella seconda metà del XX secolo, e seguito da temperature nettamente più alte nel corso del XXI.

La presenza di ghiaccio influenza profondamente la disponibilità idrica delle comunità che abitano le aree a valle. Si stima che l’Himalaya contenga circa 600 miliardi di tonnellate di ghiaccio, dalle quali dipende l’approvvigionamento idrico delle popolazioni a valle. L’accelerato scioglimento, per ora, aumenta la disponibilità della risorsa: un altro studio, pubblicato a fine maggio, mostra che la quantità d’acqua proveniente dai ghiacciai è aumentata in modo insostenibile, portando i laghi a crescere rapidamente oltre le dighe naturali e mettendo a rischio d’inondazione le comunità della zona. Nel corso degli anni, tuttavia, la disponibilità d’acqua diventerà più scarsa al diminuire della massa dei ghiacciai.

Fotografia: Joshua Maurer



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