martedì 13 agosto - Kosmopolis - Making of

Gerusalemme: Israele mira alla Spianata, ultimo baluardo palestinese

Dalla finestra sull’ingresso di Bab al Sisila alla Spianata delle Moschee entrano rumori assordanti. Si tratta di una delle undici porte che consentono l’ingresso alla Spianata, una sola di queste consente di entrare ai non musulmani. 

di Alessandro Di Rienzo

Di questo luogo come di altri siti sacri della città vecchia di Gerusalemme conoscevo regole che credevo consolidate: la Spianata ai musulmani e il Muro del Pianto agli ebrei, con possibilità dei turisti e di donne e uomini di altre confessioni di visitare entrambi i luoghi in orari e con modalità stabiliti dalle autorità e dagli enti deputati ad amministrarli. 

Ma dai rumori che entrano dalla finestra capisco che la regola non è poi così consolidata, un check point della polizia militare israeliana limita l’ingresso ai non musulmani e ferma continuamente gruppi di ultrareligiosi nazionalisti e di ortodossi che sostano a pregare, o a cantare, contemplando quello che doveva essere il Tempio distrutto prima da Nabucodonosor nel 586 a.C. e poi dalle truppe di Tito nel 70. d.C. Di tanto in tanto alla polizia tocca fronteggiare il gruppi di ultranazionalisti impegnati in atteggiamenti provocatori per liberare l’ingresso della porta; capita anche che gruppi di turisti la visitino seguendo una guida che illustra su un cartello gli ingressi a quello che doveva essere fino a duemila anni fa il Tempio.

Avverto che la pressione sulla Spianata da parte di Israele è ormai divenuta fortissima, che la passeggiata di Sharon del 28 settembre del 2000, la quale scatenò la seconda intifada, rappresenta solo l’inizio di un tabù che lo si voleva rotto, che la regola che consideravo consolidata, regola questa legittimata da uno status quo sancito dalla Giordania con Israele, è di fatto mutevole, dinamico, in continua trasformazione in favore degli israeliani e delle forze occupanti, come ogni trasformazione che qui avviene dal 1948 a oggi. Fino a ieri l’ingresso alla Spianata era consentito ai non musulmani, quindi anche agli ebrei, in un orario concordato tranne nei giorni delle ricorrenze riconosciute dal calendario islamico. Altre fedi confessionali è vietato pregare sulla Spianata. 

11 agosto 2019

Arriva poi il giorno degli scontri. Quest’anno la Festa del Sacrificio dei musulmani coincide con il giorno del digiuno ebraico per la ricorrenza della distruzione del Tempio. Le tensioni si concentrano sulla Spianata, terzo luogo sacro per importanza dell’Islam, che ospita la moschea di al-Aqsa. Di mattina presto migliaia e migliaia di musulmani accorrono sulla Spianata per la preghiera che da inizio alla festività, sulla porta sotto la finestra donne, uomini e bambini entrano ordinati tra i canti degli ebrei che presidiano la porta. Tutto fila liscio fino alla fine della preghiera, poi gli scontri. A detta dei palestinesi immotivati per sgomberare la Spianata, a detta degli israeliani motivati da un canto presuntamente nazionalista salmodiato dai palestinesi: “per la nostra anima, per il nostro sangue, ci sacrifichiamo a te al-Aqsa”. Liberata la Spianata dai musulmani entrano 1729 ultranazionalisti religiosi israeliani, quella che allora fu la passeggiata di Sharon 19 anni dopo viene moltiplicata per 1729. 

Haaretz, la stampa israeliana progressista racconta l’accaduto: come la vittoria degli opposti estremismi. Potrebbe essere vero se la premessa a questa interpretazione godesse di un principio egalitario, così purtroppo non è. A spiegare bene le cose è un attentissimo osservatore delle trasformazioni di Gerusalemme, si chiama Daniel Seidemann e dal suo account twitter in sei cinguettii spiega: 

Per coloro che sono interessati, e in particolare per quelli che si stanno dimostrando eloquenti sulla libertà di culto sul Monte del Tempio, è necessario un confronto. Diamo un'occhiata al Muro del Pianto: I musulmani possono entrare/attraversare la piazza del Muro del Pianto? Sì, a meno che tu non sia un palestinese. I musulmani provenienti dalla Turchia e dall'Indonesia possono entrare sul piazzale antistante, soggetto al consueto controllo di sicurezza. I palestinesi non possono entrare - anche se controllati dalla sicurezza. Ci sono eccezioni al divieto generale sui palestinesi per l’ingresso all’area del Muro del Pianto? Sì. I palestinesi possono entrare e attraversare il la piazza del Muro del Pianto se ottengono il "permesso pedonale". Chi rilascia il permesso? Il comandante della polizia della Muro Occidenale Heritage Foundation. Ai palestinesi sono concessi "permessi pedonali"? Sì, in piccola parte, per lo più gli anziani o gli infermi hanno potuto entrare nel Monte del Tempio attraverso la Porta dei Mughrabi . Praticamente tutti gli altri palestinesi sono respinti all'ingresso e non hanno diritto a permessi.

È una questione di sicurezza? No. Nessuna quantità di controlli di sicurezza o controlli è sufficiente per consentire a un palestinese di attraversare la piazza antistante al Muro del Pianto. Non mi credi? Ecco una copia del modulo di domanda per un "permesso pedonale". : Libertà religiosa chiunque? 

In sei cinguettii Daniel Seidemann racconta la disparità, anche in tema confessionale, di diritto di cittadinanza tra israeliani e palestinesi a Gerusalemme. Una apartheid che oggi si traduce anche in agibilità confessionale, agli ebrei israeliani è concesso camminare sulla Spianata delle Moschee agli arabi palestinesi non è concesso avvicinarsi al Muro del Pianto. Solo ai gatti, indisturbati e inosservati alle molteplici frontiere, è concesso di elemosinare attenzioni sia al Muro del Pianto che alla Spianata delle Moschee. 

Considerazioni a margine:

- Martedì 17 settembre 2019 Israele va al voto per il rinnovo della Knesset e del governo. É facilmente deducibile che l’accaduto dell’11 agosto sulla Spianata delle Moschee risenta anche del clima elettorale e del costante ammiccamento di Benjamin Netanyahu ai coloni e ultrareligiosi.

- Tra i 1729 ebrei entrati nella Spianata della Moschee vi era anche l’ex parlamentare del Likud Yehuda Glick che da anni lavora alla ricostruzione del Tempio ebraico sulla Spianata delle Moschee. Alla domanda della giornalista francese Marine Vlahovic “se l’intrusione sulla Spianata non fosse una violazione dello status quo” Glick ha risposto che “non gli risulta che lo status quo sia una religione”.

- Ho il sospetto che la nenia cantata dagli ultrareligiosi israeliani non sia meno nazionalista del canto palestinese, una comparazione tra i canti e la rispettiva agibilità di essere cantati sarebbe un tema di approfondimento a mio avviso interessante.

- Lo svuotamento progressivo dalla città vecchia di Gersulamme degli arabi palestinesi è riscontrabile anche al distratto turista, come lo sono io, che frequenta questo luogo negli anni sporadicamente. Anche questo è un tema che andrebbe approfondito, restano impresse sul mio timpano le parole di un giovane fotografo palestinese: “per quanto riguarda Gerusalemme negli anni i giordani si sono interessati ad amministrare i suoli, gli israeliani invece ad amministrare le persone. Sul lungo periodo hanno vinto gli israeliani”.

- Per come l’ho conosciuto l’ebraismo, l’appartenenza a questa comunità confessionale, è fortemente caratterizzato dalla diaspora e dalla negazione del Tempio. Come se l’ebraismo risiedesse nella costante elaborazione della distruzione del Tempio. Avverto quasi una mutazione genetica, una trasformazione radicale di tale religione già nella sola praticabilità della Spianata, nel suolo cioè dove un tempo sorgeva il Tempio. Di questo argomento ho solo una conoscenza superficiale che non mi consente di avere una idea chiara e di poter dire alcunché, avverto solo una immanente trasformazione della natura e dell’essere ebreo. 

 



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